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13/05/2007

Papillomavirus: dalla diagnosi alla vaccinazione


Intervista alla Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

A cura di: Angela Pederiva
Sintesi dell'intervista e punti chiave

Papillomavirus: dalla diagnosi alla vaccinazione

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Papillomavirus: dalla diagnosi alla vaccinazione
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Sintesi dell'intervista e punti chiave

Papillomavirus (HPV) uguale tumore? E’ quello che pensano disperatamente molte donne, quando il Pap-test rivela in loro la presenza di un’infezione. Ma è sempre vero? La positività al Pap-test rappresenta sempre e comunque un segnale d’allarme grave? Non necessariamente. Di per sé, la presenza del virus nell’organismo non dice nulla sulla natura dell’infezione, ma solo che è opportuno procedere con ulteriori approfondimenti. Il Papillomavirus (HPV) è infatti una grande famiglia di virus a trasmissione sessuale che – a seconda dei ceppi – possono causare lesioni benigne (come i condilomi genitali, o verruche veneree) o maligne (in particolare, il carcinoma del collo dell’utero). Si parla a questo proposito di ceppi a basso o ad alto rischio oncogeno.
In questa intervista esaminiamo:
- le caratteristiche della “coilocitosi”, un’alterazione cellulare (a forma di minuscola falce) visibile al microscopio ottico, e quindi nel pap-test. E’ causata dal Papillomavirus. Indica un’infezione, da virus HPV appunto, normalmente a basso rischio oncogeno, che può però provocare i condilomi genitali;
- i tre gradi di gravità della neoplasia intraepiteliale (CIN, Cervical Intraepitelial Neoplasia): lesioni superficiali e di modesta entità, da approfondire eventualmente con la colposcopia e/o la biopsia mirata (grado 1); lesioni più diffuse dell’epitelio, ossia dello strato di cellule che riveste ogni mucosa del corpo (grado 2); alterazioni profonde dell’epitelio (grado 3), o carcinoma in situ (K in situ). Solo a questo stadio siamo già di fronte a un tumore, che però non ha ancora superato la membrana basale, ossia la “barriera” che separa l’epitelio dai tessuti sottostanti: non è quindi invasivo, ed è ancora ben curabile. Il concetto chiave, quindi, è che trovare il virus indica la necessità di ulteriori approfondimenti clinici e strumentali. Quello che conta, dal punto di vista della gravità, è invece la profondità dell’alterazione cellulare.
Nella seconda parte dell’intervista presentiamo il vaccino contro l’HPV, recentemente lanciato sul mercato: una vera e propria rivoluzione, perché per la prima volta abbiamo a disposizione un vaccino per prevenire un tumore. In particolare illustriamo:
- i ceppi di Papillomavirus contro i quali è efficace;
- l’età a cui è consigliata la somministrazione;
- la differenza tra “vaccino preventivo”, come quello in commercio, e “vaccino terapeutico”, ancora allo studio;
- l’importanza che l’uso del profilattico mantiene nella prevenzione di infezioni provocate da ceppi di HPV non coperti dal vaccino e di altre malattie a trasmissione sessuale (spesso caratterizzate da tempi di incubazione e modalità di infezione diversi).

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Parole chiave:
Malattie sessualmente trasmesse - Papillomavirus - Vaccino anti HPV

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© 2007 - Prof. Alessandra Graziottin

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.