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24/06/2007

Menopausa e secchezza oculare: cause e terapie


Intervista alla Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

A cura di: Angela Pederiva
Sintesi dell'intervista e punti chiave

Menopausa e secchezza oculare: cause e terapie

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Menopausa e secchezza oculare: cause e terapie
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Sintesi dell'intervista e punti chiave

Molte donne in menopausa lamentano di avere gli occhi secchi e arrossati. C’è un collegamento fra queste due condizioni? Sì, perché gli estrogeni sono una linfa che nutre tutto il corpo femminile e la loro riduzione, provocata dalla menopausa, determina una sofferenza più o meno marcata in tutti gli apparati dell’organismo. La secchezza agli occhi, in particolare, è provocata dal fatto che la carenza estrogenica determina una riduzione del liquido secreto dalle ghiandole lacrimali: un velo sottilissimo e continuo che, in condizioni normali, idrata la superficie dell’occhio e lo protegge dagli agenti esterni che possono ledere le delicate mucose della congiuntiva e della cornea (polvere, vento, aria secca). In menopausa tale secrezione si riduce sino a dare la sensazione di secchezza, il cui correlato clinico visibile è l’arrossamento. I sintomi, normalmente, si manifestano poco per volta, all’inizio in modo quasi impercettibile, finché – in assenza di opportune terapie – diventano molto evidenti. Oltre alle lacrimali, la menopausa colpisce anche tutte le altre ghiandole “esocrine”, ossia che riversano il loro contenuto all’esterno del corpo.
In questa intervista illustriamo:
- la funzione delle diverse ghiandole esocrine: oltre a quelle lacrimali, sono molto importanti le salivari, il pancreas e le intestinali, tutte coinvolte nella digestione; le salivari, inoltre, sono fondamentali per la fonazione; le ghiandole di Bartolini lubrificano invece l’entrata vaginale;
- i principali disturbi oculari da carenza estrogenica: oltre ad essere secco e arrossato, l’occhio è più vulnerabile alle congiuntiviti (di origine batterica o fisica, come nel caso della polvere), all’irritazione della cornea (con fastidiosa sensazione di sabbia negli occhi), all’aria fredda e al vento;
- l’incidenza dei disturbi oculari in menopausa: il 30-35 per cento delle donne lamenta secchezza e arrossamento. Entrambi i sintomi tendono a peggiorare nel tempo, fino a interessare il 70-80 per cento delle donne in post-menopausa avanzata, con gravità diversa in funzione di due fattori: l’eventuale produzione residua di estrogeni da parte dell’ovaio e la vulnerabilità genetica dell’occhio a questo tipo di disturbi;
- la possibilità che la blefaroplastica possa peggiorare una situazione latente di secchezza oculare: se infatti la rimozione del tessuto palpebrale è eccessiva (“iperzelante”), può lasciare scoperta parte della congiuntiva, favorendone la disidratazione;
- le terapie: l’oculista, con il “test di Schirmer”, può verificare l’effettiva riduzione della secrezione lacrimale e, a livello sintomatico, consiglia normalmente le lacrime artificiali. Ma ciò che va veramente alla radice del problema è la terapia ormonale sostitutiva, che protegge non solo le ghiandole lacrimali ma anche le altre ghiandole esocrine, rallentando l’impatto dell’età sulla loro funzione. Per garantire una protezione ottimale, tuttavia, la terapia va iniziata subito dopo la menopausa.

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Parole chiave:
Menopausa / Sintomi menopausali - Secchezza oculare / Occhi secchi

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© 2007 - Prof. Alessandra Graziottin

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.