Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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06/03/2017

Fibromi uterini: carta di identità


Graziottin A. Truncellito M.T.
Fibromi uterini: carta di identità
Abstract, Parte 1, Conferenza stampa su "I fibromi uterini sotto la lente", Milano, 21 febbraio 2017

Che cosa sono i fibromi?

I fibromi (o miomi, o leiomiomi) uterini sono i tumori benigni più frequenti nella donna. Sono dovuti alla proliferazione delle fibre muscolari lisce dell’utero (miometrio) e la loro incidenza varia tra il 20 e l’80 per cento, a seconda dell’età. Si manifestano soprattutto durante la vita fertile, e numero e volume aumentano con l’età, raggiungendo il massimo tra i 40 e i 50 anni. Tendono a regredire dopo la menopausa.
I fibromi possono essere singoli o multipli. Dimensioni, forma e localizzazione variano ampiamente: possono formarsi sulla superficie interna della parete uterina (sottomucosi), sulla superficie esterna (sottosierosi), nello spessore della parete stessa (intramurali) o esternamente alla struttura uterina, “agganciati” a essa con un lembo di tessuto (peduncolati).
La fibromatosi uterina spesso non dà sintomi, ma quando diventa sintomatica può ripercuotersi sulla salute generale e sessuale. L’anemia sideropenica (cioè da carenza di ferro dovuta alle mestruazioni abbondanti) è uno dei sintomi più trascurati.

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Quali sono i fattori di rischio nello sviluppo dei fibromi? Qual è il ruolo degli ormoni?

Sono stati identificati diversi fattori di rischio, come l’etnia (l’incidenza è più alta fra le donne di pelle nera), l’obesità, il non avere avuto gravidanze e una probabile base genetica: tendono cioè a manifestarsi più frequentemente nelle donne di una stessa famiglia, e a un’età più precoce da una generazione all’altra.
Sicuramente però gli ormoni sessuali giocano un ruolo cruciale. E’ stato dimostrato che sia gli estrogeni sia il progesterone ne inducono e ne regolano la formazione e la crescita; infatti le cellule dei fibromi hanno una più alta concentrazione di recettori per gli estrogeni e per il progesterone rispetto alle cellule normali del miometrio. E la conferma viene anche dal fatto che, dopo la menopausa, la loro dimensione tende a ridursi, se la donna non assume la terapia ormonale sostitutiva.

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Quante possibilità ci sono che un fibroma si trasformi in un tumore maligno?

Non c’è alcuna evidenza che i fibromi rappresentino un aumentato rischio di tumori maligni. Il leiomiosarcoma (sarcoma dell’utero) è raro, e potrebbe avere un’origine indipendente: è in discussione, cioè, se si tratti di un’evoluzione in senso aggressivo di un fibroma o piuttosto dello sviluppo ex novo di cellule maligne comparse indipendentemente.

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Quali sono i principali sintomi del fibroma?

In alcune donne, i fibromi non danno sintomi. Ma in molti casi, in base a numero, dimensione e posizione, possono provocare una grande varietà di sintomi. I principali sono quattro:
- cicli abbondanti fino all’emorragia, con possibile peggioramento del dolore mestruale (dismenorrea);
- compressione sugli organi vicini (vescica, retto);
- sintomi sessuali (dolore alla penetrazione profonda);
- infertilità.
Per i sanguinamenti uterini anomali, la localizzazione del fibroma è più importante della dimensione: anche piccoli miomi sottomucosi possono provocare flussi abbondanti e prolungati, con conseguente e progressiva perdita di ferro che risulta 5-6 volte più alta del normale.
Altri sintomi sono:
- dolore pelvico cronico o acuto;
- dolore lombare;
- disturbi urinari;
- disturbi intestinali;
- aumento della circonferenza addominale;
- difficoltà al concepimento;
- aborti spontanei.
La torsione dei fibromi peduncolati e, in generale, la rapida crescita e la rottura possono causare dolore pelvico acuto, nausea e vomito.
Per la diffusione e varietà di sintomi, oltre ad avere un elevato impatto economico e sociale, i fibromi uterini sono una delle principali cause di ricovero ospedaliero in Italia.

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Visto che la posizione è così importante nel causare disturbi, quali sono i sintomi caratteristici del fibroma sottomucoso?

Ci sono due tipi di sottomucoso: il fibroma che cresce proprio sotto la mucosa e, anche se è più piccolo di un centimetro, può dare emorragie importanti, e il peduncolato, che invece può causare forti dolori mestruali. Il flusso abbondante infatti induce l’utero ad aumentare le contrazioni della muscolatura liscia, e il fibroma peduncolato determina una spina irritativa che causa coliche uterine (dolore addominale acuto, nausea, febbre, malessere generale). Se va incontro a torsione spontanea, c’è immediato blocco dell’afflusso di sangue e una necrosi, ossia la degenerazione del fibroma: un evento che richiede immediato intervento chirurgico per rimuoverlo.
In generale, il ciclo abbondante o emorragico ha come conseguenza principale l’anemia sideropenica, che a sua volta causa una serie di sintomi:
- astenia grave;
- rischio di depressione raddoppiato;
- perdita di desiderio sessuale;
- difficoltà di concentrazione e attenzione;
- soglia del dolore più bassa;
- infertilità.

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L'anemia da carenza di ferro è una condizione davvero invalidante per la donna?

Assolutamente sì: è molto prevalente in Italia (e nel mondo) e quasi del tutto trascurata. Il 15-30 per cento delle donne in età fertile ne soffre. E le emorragie da fibromatosi uterina ne sono una causa importante.
Il ferro è un oligoelemento che funge da importante cofattore di varie proteine necessarie per il metabolismo dell’ossigeno e dell’energia. Ma si trova anche nel sistema nervoso centrale, dove è fondamentale in processi enzimatici chiave per la sintesi di neurotrasmettitori come la dopamina, essenziale per i processi appetitivi (desiderio sessuale e non, estroversione, competitività, spirito vincente), e la serotonina, essenziale nella regolazione del tono dell’umore, ma anche nella vulnerabilità al dolore.
In altre parole, la spossatezza che la donna anemica prova non è tanto legata al fatto di avere meno globuli rossi e quindi meno ossigeno trasportato ai tessuti, ma molti dei sintomi associati ai cicli abbondanti – in particolare quelli psicologici – si devono al ruolo giocato dal ferro nella sintesi della dopamina nel cervello.
Da non trascurare anche l’impatto pesante sulla fertilità: il 40% delle donne inizia la gravidanza con basse scorte di ferro. E, dato che il suo fabbisogno aumenta di tre volte durante la gestazione, ciò porta velocemente all’anemia, condizione che raddoppia il rischio di parto prematuro e triplica per il bambino quello di basso peso alla nascita.

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Quali problemi danno i fibromi intramurali?

I fibromi intramurali possono dare sintomi emorragici, quando affiorano alla sottomucosa. E, se crescono molto di volume, possono creare problemi di infertilità, per la gravidanza e al parto. Se i fibromi crescono nell’angolo di inserzione fra tuba e utero possono impedire il concepimento; l’infiammazione può, a sua volta, interferire con l’annidamento, mentre se il fibroma cresce sotto la mucosa può ostacolare la formazione della placenta. Inoltre, sempre se il fibroma è di grosse dimensioni, possono esserci malposizionamenti del feto, parto prematuro ed emorragie post parto.

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Quali sono i sintomi dei fibromi sottosierosi?

I fibromi sottosierosi possono restare a lungo “silenti” e raggiungere anche grandi dimensioni (6-7 cm) senza che la donna se ne accorga, se non fa regolari visite ginecologiche almeno una volta l’anno. Almeno fino a quando non danno sintomi di compressione: in particolare, se crescono sulla parte anteriore dell’utero premono sulla vescica e la donna ha senso di peso sul bacino, minzioni più frequenti, risvegli notturni per andare più volte in bagno (nicturia). Un segnale che, in giovane età, deve allertare immediatamente sulla possibilità di avere uno o più fibromi.
Se invece la crescita è nella parte posteriore dell’utero, ci possono essere i sintomi tipici della stitichezza o dolore alla penetrazione profonda durante i rapporti sessuali.
Se, ancora, il fibroma cresce a livello del collo dell’utero, soprattutto verso l’esterno, può dare sintomi di compressione anche all’uretere.

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Quando il flusso mestruale può essere definito abbondante/anormale?

Quando la perdita mestruale supera gli 80 ml di sangue per ciclo. Un normale assorbente interno completamente imbevuto contiene 5 ml di sangue. La perdita è davvero eccessiva se:
- si deve cambiare il tampone ogni due ore o meno;
- si consumano più di 20 tamponi per ciclo;
- il flusso dura più di 7 giorni;
- ci sono coaguli.
Gli effetti anemizzanti del ciclo abbondante si potenziano se:
- l’alimentazione è povera di ferro o se quest’ultimo viene assorbito poco per coesistenti intolleranze alimentari al glutine o al lattosio;
- se ci sono altre perdite, per esempio gengivali o emorroidarie;
- se è presente una sindrome del colon irritabile, con diarrea.
Per diagnosticare la carenza di ferro basta un dosaggio nel sangue (con semplice prelievo) di ferritina (riserve di ferro), di transferrina (quanto ne viene trasportato dentro le cellule), di sideremia (ferro nel sangue) e l’emocromo (conteggio dei globuli rossi e livello di emoglobina).

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