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Tumore del collo dell'utero: strategie di screening – Parte 2

Tumore del collo dell'utero: strategie di screening – Parte 2

04/06/2015

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

A cura di: Andrea Lupoli
Prosegue questa settimana la nostra analisi delle nuove indicazioni provenienti dagli Stati Uniti per lo screening del tumore del collo dell’utero, che nella maggior parte dei casi è provocato dal Papillomavirus (HPV): l’articolo pubblicato dagli Annals of Internal Medicine, come abbiamo illustrato nella prima puntata, raccomanda di non eccedere nei controlli preventivi sulle donne asintomatiche e che non appartengano a particolari categorie a rischio.
Quale valore hanno queste linee guida? Costituiscono l’unico principio che deve guidare un medico nella pratica clinica quotidiana?
Nella seconda parte di questa intervista, la professoressa Graziottin illustra:
- il concetto di screening di una popolazione, e il suo principale obiettivo: ottimizzare il rapporto costi-benefici riferibile alla strategia di prevenzione applicata a una determinata patologia;
- le corrette conseguenze di questo tipo di approccio quando si parli, appunto, di una determinata popolazione considerata in generale;
- perché non è condivisibile l’affermazione secondo cui lo screening non va fatto sulle donne asintomatiche;
- come anche il concetto di “categoria a rischio” vada interpretato con flessibilità, alla luce della storia personale della paziente concreta che il medico trova di fronte a sé;
- come il potere cancerogeno del Papillomavirus venga ulteriormente rafforzato dall’abitudine al fumo;
- perché il cancro da HPV può colpire anche altri organi, come la vescica e l’ano.

Per gentile concessione di Radio Manà Manà

Parole chiave:
Cancro del collo dell'utero Cancro della vescica Fumo / Danni del fumo Papillomavirus Screening di popolazione Stili di vita

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