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11/11/2007

Giochi femminili nel bambino: che cosa significano?


Intervista alla Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

A cura di: Angela Pederiva
Sintesi dell'intervista e punti chiave

Giochi femminili nel bambino: che cosa significano?

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Giochi femminili nel bambino: che cosa significano?
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Sintesi dell'intervista e punti chiave

Può succedere che un bambino intorno ai 4-5 anni, invece che a pallone o con le pistole giocattolo, preferisca giocare con le bambole della sorellina. E l’ansia afferra subito i genitori, che si chiedono se questo atteggiamento non preluda a un disturbo dell’identità. La preoccupazione, di per sé, può essere fondata: ed è bene cercare di capire i motivi profondi espressi da questo atteggiamento. Un conto, però, è chiedersi il perché di una data situazione, un altro è farsi prendere dall’angoscia o mettere troppo precocemente un’etichetta di “diversità” addosso al figlio. Numerosi studi dimostrano infatti che solo il 10-15 per cento dei bambini che preferiscono i giochi dell’altro sesso (il discorso vale anche per le bambine) ha poi un orientamento omosessuale o problemi di identità.
In questa intervista illustriamo:
- perché occorre una grande cautela nell’etichettare un figlio come potenziale omosessuale o transessuale: i comportamenti dei bambini sono molto “plastici” e possono cambiare profondamente con la crescita; inoltre, c’è il rischio che il piccolo aderisca inconsciamente a questa identità, e la faccia propria, senza esplorare altre possibilità di essere ed esprimersi;
- i due processi attraverso i quali si sviluppa l’identità sessuale: l’“identificazione” con il genitore dello stesso sesso e la “complementazione” con quello di sesso opposto;
- il ruolo dei “neuroni specchio” nel processo di identificazione;
- come la presenza di molte donne (madre, nonne, insegnanti, animatrici), soprattutto se il padre è fisicamente e/o emotivamente assente, possa sbilanciare il processo di identificazione “spostandolo” sulla figura della madre, che è prevalente solo nei primissimi mesi di vita. Questa asimmetria può poi ripercuotersi sui comportamenti del bambino;
- l’inutilità e la pericolosità di un atteggiamento punitivo o, peggio ancora, derisorio, che tenti di togliere le bambole al piccolo o di separarlo dalle compagne di gioco;
- il ruolo fondamentale che può svolgere il padre, o un altro affidabile adulto di riferimento, nell’incoraggiare il bambino a sviluppare poco per volta uno sguardo sul mondo più connaturato al proprio sesso, attraverso il gioco, lo sport, il dialogo, e soprattutto l’approvazione affettuosa;
- il contributo positivo degli sport con valenze anche maschili: a parte il solito calcio, la scherma, l’equitazione (magari in un pony club) e le arti marziali sono ottime discipline perché aiutano il bambino a sperimentarsi con il proprio corpo e a coltivare il coraggio, scoprendo parti di sé che altrimenti potrebbero restare in ombra.

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Parole chiave:
Bambini - Identità sessuale / Disturbi dell'identità - Omosessualità

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© 2007 - Prof. Alessandra Graziottin

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.