Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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01/11/2009

Alcol in gravidanza: perché va assolutamente evitato


Intervista alla Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

A cura di: Roberta Lupi e Valeria Colangelo (Radio Radio)
Sintesi dell'intervista e punti chiave

Alcol in gravidanza: perché va assolutamente evitato

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Alcol in gravidanza: perché va assolutamente evitato
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Sintesi dell'intervista e punti chiave

Quanto alcol si può consumare in gravidanza? Zero. E’ questa, e non altre, la dose giornaliera che mette al riparo da brutte sorprese sul fronte del corretto sviluppo del bambino, e della sua salute futura. In questo delicato periodo, infatti, non esiste una soglia minima al di sotto della quale si possa stare del tutto tranquilli, perché il feto è estremamente sensibile ai danni tossici di quantità anche minime di alcol. Quindi è bene evitare vino, birra e superalcolici fin da quando si inizia a pensare seriamente alla possibilità di una gestazione, perché una madre ha il dovere di proteggere il proprio bambino anche prima del parto, assumendosi precise responsabilità nei confronti dei propri stili di vita.
Quali sono le conseguenze dell’alcol in gravidanza? Esiste una dose giornaliera massima che, in ogni caso, un adulto non dovrebbe mai superare? Perché il consumo di alcol sta aumentando, soprattutto fra i giovani? Come si può capire se si sta scivolando verso la dipendenza?
In questa intervista illustriamo:
- la regola generale per l’età adulta: mai superare la soglia di 20 grammi di alcol al giorno, indicativamente equivalenti a due bicchieri di vino, o mezzo litro di birra, o due bicchierini di liquore;
- come tuttavia, in gravidanza, questa quantità giornaliera sia già in grado di causare la sindrome fetale alcolica (FAS, Fetal Alcohol Syndrome) e i disturbi ad essa correlati, e vada quindi completamente eliminata;
- le conseguenze dell’alcol sullo sviluppo del bambino, soprattutto (ma non solo) nel primo trimestre di gestazione: malformazioni (in particolare del cranio); ritardato accrescimento intrauterino; rischio di prematurità e mortalità perinatale; ritardi cognitivi (capacità di lettura, abilità matematica, memoria a breve termine), psicomotori e socio-comportamentali; predisposizione a sviluppare a propria volta una dipendenza da alcol;
- come il consumo di alcol – banalizzato dalla nostra società e anzi incoraggiato dalla moda delle “happy hour” – sia estremamente pericoloso anche per il cervello e la salute degli adolescenti;
- i dati statistici secondo cui, in Italia, il 32% delle ragazzine al di sotto dei 15 anni è già dedito al consumo di alcolici;
- perché l’alcol espone la donna non solo a danni psicofisici, ma anche al rischio di abusi sessuali e alle loro drammatiche conseguenze in termini di concepimenti indesiderati e malattie sessualmente trasmesse;
- come ciò che conta sia sempre la quantità assoluta di alcol ingerita, indipendentemente dalla sua diluizione in altre bevande (succhi di frutta, acqua o ghiaccio, e così via);
- che cos’è il “CAGE Test” (C: cut down; A: annoied; G: guilty, E: eye opener) per capire se si stia superando la soglia della dipendenza.

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Parole chiave:
Alcol - Gravidanza

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© 2009 - Prof. Alessandra Graziottin

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.