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Obesità in gravidanza: nuove linee guida canadesi

30/09/2018

Obesità in gravidanza: nuove linee guida canadesi
"Science News" - Segnalazioni e commenti on line su articoli scientifici di particolare interesse
Commento a:
Davies GAL, Maxwell C, McLeod L.
No. 239 - Obesity in pregnancy
J Obstet Gynaecol Can. 2018 Aug; 40 (8): e630-e639. doi: 10.1016/j.jogc.2018.05.018

Fornire linee guida aggiornate per il counselling e la gestione della gestante obesa: è questo l’obiettivo del documento prodotto da Gregory A.L. Davies, Cynthia Maxwell e Lynne McLeod, rispettivamente delle Università di Kingston, Toronto e Halifax, Canada.
Alcuni mesi fa Dana Vitner e collaboratori, del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Università di Toronto, avevano confrontato quattro linee guida nazionali sulla gestione dell’obesità in gravidanza: American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) 2015; Royal Australian and New Zealand College of Obstetricians and Gynecologists (RANZCOG) 2013; Royal College of Obstetrics and Gynecology (RCOG) 2010; Society of Obstetrics and Gynecologists of Canada (SOGC) 2010 (vedi “Obesità in gravidanza: linee guida a confronto”). Ora la SOGC aggiorna le proprie raccomandazioni alla luce delle più recenti acquisizioni cliniche.
I temi presi in considerazione includono l’impatto dell’obesità materna sulle cure da fornire prima e durante il parto, le questioni attinenti l’anestesia ostetrica, la morbilità e la mortalità materne, la morbilità e la mortalità perinatali.
La ricerca della letteratura è stata effettuata su Statistics Canada, Medline e The Cochrane Library, limitatamente alle review sistematiche, ai trial controllati randomizzati, ai trial clinici controllati e agli studi osservazionali. Non sono invece state poste restrizioni di data e di lingua. La letteratura non pubblicata ufficialmente su riviste referate (“grey”) è stata reperita su siti web, collezioni pratiche di linee guida cliniche, registri di trial clinici e pubblicazioni di società nazionali e internazionali.
Le evidenze sono state valutate dai comitati di Maternal Fetal Medicine e di Clinical Practice Obstetric della SOGC, mentre le raccomandazioni sono state formulate in conformità delle linee guida sviluppate della Canadian Task Force on Preventive Health Care.
L’implementazione di queste linee guida dovrebbe:
- migliorare l’identificazione dei problemi di cui i medici devono essere consapevoli quando gestiscono la gravidanza di una donna obesa;
- potenziare la comunicazione fra tutti i professionisti del team ostetrico;
- incoraggiare le agenzie federali e provinciali a informare le donne canadesi dell’importanza di iniziare la gravidanza con un peso il più possibile normale.
Ecco infine le principali raccomandazioni formulate nel documento;
1. Le periodiche consultazioni mediche e le visite ginigecologiche antecedenti la gravidanza costituiscono un’ottima occasione per sollevare la questione della perdita di peso prima del concepimento. Le donne dovrebbero essere incoraggiate a iniziare la gestazione con un indice di massa corporea (BMI) inferiore almeno a 30 kg/m2, e idealmente a 25 kg/m2 (III-B).
2. L’indice di massa corporea dovrebbe essere calcolato sulla base del peso e dell’altezza antecedenti la gravidanza. Le donne con un BMI superiore 30 kg/m2 vanno considerate obese. Questo criterio può essere utile nell’informare le donne sui rischi della gravidanza correlati all’obesità (II-2B).
3. Le gestanti obese dovrebbero ricevere adeguate informazioni sulle dinamiche dell’aumento di peso, sull’alimentazione ideale e sui singoli alimenti (II-2B).
4. Le donne obese che cercano una gravidanza dovrebbero essere informate sui rischi di complicanze mediche come i disturbi cardiaci e polmonari, l’ipertensione gestazionale, il diabete gestazionale e l’apnea ostruttiva notturna. Queste donne vanno altresì informate del fatto che il movimento fisico regolare può contribuire a ridurre alcuni di questi rischi (II-2B).
5. Le gestanti obese dovrebbero essere informate del fatto che il loro feto corre un rischio maggiore di anomalie congenite, e che questo richiede un screening appropriato (II-2B).
6. Il personale ostetrico dovrebbe prendere in considerazione il BMI quando pianifica l’ecografia del secondo trimestre: effettuarla fra la 20a e la 22a settimana può essere l’opzione migliore (II-2B).
7. Le gestanti obese hanno una maggiore probabilità di essere sottoposte a parto cesareo, e dovrebbero essere informate del fatto che il tasso di successo del parto per via vaginale si riduce dopo un taglio cesareo (II-2B).
8. Si dovrebbe prendere in considerazione l’eventualità di un consulto anestesiologico prima del parto per valutare le diverse opzioni disponibili, e assicurarsi che sussista un piano di intervento nell’eventualità che venga prescelta un’anestesia locale (III-B).
9. Per ogni singola donna obesa si dovrebbero valutare il rischio di tromboembolismo venoso e la necessità di una tromboprofilassi (III-B).
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