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Malattia infiammatoria pelvica: il potenziale di cura dei farmaci fitoterapici

15/05/2026

Malattia infiammatoria pelvica: il potenziale di cura dei farmaci fitoterapici
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Commento a:
Zhong HZ, Yan PJ, Gao QF, Wu J, Ji XL, Wei SB.
Therapeutic potential of botanical drugs and their metabolites in the treatment of pelvic inflammatory disease
Front Pharmacol. 2025 Apr 10;16:1545917. doi: 10.3389/fphar.2025.1545917. PMID: 40276605; PMCID: PMC12018882

La malattia infiammatoria pelvica (PID) è una condizione infettivo-infiammatoria che colpisce il tratto genitale superiore femminile, coinvolgendo l’utero, le tube di Falloppio e le strutture pelviche circostanti. Se non trattata adeguatamente, può causare dolore pelvico cronico e gravi sequele riproduttive, tra cui l’infertilità tubarica e la gravidanza ectopica. L’eziologia è spesso polimicrobica, con il coinvolgimento di patogeni esogeni a trasmissione sessuale (come Chlamydia trachomatis e Neisseria gonorrhoeae) e microrganismi endogeni associati alla vaginosi batterica.
Nonostante l’attuale protocollo clinico preveda regimi antibiotici ad ampio spettro, l’uso prolungato di tali farmaci solleva preoccupazioni legate alla disbiosi intestinale, a reazioni avverse sistemiche e all’emergere di una crescente resistenza multifarmaco (AMR). In questo contesto, i farmaci fitoterapici e i loro metaboliti si propongono come promettenti terapie aggiuntive o alternative grazie alla loro diversità strutturale e alla capacità di agire su molteplici target molecolari.
In questo contesto la review di Han-Zhi Zhong e collaboratori, dell’Università di Medicina Tradizionale Cinese a Chengdu, si è concentrata sui metaboliti in grado di interferire con il ciclo vitale dei principali patogeni della PID:
  • Chlamydia trachomatis: l’andrografolide, estratto dall’Andrographis paniculata, inibisce la transizione del patogeno dalla fase di corpo reticolato (attivo) a quella di corpo elementare (infettivo). Parallelamente, la baicalina (da Scutellaria baicalensis) riduce significativamente l’infezione modulando l’espressione di proteine specifiche (CPAF e RFX5) e preservando la presentazione dell’antigene da parte del sistema immunitario dell’ospite;
  • Neisseria gonorrhoeae: estratti di Coscinium fenestratum, ricchi di berberina, hanno mostrato una robusta attività antigonococcica. Altri composti, come l’eugenolo e l’onochiolo (da Magnolia officinalis), agiscono non solo con azione battericida diretta, ma anche riducendo i mediatori pro-infiammatori e lo stress ossidativo nei macrofagi infetti.

Meccanismi d’azione contro la resistenza antimicrobica

Uno dei principali vantaggi dei fitoterapici risiede nella capacità di contrastare i meccanismi di difesa batterica attraverso diverse strategie:
  • inibizione delle pompe di efflusso: alcuni metaboliti, come il ginsenoside 20(s)-rh2 e composti estratti da Zanthoxylum nitidum, agiscono bloccando le pompe di efflusso batteriche che espellono gli antibiotici dalla cellula, ripristinando così l’efficacia di farmaci come la ciprofloxacina e l’ampicillina;
  • interferenza con il quorum sensing: il QS è il sistema di comunicazione chimica che i batteri usano per coordinare la formazione di biofilm e la secrezione dei fattori di virulenza. Composti come i cheto-irsutinolidi e gli acidi organici estratti da Campsis grandiflora possono bloccare questo sistema, riducendo la patogenicità batterica;
  • blocco del trasferimento di plasmidi: la resistenza antibiotica si diffonde spesso tramite il trasferimento orizzontale di plasmidi. La rottlerina (da Mallotus philippensis) ha dimostrato di poter inibire efficacemente il trasferimento coniugativo di plasmidi di resistenza fra ceppi batterici;
  • disrupzione dei biofilm: i biofilm proteggono i batteri dall’azione del sistema immunitario e degli antibiotici. I fitoterapici possono prevenire l’adesione iniziale dei microrganismi o favorire la dispersione dei biofilm già formati.

Sinergia con gli antibiotici convenzionali

L’integrazione di fitoterapici con la terapia antibiotica standard può produrre effetti sinergici significativi:
  • gli estratti di Indigofera suffruticosa combinati con l’eritromicina hanno mostrato un’azione potenziata contro ceppi di Staphylococcus aureus resistenti alla meticillina (MRSA);
  • in modo simile, l’estratto di Chimonanthus salicifolius agisce in sinergia con la streptomicina alterando la permeabilità della membrana cellulare batterica e interferendo con la sintesi proteica;
  • queste combinazioni permettono spesso di ridurre il dosaggio degli antibiotici, minimizzandone gli effetti collaterali e ritardando lo sviluppo di nuove resistenze.

Limiti attuali e prospettive future

Nonostante il potenziale terapeutico di queste sostanze, il passaggio alla pratica clinica presenta diverse sfide:
  • dati clinici limitati: la maggior parte delle prove attuali deriva da studi in vitro o su modelli animali. Mancano in particolare studi clinici standardizzati su larga scala che definiscano i dosaggi ottimali e i profili di sicurezza a lungo termine;
  • biodisponibilità: molti metaboliti vegetali sono presenti in basse concentrazioni negli estratti grezzi e possono avere una scarsa biodisponibilità;
  • innovazione tecnologica: l’impiego della nanotecnologia e di sistemi di consegna avanzati, come gli esosomi vegetali (nano-vescicole prodotte dalle piante che agiscono come messaggeri intercellulari, trasportando proteine, lipidi e materiale genetico), potrebbe rivoluzionare il settore. Questi vettori possono incapsulare i principi attivi migliorandone la stabilità, il trasporto attraverso le barriere biologiche e il rilascio mirato nel sito dell’infezione.

In conclusione, i fitoterapici rappresentano una risorsa chimica preziosa per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche contro la PID: essi offrono in particolare un approccio multifunzionale essenziale per affrontare la complessità delle infezioni pelviche e la sfida globale della resistenza antibiotica.

Parole chiave:
Antibiotici Fitoterapia Malattia infiammatoria pelvica

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