Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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16/11/2008

Pubertà precoce: dati epidemiologici e fattori di rischio


Intervista alla Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

A cura di: Angela Pederiva
Sintesi dell'intervista e punti chiave

Pubertà precoce: dati epidemiologici e fattori di rischio

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Pubertà precoce: dati epidemiologici e fattori di rischio
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Sintesi dell'intervista e punti chiave

L’età media della pubertà femminile si è molto abbassata negli ultimi cento anni: come già sottolineato in altre occasioni, all’inizio del Novecento il menarca si verificava a 16-17 anni, oggi tra i 12 e i 13 anni; la peluria, la crescita del seno e l’aumento in altezza appaiono fra i 10 anni e mezzo e gli 11 anni. Se questi cambiamenti si manifestano prima degli 8 anni, si parla di pubertà precoce. Ma alcuni recenti studi americani indicano che il 15,4 per cento delle bambine afroamericane e il 5 per cento delle bianche inizia lo sviluppo tra i 7 e gli 8 anni, al punto che alcuni ritengono precoce la pubertà che inizi prima dei 7 anni nelle bianche e prima dei 6 anni nelle afroamericane. Dati scientifici che non tranquillizzano i genitori, giustamente preoccupati per la sofferenza e le ripercussioni psicologiche e relazionali che uno sviluppo così prematuro può determinare nei rapporti con il proprio corpo e con le coetanee, per non parlare del rischio rappresentato da una precoce desiderabilità sessuale.
Che cosa regola lo sviluppo puberale, e per quale motivo i primi segni della crescita possono comparire in anticipo? E’ vero che una cattiva alimentazione e certi programmi televisivi possono accelerare ulteriormente i tempi? Quali stili di vita riducono il rischio?
In questa intervista illustriamo:
- come non siano ancora del tutto chiari i meccanismi che attivano l’“orologio puberale” contenuto nell’ipotalamo, la parte del cervello che coordina tutti i bioritmi, inclusi quelli della riproduzione;
- la differenza fra pubertà precoce “patologica” (dovuta a un singolo fattore precipitante, normalmente una malattia seria) e “parafisiologica” (dovuta a un insieme di fattori di ordine biologico e psicorelazionale);
- l’importanza della predisposizione genetica alla precocità, soprattutto lungo la linea materna;
- altri due importanti fattori di rischio: l’esposizione alla luce solare (che attraverso la ghiandola pineale eccita l’ipotalamo) e il sovrappeso (il grasso corporeo produce le leptine, che a loro volta possono affrettare lo sviluppo);
- la possibilità, non ancora dimostrata, che la precocità possa essere favorita anche da un eccesso di stimoli visivi a sfondo erotico, ormai molto frequenti in televisione, e dalla presenza nelle carni alimentari di “xeno-estrogeni” in grado di interagire con i recettori ormonali;
- l’importanza di ridurre al massimo la sedentarietà della bambina, tenendo sotto controllo il peso, curando un’alimentazione sana e il più possibile naturale, e incoraggiandola ai giochi di gruppo all’aperto e allo sport (ottimi anche per socializzare e sviluppare la cosiddetta “intelligenza emotiva”).

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Parole chiave:
Pubertà e pubertà precoce


© 2008 - Prof. Alessandra Graziottin

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.