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16/12/2007

Papà in sala parto: quando e perché


Intervista alla Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

A cura di: Angela Pederiva
Sintesi dell'intervista e punti chiave

Papà in sala parto: quando e perché

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Papà in sala parto: quando e perché
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Sintesi dell'intervista e punti chiave

Sala parto, sì o no? E’ il dilemma che affrontano molti uomini quando la loro compagna chiede compagnia e conforto nel momento culminante della gravidanza. La nascita di un figlio, specialmente se è il primo, è un evento fondamentale per la vita della coppia, che da quel momento diventa una “famiglia”. Va però detto con chiarezza che, se un uomo non si sente di partecipare, è bene non insistere. La vulnerabilità emotiva di una persona non ha nulla a che vedere con il suo coraggio, la sua affidabilità, la sua forza d’animo: si possono avere grandi qualità, e tuttavia “sentire” che assistere alla nascita di un figlio potrebbe essere un’esperienza traumatica. D’altra parte, i dati Istat indicano come il coinvolgimento dei papà sia tutt’altro che un fatto acquisito e come le percentuali di presenza siano molto diverse da regione a regione: si va dall’87,8% nel Nord-Ovest, e l’83,9% nel Nord-Est, al 68,9% in Centro Italia e al 31,1% al Sud. Diversi fattori culturali, emotivi ed affettivi possono influenzare la scelta.
In questa intervista illustriamo:
- quali aspetti del parto possono risultare più traumatici per il futuro papà: la vista del sangue, che in certi casi può portare alla perdita dei sensi; l’odore del disinfettante, che può risvegliare angosce profonde legate a precedenti esperienze di ospedalizzazione; il senso di impotenza che può cogliere un uomo abituato a “fare” di fronte alla concitazione di quei momenti e al fatto che la loro gestione sia inevitabilmente delegata al personale specializzato; l’impatto fisico e simbolico dell’episiotomia, il taglio che viene fatto per agevolare l’uscita del piccolo e che in alcuni uomini si può tradurre in un successivo blocco del desiderio;
- le emozioni che, in positivo, può vivere un uomo motivato e sereno: un grande senso di tenerezza per la propria compagna e di orgoglio per il piccolo che viene alla vita; la percezione che proprio da quel momento egli inizi davvero a “essere padre”; la sensazione, persino fisica, che si stia chiudendo un capitolo importante della propria vita, e se ne stia aprendo uno nuovo, impegnativo, intenso ed entusiasmante;
- l’aiuto sostanziale che l’uomo può offrire alla sua donna, se in sala parto le sa trasmettere amore e tenerezza, ma anche senso di protezione e di “controllo” della situazione;
- come mediare tra il desiderio di lei e quello di lui, condividendo per esempio il tempo del travaglio: una fase che non propone le sollecitazioni estreme della sala parto, ma nella quale si possono condividere emozioni, tenerezza, intimità, ricordi e progetti per il futuro;
- l’utilità di seguire insieme uno dei corsi di preparazione organizzati dagli ospedali: consentono di prepararsi mentalmente al grande passo, di conoscere il personale che si occuperà della donna, di prendere confidenza con l’ambiente, e di superare così molte ansie e insicurezze. Inoltre aiutano a conoscere altre coppie in attesa e a condividere così uno dei momenti più importanti della vita.

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Parole chiave:
Parto vaginale / Parto cesareo - Rapporto di coppia

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© 2007 - Prof. Alessandra Graziottin

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.