Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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29/03/2017

Tacco 12: si può portare in gravidanza?


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano


Cosa succede ai piedi durante la gravidanza? Forse la fascinosa avvocatessa Amal Alamuddin Clooney non lo sa: una modificazione dell’arco plantare, che si riduce in altezza, con un parallelo aumento della lunghezza del piede; e una riduzione della rigidità e della forza di sostegno dell’arco plantare stesso.
Questi cambiamenti sono dovuti a tre fattori principali:
- primo, l’aumento dell’ormone relaxina, che incrementa la lassità delle articolazioni pelviche per predisporle a una maggiore elasticità e distensibilità durante il parto vaginale, soprattutto in caso di bambini di peso elevato alla nascita. La relaxina viaggia nel sangue e raggiunge tutti i tessuti: ecco perché l’aumentata lassità interessa tutte le articolazioni, incluse quelle dei piedi;
- secondo, l’aumento del peso in gravidanza e quindi il carico biomeccanico sui piedi stessi;
- terzo, lo spostamento del baricentro, e del carico sui piedi, soprattutto verso il termine della gravidanza, ancor più se l’aumento di peso ha superato gli 11-13 chili ottimali.
Le modifiche dei piedi sono persistenti, anche dopo il parto, e sono maggiori con la prima gravidanza, soprattutto se gemellare. Di conseguenza, in gravidanza aumenta la probabilità di distorsioni della caviglia e del ginocchio, e di dolori lombari. Ecco perché è opportuno usare scarpe comode, con tacco largo, di altezza sui 4-5 cm.
E il tacco 12? Va usato con saggezza, per brevi periodi di tempo, su pavimenti lisci (certo non sui sanpietrini), nei primi mesi. Dopo il secondo trimestre, l’amore e il rispetto per la salute dei piedi, e l’attenzione a evitare cadute rischiose per il piccolo e per sé, dovrebbero orientare la scelta verso scarpe con meno glamour ma più sicure! A meno che Amal non abbia piedi super-solidi…

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Parole chiave:
Abbigliamento e salute - Gravidanza - Stili di vita

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.