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HIV, la temibile infezione di cui non si parla più

10/04/2018

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

“Ma l’HIV è scomparso? Perché non se ne parla più? Vediamo tanta ignoranza, soprattutto tra i più giovani. I nostri figli sanno che cos’è, perché sia io che mio marito ne abbiamo parlato con loro con molta chiarezza. Ma nessuno dei loro amici sa di che cosa stiamo parlando. Le sembra possibile questo silenzio colpevole? Da che cosa dipende secondo lei?”.
Marilena e Giovanni R. (Milano)
Gentili signori, è vero, di HIV e AIDS si parla poco, soprattutto con i più giovani. Forse per l’errata convinzione che adesso l’HIV sia un’infezione come un’altra e che la malattia sia del tutto curabile. In realtà i numeri ci dicono ben altro. Dal 1982 in Italia ci sono stati 68.000 casi di AIDS, di cui ben 43.000 deceduti: la vasta maggioranza! La malattia resta grave e pesantissima, con un alto prezzo in salute. I dati del nostro Istituto Superiore di Sanità (ISS) confermano il vostro sospetto: molti giovani non conoscono né i fattori di rischio, né la gravità della malattia, con conseguenze gravi (box). Spesso si contraggono più infezioni sessualmente trasmissibili. Un altro allarme rosso (di cui non si parla) è la sifilide, che in Italia negli ultimi anni è aumentata del 400%. E pensare che credevamo di averla debellata!

Quali sono i fattori di rischio che espongono maggiormente al rischio di infezioni sessuali gravi?

Un accurato studio inglese, condotto su oltre 15.000 persone, ha dimostrato che il sesso non voluto è riportato dal 9,8% delle donne e dall’1,4% degli uomini. Non voluto per violenza ma anche subìto perché la donna non è in grado di opporsi, sotto gli effetti di alcol o droghe. In particolare, i fattori di rischio più importanti sono:
- minore salute/depressione, malattie e disabilità: ossia condizioni di inferiorità e vulnerabilità fisica e/o psichica che rendono la donna più facilmente vittima di abusi sessuali e di infezioni, oltre che di gravidanze indesiderate;
- uso di droghe e “binge drinking”, ossia il bere compulsivo, nelle donne: alcol e droghe abbassano nettamente la capacità di autoprotezione, di imporre l’uso del profilattico, ma anche di “sentire le situazioni” e andarsene in tempo da contesti pericolosi;
- primo rapporto sessuale prima dei 16 anni: la precocità sessuale si accompagna spesso a minori informazioni sui rischi della promiscuità e a una sostanziale latitanza educativa da parte delle famiglie e della scuola;
- maggiore promiscuità sessuale e più esperienze omosessuali, soprattutto quando sono espressione di un’indifferenza al sesso del partner, in linea con quest’affermazione: «Non mi interessa se è maschio o femmina, mi interessa la persona»;
- altre malattie sessualmente trasmesse: rapporti non protetti e promiscuità aumentano in modo esponenziale il rischio di infezioni multiple. Con una caratteristica importante: patologie diverse (per esempio Clamidia, Gonorrea, Papillomavirus, Herpes virus, Sifilide, HIV) hanno un diverso tempo di incubazione e possono dare segno di sé anche mesi dopo il rapporto infettante. Ecco perché il monitoraggio deve essere protratto e attento alle coinfezioni e alle comorbilità;
- bassa funzione sessuale in ambo i sessi: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la promiscuità non si associa a una sessualità soddisfacente e felice. Anzi: spesso i giovani che poi riportano di aver subito rapporti non desiderati, o contratto infezioni sessualmente trasmissibili, hanno anche una funzione sessuale meno soddisfacente;
- aborto e gravidanze indesiderate prima dei 18 anni: altro segno grave di una sessualità vissuta in modo inconsapevole.

In conclusione

E’ indispensabile e urgente tornare a parlare di sessualità consapevole, in casa e a scuola, e dei molti rischi che la promiscuità casuale e precoce comporta. Dobbiamo educare fin da piccoli i nostri figli e i nostri allievi al valore dei sentimenti, del rispetto reciproco, del valore prezioso della salute, che va protetta anche dalle nostre impulsività giovanili. Educare a scegliere consapevolmente gradi progressivi di intimità, anche fisica, perché ci si sente pronti e non perché tutti lo fanno o perché si è ubriachi o sotto l’effetto di stupefacenti.
Tutti noi adulti abbiamo una grande responsabilità: non possiamo continuare un colpevole silenzio, né arrenderci a un’epidemia di brutalizzazione sessuale. Oggi più di ieri, dobbiamo riscoprire e valorizzare la bellezza di un’intimità scelta, affettuosa, sincera, esclusiva e luminosa.

HIV: i numeri dell'infezione in Italia

- Nel nostro Paese ci sono 4.000 nuovi sieropositivi l’anno, di cui ben l’85,5% ha contratto la malattia da rapporti sessuali.
- La prevalenza è di 4,3 casi per 100.000 italiani residenti, e di ben 15,4 per 100.000 nella fascia 25-29. Ossia quasi 4 volte di più proprio nella fascia giovane, che oggi sembra ignorare i rischi gravi della promiscuità non protetta almeno dal profilattico.
- Il 76,9% dei sieropositivi italiani sono maschi e il 23,1% femmine.
- La prevalenza dei sieropositivi sale al 18,9 per 100.000 stranieri residenti eterosessuali.
- La prostituzione aumenta il rischio.
- Negli ultimi anni è quasi raddoppiata la percentuale di donne giovani gravide e sieropositive, di cui il 9,0% ha meno di 25 anni, il 76.8% ha concepito per caso e oltre la metà (46,5%) ha scoperto di essere sieropositiva in gravidanza. Un dramma nel dramma, anche per il bimbo che verrà.

Aids / Hiv Alcol Dipendenze, droghe e doping Educazione sessuale e contraccettiva Malattie sessualmente trasmesse Profilattico Sifilide

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