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Covid: la perdita di energia vitale

Covid: la perdita di energia vitale
18/08/2020

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Per gentile concessione di D La Repubblica
«Vorrei riavere la mia vita. Mi sento un’ameba!»: mi dice la giovane paziente inglese. L’avevo curata anni fa, ora il controllo ginecologico va bene. Sul fronte della salute generale, invece, il problema è serio. Ha avuto a marzo il Covid-19. Vive a Londra, dove lavora in finanza. Alta, slanciata, deliziosa nei modi, un’educazione rara e una grinta da guerre stellari, ora è l’ombra di se stessa. L’infezione l’ha svuotata di ogni energia.
«Da quasi quattro mesi sono in malattia: non riesco ad uscirne. Ho già fatto tre tamponi: ora negativi. Restano però una stanchezza, una spossatezza, una debolezza prima sconosciute. Sono sempre stata attiva. Ora non riesco a fare un passo. Ho già perso quattro chili: mi sembra di avere i muscoli svuotati. Ero magra, ora sono pelle e ossa. Dopo venti minuti al computer ho il cervello in fumo. Altro che smart working. Il mio è smart nothing. Difficoltà di concentrazione, mal di testa: come se avessi il cervello nella nebbia».
Quali sono stati i primi sintomi dell’infezione?
«L’ho contratta in ufficio, da una collega. Poca febbre, solo 37.8, poca tosse. Il problema che mi ha più preoccupato, fin dall’inizio, è stata la debolezza muscolare e mentale. Stavo sempre a letto, con gli occhi chiusi, come se facessi fatica anche a sollevare le palpebre. Ma anche a pensare. Quasi subito ho perso l’olfatto, che ho in parte recuperato, dopo due mesi. Anche il gusto si era alterato: è rimasta la sensazione di amaro. Il peggio però, per me, sono la debolezza fisica e mentale. Avevo in vista un’importante promozione: se vado avanti così, sarà un problema tenere il lavoro! In finanza se non rendi sei fuori. Ma qui avete avuto pazienti con i miei stessi problemi?».
«Sì, ascoltando i pazienti ci si è accorti che la polmonite atipica delle infezioni più gravi era solo la punta dell’iceberg. Oggi sappiamo che il virus può colpire distretti lontani dai polmoni. Il cervello. La pelle. O l’apparato gastrointestinale, ricco di recettori ACE2, uguali a quelli degli alveoli polmonari, a cui il virus si attacca per entrare nelle cellule, infettarle e replicarsi. Questo spiega le alterazioni del gusto, la nausea, l’inappetenza, i disturbi digestivi: la bocca, con le sue papille gustative, è l’avamposto dell’apparato gastrointestinale e la prima antenna del cervello viscerale, come l’olfatto lo è del sistema nervoso centrale. In più, l’ondata di molecole infiammatorie, le citochine, scatenata dall’infezione, è tossica per entrambi i cervelli, il viscerale e il centrale. Lo sostiene Edward Bullmore, neurobiologo e psichiatra all’Università di Cambridge Regno Unito, nel suo libro “The inflamed mind”, pubblicato a New York dall’editore Picador. Il cervello in fiamme, in preda a un incendio biochimico, microscopico ma devastante, è la base biologica che sottende la depressione, la stanchezza fisica e mentale, la sonnolenza da malattia, l’astenia muscolare: si radicano nell’infiammazione fisica e si esprimono con sintomi biopsichici. Una depressione “biogena” che colpisce le persone affette da malattie sistemiche di ogni tipo: dalle malattie infettive alle autoimmuni, dalle malattie dismetaboliche ai tumori. E’ il comportamento da malattia, il sickness behavior».
«Mia madre dice che sono depressa e che dovrei reagire! Ma io non ho la forza!».
«Secondo Bullmore, l’ondata di citochine infiammatorie può ledere anche le aree del cervello dedicate alla regolazione emotiva. L’essere malati causa depressione per cause immunitarie, non solo psicologiche. Su questo, il Covid-19 ha molto da dire. Queste forme di debolezza protratta possono colpire anche chi, come lei, ha avuto un quadro respiratorio modesto. E anche i giovani che a torto si sentono invulnerabili!».
«Se lei fosse me, cosa farebbe per stare meglio? In Inghilterra mi sento abbandonata».
«Non abbiamo linee-guida. A logica, però, ridurrei le citochine infiammatorie e la neuroinfiammazione, con farmaci specifici».
«Io proverei: il ragionamento mi convince. E mi dà fiducia…».

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