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Covid-19: come rendere efficace la didattica a distanza

Covid-19: come rendere efficace la didattica a distanza
16/11/2020

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

«Estote parati» è già stato scritto nel Vangelo, duemila anni fa: «Siate pronti, perché non sapete né il giorno, né l’ora». Un monito trasversale, che dovrebbe essere ben presente sia in ciascuno di noi, per tenersi pronto, dal punto di vista personale e professionale, nelle più diverse circostanze, sia, e ancor più, in chi ha ruoli politici che condizionano la vita civile di un Paese. Il sonno profondo del Ministero sul fronte scuola sta peggiorando le conseguenze di questo secondo confinamento a casa, che rischia di essere ben più lungo e più gravido di conseguenze del primo.
Nel primo lock-down eravamo impreparati. Ora i problemi si presentano centuplicati, perché non si è pensato per tempo a come rendere efficace e appassionante la didattica a distanza. Un obiettivo in sé già complesso. Mesi passati a discutere di banchi con le rotelle, di posti sugli autobus e di disinfezione, hanno scotomizzato il vero obiettivo della scuola: che bambini e adolescenti si appassionino a usare il loro cervello e i loro talenti in modo entusiasmante. Che si appassionino al sapere, al conoscere, a sentire le loro menti che corrono felici a risolvere un problema, a esprimere un argomento o una tesi in modo conciso e penetrante, a disegnare bene o a parlare in modo fluido un’altra lingua. Un compito già impegnativo nella scuola tradizionale.
Insegnare bene via video non è semplice: la prima condizione necessaria, ma non sufficiente, è avere una buona confidenza col mezzo informatico. Un insegnante può essere preparatissimo e molto efficace nella lezione in classe. Può essere amato e ben seguito dai suoi studenti, se ha quel meraviglioso contatto diretto che c’è nella didattica frontale in aula, ma avere serie difficoltà a trasmettere tutta la sua carica professionale ed empatica attraverso un video. L’ansia e lo stress che derivano dalla sensazione di inadeguatezza sul mezzo finiscono per divorare gran parte delle energie, e della lucidità, dedicate all’insegnamento. Se poi aggiungiamo le difficoltà di connessione, le cadute di linea e altre cento seccature informatiche, di un’ora di lezione restano briciole, come mi confermano studenti e famiglie disperate. E anche avendo buona dimestichezza col mezzo informatico, ecco la seconda difficoltà: bisogna essere capaci di “parlare in video”, deprivati del feed-back polisensoriale, verbale e non verbale, che si ha nel dialogo frontale. Anche questo non si improvvisa, pur con la migliore volontà.
In concreto, che cosa potremmo fare? Benissimo l’accordo Scuola-Rai per lezioni di approfondimento, già disponibili. Poi organizzare corsi di formazione e aggiornamento permanenti per insegnanti, proprio per la didattica a distanza con l’insegnante di classe, che sarà utile anche per un doposcuola intelligente domani. Per esempio, per aiutare i ragazzi meno seguiti ad avere una seconda opportunità di risentire una lezione o di avere un aiuto di studio in più. Promuovere concorsi per insegnanti appassionati del loro lavoro ma anche più abili, per formazione o vocazione personale, ad essere efficaci nell’insegnare via web, da remoto. Si potrebbero allora registrare diversi video, per materia, per classe e tipo di istituto formativo, che possano confluire in una videoteca didattica nazionale certificata dal Ministero. Italiano, letteratura, storia, geografia, matematica, musica, scienze e così via, con video di livello, potrebbero diventare un eccellente sussidio didattico, fra l’altro comune per tutta la nazione.
Nel frattempo, come possiamo migliorare la scuola a casa? Organizzare un home schooling per tre-quattro bambini, vicini di casa e della stessa classe – con mascherina e tutte le attenzioni – magari con genitori motivati o ex-insegnanti generosi. Anche due-tre ore al giorno con un adulto che li stimola a ripetere a voce alta le lezioni comporterebbero immensi vantaggi: in primis, superare quella solitudine pandemica che sta facendo più danni del virus. Recuperare il gusto di imparare insieme, in piccoli gruppi, essenziale per stimolare intelligenza emotiva, empatia, capacità di ascolto, di verifica e di confronto. Condividere un tempo strutturato e dedicato, che rimetta ordine e ritmo nella vita quotidiana e nello studio. Condividere anche una sana risata e una fetta di torta. Condividere, con tutte le dovute attenzioni, il gusto di imparare insieme. Quando le istituzioni latitano, la capacità e la generosità di famiglie e insegnanti nel trovare soluzioni alternative possono essere cruciali per dare energia e vita a un anno scolastico partito in retromarcia.

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