Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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08/07/2009

Avere un figlio da single: pro e contro


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


“Sono single e, ahinoi, ho quarant’anni. Che non dimostro, ma purtroppo ci sono da un punto di vista procreativo. Sono molto corteggiata, ma non ho (ancora) trovato un uomo che abbia voglia di metter su famiglia con me. Da un anno mi è letteralmente esploso dentro un desiderio pazzesco di maternità. E’ diventata un’ossessione. Voglio assolutissimamente un figlio, mi viene il magone ogni volta in cui vedo una carrozzina, ma come posso fare? Faccio finta di prendere la pillola, resto incinta e mi tengo tranquillamente mio figlio, senza chiedere nulla al lui in questione? O cos’altro può aiutarmi dal punto di vista medico?”.
Patrizia R. (Genova)

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Gentile Patrizia, i quarant’anni possono diventare un momento e un passaggio esistenziale molto difficile, se si è senza figli. In questo periodo storico, in particolare, dopo l’esaltazione sulla carriera del decennio precedente, c’è un ritorno maggiore agli aspetti fondamentali della vita, di cui l’avere un figlio e essere genitori è certamente un paradigma.
Le opzioni sono tre: la prima, quella che lei suggerisce, ossia di cercare un concepimento ingannando di fatto un partner, mi sembra poco perseguibile per diverse ragioni. La prima è etica: un inganno consapevole (che è diverso dall’errore relativo a una contraccezione poco efficace) mi sembra francamente scorretto da un punto di vista umano e morale. La seconda è medica, per un altro rischio: la non conoscenza – di fatto – dello stato di salute del partner, e il rischio quindi che con rapporti liberi, non protetti dal profilattico (non è detto che la gravidanza inizi magicamente al primo rapporto senza protezione!), possano comportare il rischio di malattia sessualmente trasmesse (MTS) per lei, con esiti potenzialmente negativi anche per il futuro bambino (molte malattie di questo tipo possono dare danni seri i durante e dopo la gravidanza). «Ma lo conosco da tanto tempo», dicono molte donne quando accettano di avere rapporti senza profilattico. Male, malissimo: conoscersi non ha nulla a che vedere con il fatto che lui possa essere l’uomo più delizioso del mondo, ma possa aver avuto rapporti con un’altra donna, o uomo, portatore di diverse malattie sessualmente trasmesse, che magari non hanno ancora dato segno di sé (o perché ancora in fase preclinica, o perché lui è un portatore sano). «In positivo – lei può obiettare – almeno so che faccia ha il padre di mio figlio, o figlia che sia». Vero. Questo ha una sua notevole importanza, dal punto di vista affettivo e simbolico: resta il fatto che, per il bambino, questo padre resterà uno sconosciuto. A meno che lei, a posteriori, cambiando idea, non voglia poi cercare un’attribuzione legale di paternità, cosa sulla quale, onestamente, il padre biologico potrebbe avere molto da ridire...

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Una single può fare un'inseminazione?

La seconda modalità è di concepire attraverso la donazione di sperma, o con un’inseminazione in ambulatorio, o dopo fecondazione in vitro. In Italia questo non è possibile, all’estero vi si può ricorrere solo in pochi Paesi (per esempio l’Olanda). La maggioranza delle legislazioni richiede infatti la presenza di una coppia (eterosessuale, o, in alcuni Paesi come la Spagna, anche omosessuale) di futuri genitori. I “vantaggi” sono la chiarezza della decisione, la certezza di un donatore ben studiato dal punto di vista della salute, intesa come MTS (mentre invece non tutte le malattie geneticamente trasmissibili possono essere escluse a priori). Gli svantaggi includono il non sapere, anche per lei, chi sia il donatore, il che può pesare molto da un punto di vista affettivo e simbolico. E i costi (intorno ai 2-3000 euro per tentativo, per l’inseminazione, fino ai 7-10.000 per la fecondazione in vitro), cui vanno aggiunti le spese di viaggio, albergo e così via.
La terza via è pensare all’affido di un bambino che già c’è e che viene affidato temporaneamente a una persona che voglia prendersene cura. Date tuttavia le persistenti barriere tra affido e adozione, è una scelta che può lasciare lacerati quando si debba “restituire” il bambino o alla famiglia d’origine, o ad una nuova coppia per l’adozione.
E’ quindi una decisione delicata e difficile, da ponderare bene con la mente ma, soprattutto con il cuore, anche dal punto di vista del bambino.

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Prevenire e curare – Che cosa significa nascere da una madre single?

Anche per il bambino, nascere da una madre “single” fin dal concepimento può essere un problema:
- per la mancanza del padre, assenza che può essere minimizzata da nonni o zii materni che si prendano stabilmente cura del piccolo;
- per la mancanza di un’identità sociale paterna: il “chi è tuo padre?” o “di chi sei figlio?” restano domande centrali in ogni interazione sociale. Il peso dell’assenza del padre può essere ridotto in donne dal profilo sociale alto, molto autonome e gratificate sul lavoro, economicamente indipendenti, che possono “estendere” al figlio il riconoscimento sociale di cui godono; assenza che resta pesante in donne dal profilo socioculturale più basso o che comunque vivano in comunità “chiuse” dal punto di vista etico e religioso.
Questa scelta può comunque costituire un’ipoteca fondamentale sul futuro del piccolo: il diritto della donna alla maternità va sempre ponderato alla luce dei diritti del bambino di nascere da una coppia parentale, con un padre anagrafico socialmente certo.

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Parole chiave:
Fecondazione assistita - Gravidanza tardiva

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.