Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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14/05/2017

Morbo di Parkinson: i benefici a lungo termine del movimento fisico regolare


Graziottin A.
Morbo di Parkinson: i benefici a lungo termine del movimento fisico regolare
"Science News" - Segnalazioni e commenti on line su articoli scientifici di particolare interesse

Commento a:
Rafferty MR, Schmidt PN, Luo ST, Li K, Marras C, Davis TL, Guttman M, Cubillos F, Simuni T; all NPF-QII Investigators.
Regular exercise, quality of life, and mobility in Parkinson's disease: a longitudinal analysis of National Parkinson Foundation Quality Improvement Initiative Data
J Parkinsons Dis. 2017; 7 (1): 193-202. doi: 10.3233/JPD-160912

Valutare l’efficacia del movimento fisico nella terapia a lungo termine del morbo di Parkinson: è questo l’obiettivo dello studio coordinato da M.R. Rafferty, del Center for Education in Health Sciences presso la Northwestern University di Chicago, Stati Uniti. Il lavoro, inoltre, ha visto la partecipazione:
- della National Parkinson Foundation di Miami;
- della University of Texas di Houston;
- del Morton and Gloria Shulman Movement Disorders Centre e dell’Edmond J. Safra Program in Parkinson's disease di Toronto (Canada);
- del Dipartimento di Neurologia della Vanderbilt University di Nashville;
- del Dipartimento di Medicina dell’Università di Toronto;
- del Dipartimento di Neurologia della Northwestern University di Chicago.
Lo studio, in particolare, si è proposto di verificare i benefici dell’esercizio fisico sulla mobilità e sulla qualità di vita correlata alla salute in un arco di due anni. I pazienti (alcune migliaia) sono stati selezionati, mediante tre visite mediche successive, fra i partecipanti alla National Parkinson Foundation Quality Improvement Initiative (NPF-QII). La qualità di vita correlata alla salute e la mobilità sono state misurate con il Parkinson’s Disease Questionnaire (PDQ-39) e il test Timed Up and Go (TUG), che misura il tempo impiegato per alzarsi da una sedia, camminare per tre metri, girarsi, tornare alla sedia e sedersi di nuovo.
I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi:
- gruppo A: hanno svolto esercizi fisici regolari, inizialmente per 2.5 ore la settimana;
- gruppo B: si sono esercitati per un tempo inferiore, o sono rimasti del tutto sedentari.
Questi, in sintesi, i risultati registrati dopo due anni di sperimentazione:
- i pazienti del gruppo A presentavano un minor declino della qualità di vita correlata alla salute e della mobilità (p<0.05);
- ogni anno, i pazienti del gruppo B sono peggiorati di 1.37 punti sulla scala PDQ-39 e di 0.47 secondi nel test TUG;
- un incremento dell’esercizio fisico di 30 minuti la settimana è associato a un declino più lento della qualità di vita (-0.16 punti) e della mobilità (-0.04 secondi);
- i benefici del movimento fisico sulla qualità di vita sono più elevati nei casi di Parkinson severo (-0.41 punti) rispetto ai casi di Parkinson moderato (-0.14 punti; p<0.02).
I benefici del movimento fisico sui sintomi del morbo di Parkinson sono dunque stabili nel tempo e, cosa ancora più importante, maggiormente significativi per i malati più gravi: è quindi della massima importanza incoraggiare e facilitare l’esercizio regolare come caposaldo della terapia di lungo termine.

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