Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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26/04/2010

La vestibolite vulvare: aspetti fisiopatologici e clinici


Graziottin A. Giovannini N.
La vestibolite vulvare: aspetti fisiopatologici e clinici
in: Benassi L. e Graziottin A. (a cura di), Vulvodinia e vestibolite vulvare, CIC Edizioni Internazionali, Roma, 39-50, 2005

La vestibolite vulvare continua a rappresentare una sfida per ricercatori e clinici a causa della sua natura eterogenea, multistemica e multifattoriale. La comprensione crescente delle sue basi fisiopatologiche è il prerequisito per interventi preventivi, di diagnosi precoce, oltre che terapeutici, efficaci perché mirati. Un punto essenziale è la diagnosi della sua organicità, senza più limitarsi riduttivamente a considerare il dolore come psicogeno. Un’importante sforzo educazionale è quindi necessario nei confronti di tutti i ginecologi.
Nella singola donna, dovrebbero esserne inquadrati con equilibrio di sguardo clinico i fattori predisponenti, precipitanti e di mantenimento, sia di tipo biologico che psicosessuale. Le strategie terapeutiche dovrebbero basarsi su un approccio di tipo fisiopatologico e non più limitarsi alla cura del corteo sintomatologico.
Infine, il rapporto tra medico e paziente, fin dal primo incontro, dovrebbe divenire il perno di un’alleanza terapeutica dove la donna (e la coppia) possa finalmente sentirsi adeguatamente studiata e curata come portatrice di una vera e complessa malattia di natura organica. La vestibolite vulvare, infatti, per la sua sede e la natura intima e coinvolgente della funzione con cui va a interferire, ha pesanti ripercussioni psicologiche e sessuali sulla donna e sulla coppia. E’ con questa consapevolezza che il problema va affrontato in modo interdisciplinare, in fase sia diagnostica, sia terapeutica.

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Per gentile concessione di CIC Edizioni Internazionali

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