Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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04/05/2014

La velocità di marcia come fattore predittivo di mortalità: uno studio francese


Graziottin A.
La velocità di marcia come fattore predittivo di mortalità: uno studio francese
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Commento a:
Elbaz A, Sabia S, Brunner E, Shipley M, Marmot M, Kivimaki M, Singh-Manoux A.
Association of walking speed in late midlife with mortality: results from the Whitehall II cohort study
Age (Dordr). 2013 Jun; 35 (3): 943-52. doi: 10.1007/s11357-012-9387-9. Epub 2012 Feb 24

Analizzare la correlazione fra la velocità di marcia sul finire della mezza età (60-65 anni) e rischio di morte, e i fattori che possono spiegare questa correlazione: è l’obiettivo dello studio condotto da Alexis Elbaz e collaboratori dell’Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale (INSERM) di Parigi.
La ricerca si propone di completare i dati già disponibili per la fascia di età superiore (65-80), che hanno confermato come la bassa velocità sia effettivamente un fattore predittivo di morte.
Queste le caratteristiche della ricerca:
- i dati sono stati ricavati dallo studio “Whitehall II”, condotto sul personale del Civil Service britannico, l’insieme degli enti burocratici e amministrativi di supporto al Governo della Regina;
- complessivamente sono state studiate 6.266 persone (età media 61 anni, 29% donne);
- la velocità di marcia è stata calcolata su una distanza di 8 piedi, equivalenti a 2,44 metri;
- i partecipanti sono stati successivamente seguiti per un periodo di 6,4 anni;
- i casi di morte sono stati registrati in termini complessivi e per specifiche cause.
Ecco, in sintesi, i risultati:
- nel periodo di follow up, sono morte 227 persone;
- i partecipanti a suo tempo posizionati nel terzo inferiore della classifica di velocità (uomini <1.26 m/s; donne <1.09 m/s) hanno dimostrato di avere un maggior rischio di morto in confronto a quelli dei due terzi superiori (tasso di rischio aggiustato per età e sesso = 1.89: 95% CI = 1.45-2.46);
- l’associazione fra velocità di marcia e mortalità risulta parzialmente spiegata dai livelli di infiammazione registrati all’inizio della sperimentazione (22.8%), dall’altezza e dall’indice di massa corporea (16.6%), dalla presenza di patologie croniche (14.0%) e dagli stili di vita (13.4%);
- complessivamente questi fattori e altre variabili (status socioeconomico, fattori di rischio cardiovascolare, funzioni cognitive) spiegano il 48.5% della correlazione (tasso di rischio = 1.39, 95% CI = 1.04-1.84).
In conclusione, anche per la fascia di età 60-65 la velocità di marcia sembra essere un importante fattore predittivo di mortalità.
In un altro articolo pubblicato su questo sito [Una camminata al giorno allunga la vita], la professoressa Graziottin sottolinea come questo studio ribadisca:
- il ruolo del sovrappeso e dell’infiammazione nella patogenesi di molti disturbi della terza età (rischio metabolico, accidenti e malattie cardiovascolari, tumori, ma anche depressione e dolore cronico dovuto all’infiammazione);
- il rischio di sarcopenia, ossia di grave perdita muscolare, quando la velocità di marcia scenda al di sotto di 0,8 m/sec;
- la correlazione diretta fra velocità di marcia e status socioeconomico (il passo è più lento negli strati più poveri della popolazione, che mangiano male, tendono a non fare attività fisica e hanno una percentuale più alta di obesi);
- l’importanza degli stili di vita nel mantenere alta l’aspettativa di vita e di salute;
- come il movimento fisico regolare, in particolare, sia un indispensabile alleato della salute, sino ad annullare l’effetto negativo di un basso status socioeconomico.

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