Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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22/03/2015

Fumo passivo e rischio di cancro al seno: uno studio giapponese


Graziottin A.
Fumo passivo e rischio di cancro al seno: uno studio giapponese
"Science News" - Segnalazioni e commenti on line su articoli scientifici di particolare interesse

Commento a:
Wada K, Kawachi T, Hori A, Takeyama N, Tanabashi S, Matsushita S, Tokimitsu N, Nagata C.
Husband's smoking status and breast cancer risk in Japan: from the Takayama study
Cancer Sci. 2015 Jan 23. doi: 10.1111/cas.12619. [Epub ahead of print]

Valutare l’effetto del fumo attivo e passivo sul rischio di cancro al seno: è l’obiettivo dello studio condotto da K. Wada e collaboratori, del dipartimento di Epidemiologia e Medicina Preventiva della Gifu University Graduate School of Medicine, Giappone.
L’analisi è stata condotta dal settembre 1992 al marzo 2008 su 15.719 donne di età pari o superiore a 35 anni, reclutate nella città di Takayama, nella prefettura di Gifu. Gli stili di vita, incluse le abitudini di fumo delle donne e dei loro mariti/compagni, sono stati accertati con questionari auto-amministrati.
Curiosamente, i dati corretti per età, indice di massa corporea, consumo di alcol, attività fisica, cultura, età al menarca, età al primo parto, stato menopausale, numero di bambini e storia clinica di terapia ormonale sostitutiva non hanno evidenziato associazioni particolari tra il fumo attivo e il rischio di cancro al seno, che in altri studi vengono evidenziate con chiarezza.
E’ invece emersa – e qui sta l’interesse della ricerca – una correlazione positiva tra il rischio di cancro al seno e fumo passivo: le donne i cui mariti/compagni fumano più di 21 sigarette al giorno hanno infatti un rischio quasi raddoppiato di ammalarsi rispetto a quelle i cui mariti/compagni non fumano (RR = 1.98, 95% CI: 1.03-3.84).
La correlazione è meno grave, ma resta significativa, per le donne i cui mariti/compagni fumano meno di 21 sigarette al giorno (RR = 1.67) e per le donne i cui mariti hanno smesso di fumare (RR = 1.24): in questo secondo caso, lo studio conferma come l’onda lunga dei danni da fumo (per il fumatore e per chi vive con lui) non si esaurisca per il semplice fatto di smettere.

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