Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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29/03/2020

Coronavirus: le infezioni non documentate accelerano il contagio. Uno studio internazionale


Graziottin A.
Coronavirus: le infezioni non documentate accelerano il contagio. Uno studio internazionale
“Science News” - Segnalazioni e commenti on line su articoli scientifici di particolare interesse

Commento a:
Li R, Pei S, Chen B, Song Y, Zhang T, Yang W, Shaman J.
Substantial undocumented infection facilitates the rapid dissemination of novel coronavirus (SARS-CoV2)
Science. 2020 Mar 16. pii: eabb3221. doi: 10.1126/science.abb3221. [Epub ahead of print]

Valutare l’incidenza dei casi non diagnosticati sulla velocità di propagazione del SARS-CoV2: è questo l’obiettivo dello studio coordinato da Ruiyun Li ed espressione di sei importanti realtà scientifiche internazionali: il Department of Infectious disease epidemiology presso l’Imperial College di Londra, il Department of Environmental health sciences e il Department of Epidemiology presso la Columbia University di New York, il Department of land, air and water resources presso la University of California a Davis, il Department of Urban planning and design presso la University of Hong Kong, e il Department of Earth system science presso la Tsinghua University a Pechino.
I dati raccolti in Cina indicano che, prima delle restrizioni agli spostamenti individuali introdotte il 23 gennaio 2020:
- l’86 per cento delle infezioni totali non era stato individuato (95% CI: 82-90);
- a causa dei grandi numeri in gioco, le infezioni non riconosciute hanno determinato il 79 per cento dei contagi documentati.
Questi risultati confermano l’importanza di tracciare con ogni cura tutti i casi di infezione, come strada maestra per contrastare la diffusione di un virus particolarmente aggressivo.

Commento
I virus con il codice genetico costituito da unità di acido ribonucleico (RNA), tra cui il Coronavirus, sono considerati i più antichi. Normalmente infettano animali di altre specie, fra cui i pipistrelli o i cammelli. Tra le varie peculiarità, hanno un codice genetico “instabile”, che muta più rapidamente rispetto ai virus con codice genetico a DNA (acido desossiribonucleico), come ad esempio l’Herpes virus o il Papillomavirus. Questa instabilità del codice genetico sembra rendere i virus a RNA più insidiosi e più capaci di aggredire un’altra specie, per esempio passando dall’animale all’uomo (la cosiddetta origine “zoonotica” del Covid-19). Spiega anche perché i virus a RNA, come i Coronavirus, sono più difficili da intercettare e bloccare tempestivamente con i pertinenti vaccini.
Dal punto di vista evoluzionistico, i virus, e il Coronavirus forse più degli altri, hanno un’unica missione nella vita: moltiplicarsi, sfruttando la fabbrica costruttiva delle cellule che infettano, a volta in modo silenzioso, poco percepito dell’organismo umano che li ospita, a volte in modo devastante, specialmente quando arrivano all’interstizio del polmoni.
L’80% circa delle persone che hanno contratto il Coronavirus sembra non avere sintomi (infezione asintomatica) o ha sintomi minimi (infezione paucisintomatica). I bambini presentano una buona resistenza naturale a questo virus: con infezione minima o asintomatica fino a oltre il 90% dei piccoli.
Il punto è che le persone asintomatiche o paucisintomatiche di ogni età sono però altamente infettive. E poiché la loro numerosità è nettamente superiore alle persone con infezione documentata, diventano di fatto responsabili di una parte preponderante della trasmissione occulta dell’infezione. Per completezza aggiungo che mediamente il 15-17% delle persone con infezione da Covid-19 può guarire con cure mediche. La percentuale di persone che muoiono a causa dell’infezione da Covid-19 varia anche in base a molte variabili: un studio cinese ha riportato una mortalità dell’1% nelle area a bassa densità di infezioni, fino a picchi del 12% nelle aree di massima diffusione del virus. Cui va aggiunta, per la realtà italiana, la più alta percentuale di persone in età avanzata e con diverse patologie in corso, più vulnerabili all’aggressività del virus. Si muore soprattutto per polmonite interstiziale e sue complicanze, in persone in genere con malattie intercorrenti e sistema immunitario più compromesso.
Il tasso di mortalità del Covid-19, in termini percentuali medi, sembra restare più basso della SARS (10,87% circa) e della MERS (fino al 34,77% dei contagiati), malattie da Coronavirus che erano però molto meno diffusive, per cui sono rimaste limitate ai Paesi più vicini all’area di comparsa dei virus stessi.
La grande differenza, poco apprezzata all’inizio del contagio, è che il Covid-19 sembra possedere una capacità di diffusione e infezione molto più altra rispetto altri due Coronavirus. Questo il significato dello studio: è proprio l’alta percentuale di asintomatici e paucisintomatici nella popolazione, con un virus ad altissima diffusibilità “mimetica”, nascosta cioè dal fatto di dare infezioni paucisintomatiche in circa l’80% della popolazione, a favorire la sua diffusione. Ecco perché gli asintomatici/paucisintomatici sono ritenuti responsabili del 79% dei casi documentati con infezione sintomatica, da parte dei ricercatori tra i più competenti al mondo
Inoltre, sembra confermato (per ora) il dato di una mortalità contenuta in termini percentuali. Tuttavia, data l’elevata diffusività è altissimo il numero di contagiati. Di conseguenza, in termini assoluti, diventa alto il numero di infettati asintomatici, paucisintomatici, o francamente sintomatici, e, purtroppo, di deceduti, a causa dell’infezione.
E’ proprio il tentativo di arginare la diffusività insidiosa e invisibile che il virus realizza attraverso di asintomatici/paucisintomatici a spiegare il rigore delle misure restrittive che è in corso di rapida adozione in tutto il mondo, perché sembra aver dato buoni risultati sia a Wuhan, dove la pandemia è iniziata, sia, per esempio, a Taiwan.
Il quadro complessivo resta estremamente dinamico per cui prudenza, cautela interpretativa e aggiornamento continuo sono ancora più stringenti.

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