Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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23/02/2014

Australia: in aumento i casi di clamidia fra le giovani donne


Graziottin A.
Australia: in aumento i casi di clamidia fra le giovani donne
"Science News" - Segnalazioni e commenti on line su articoli scientifici di particolare interesse

Commento a:
Lim MS, El-Hayek C, Goller JL, Fairley CK, Nguyen PL, Hamilton RA, Henning DJ, McNamee KM, Hellard ME, Stoove MA.
Trends in chlamydia positivity among heterosexual patients from the Victorian Primary Care Network for Sentinel Surveillance, 2007-2011
Med J Aust. 2014 Feb 17; 200 (3): 166-9

Studiare l’andamento dei casi di clamidia registrati fra eterosessuali, dal 2007 al 2011, in otto cliniche specializzate in servizi di assistenza a persone ad alto rischio nello Stato di Vittoria, in Australia. E’ questo l’obiettivo della ricerca condotta da M.S. Lim e collaboratori, del Centre for Population Health presso il Burnet Institute di Melbourne.
Le cliniche partecipanti fanno parte del Victorian Primary Care Network for Sentinel Surveillance, un sistema di indagine prospettico che raccoglie i dati dei laboratori di analisi e li integra con informazioni demografiche e comportamentali raccolte tramite questionari. Lo studio ha escluso i giovani di età inferiore ai 16 anni, i cosiddetti “sex worker” e le persone con esperienze omosessuali nei 12 mesi precedenti le analisi di laboratorio.
Questi, in sintesi, i risultati:
- fra il 2007 e il 2011, l’incidenza della clamidia è passata dal 5.1 al 6.3% fra le donne (31.682 test) e dal 7.4 all’8.2% fra gli uomini (23.771 test);
- questi valori – corretti per età, paese di provenienza, numero di partner sessuali, uso del profilattico e sintomi – risultano essere statisticamente significativi per le donne (incidence rate ratio [IRR], 1.29; 95% CI, 1.11-1.50) e non significativi per gli uomini (IRR, 1.07; 95% CI, 0.92-1.23);
- nel tempo, si osserva una diminuzione dell’uso irregolare del profilattico sia negli uomini che nelle donne;
- è aumentata la propensione degli uomini ad avere più di una partner nel corso dei 12 mesi precedenti il test.
Si assiste quindi, concludono gli Autori, a un preoccupante aumento dei casi di clamidia nel tempo, soprattutto fra le giovani donne. E’ un aumento che certamente correla con la maggiore promiscuità sessuale che caratterizza le società occidentali – delle quali l’Australia fa parte a tutti gli effetti – e con un ricorso ancora insufficiente e troppo irregolare al profilattico, nonostante lo specifico indicatore registri un miglioramento. D’altronde, che l’incremento dei casi di clamidia fra gli uomini non risulti essere statisticamente significativo non implica che questi non abbiano alcuna responsabilità nel parallelo aumento dell’incidenza della patologia fra le donne: anzi, proprio la loro maggiore promiscuità è il fattore principale dell’aumento (l’uomo è spesso portatore sano). Da questo studio australiano emergono quindi risultati interessanti, che devono allertare anche Europa e Stati Uniti rispetto alla necessità di un impegno educativo sempre più intenso e capillare in ambito affettivo e sessuale, con particolare riferimento all’uso del profilattico in ogni tipo di rapporto e fin dall’inizio del rapporto.

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