Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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18/02/2018

Atrofia vulvo-vaginale in menopausa: benefici terapeutici dell'equolo


Graziottin A.
Atrofia vulvo-vaginale in menopausa: benefici terapeutici dell'equolo
"Science News" - Segnalazioni e commenti on line su articoli scientifici di particolare interesse

Commento a:
Caruso S, Cianci S, Fava V, Rapisarda AMC, Cutello S, Cianci A.
Vaginal health of postmenopausal women on nutraceutical containing equol
Menopause. 2018 Jan 8. doi: 10.1097/GME.0000000000001061. [Epub ahead of print]

Valutare l’efficacia dei nutraceutici contenenti equolo nella cura dell’atrofia vulvovaginale correlata alla menopausa: è questo l’obiettivo dello studio di S. Caruso, A. Cianci e collaboratori, della Clinica Ginecologica dell’Università di Catania.
I nutraceutici sono prodotti curativi che derivano da principi nutritivi contenuti negli alimenti. La loro efficacia si basa sull’effetto sinergico di differenti sostanze naturali. Possono contribuire alla prevenzione di patologie croniche, al miglioramento della salute generale, al rallentamento dei processi di invecchiamento e all’allungamento dell’aspettativa di vita e di salute.
L’equolo è un metabolita della daidzeina, uno degli isoflavoni glicosidici presenti nella soia. L’equolo si forma dopo idrolisi intestinale della daidzeina e successiva biotrasformazione da parte della flora batterica del colon: non si tratta quindi di una molecola di origine vegetale, perché è prodotta esclusivamente dal metabolismo batterico intestinale.
Nella popolazione umana solo il 30-50% degli adulti riesce a produrre l’equolo dopo ingestione di prodotti a base di soia: la percentuale è più elevata nei vegetariani e negli individui asiatici.
I primi studi in vitro sull’equolo, isolato dall’urina della pecora, hanno mostrato un’affinità di legame per i recettori estrogenici paragonabile a quella dell’estradiolo. La sua funzione estrogenica è particolarmente evidente nei confronti dei disturbi vasomotori tipici della menopausa. Questa sintomatologia risulta sensibilmente ridotta dalla supplementazione con equolo sia nei soggetti che lo producono naturalmente che nei soggetti che non lo producono. L’equolo inoltre previene la perdita di tessuto osseo in misura paragonabile all’estradiolo, senza esercitare attività estrogenica sulla muscolatura uterina. Lo studio dell’Università di Catania si è posto l’obiettivo di valutarne gli effetti sulla salute vulvo-vaginale.
Il trial, non randomizzato, è stato condotto su 126 donne in menopausa naturale: 72 hanno accettato di utilizzare un nutraceutico contenente equolo (gruppo A),  mentre le restanti 54 hanno formato il gruppo di controllo (gruppo B).
Il gruppo A ha assunto una tavoletta di nutraceutico al giorno, per 8 mesi. Ogni tavoletta di nutraceutico conteneva:
- 80 mg di soia fermentata, di cui 10 mg di equolo;
- 10 mg di resveratrolo, che ha una forte attività antiossidante;
- 150 mg di quercetina, che contrasta la tendenza all’aumento di peso;
- 178 mg di passiflora, che contribuisce a ridurre l’ansia e a stabilizzare l’umore.
Alla baseline, e a 4 e 8 mesi, sono stati verificati:
- l’indice di maturazione vaginale;
- il pH vaginale;
- i sintomi correlati all’atrofia vulvo-vaginale, attraverso l’indice di salute vaginale;
- la presenza di dispareunia.
Il gruppo A ha registrato:
- un significativo aumento rispetto alla baseline dell’indice di maturazione vaginale (68 ± 5 vs 58 ± 8) e un significativo miglioramento del pH vaginale (4.1 ± 1.3 vs 5.1 ± 1.7), in particolar modo dopo 8 mesi di trattamento (P < 0.001);
- un miglioramento dell’indice di salute vaginale a 4 (13 ± 3, P < 0.01) e 8 mesi (16 ± 2, P < 0.001);
- una riduzione della dispareunia a 8 mesi (5.1 ± 1.3 vs 3.8 ± 1.2, P < 0.001).
Il gruppo B, per contro, non ha fatto registrare alcuna significativa variazione dei parametri allo studio rispetto alla baseline.
Lo studio dimostra quindi come i nutraceutici contenenti equolo possano essere efficaci nella cura dei sintomi vulvo-vaginali correlati alla menopausa, e possano essere consigliati alle donne che non vogliono o non possono utilizzare terapie ormonali.

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