Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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11/08/2008

Internet: quando la diffamazione può uccidere


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


Si può uccidere via Internet? Sì, e in modi diversi. Il drammatico suicidio della ragazza di Rovigo le cui foto, in situazioni di intimità con il suo ragazzo, erano state divulgate dallo stesso via web, pone urgenti interrogativi, su molteplici fronti. Alcuni quesiti toccano nello specifico la tragica vicenda in questione. Altri si aprono su temi e implicazioni pesanti, di ordine più generale.
Innanzitutto, che tipo di trauma vive una ragazza che si trovi suo malgrado esposta a questo affronto? Quali sofferenze psichiche e fisiche subisce? Con quali rischi? Quali responsabilità ha l’autore di una diffamazione così pesante da esitare in suicidio? Come difendersi da questo mezzo straordinario che, se usato male, può causare danni incalcolabili?
Mettiamoci nei panni della giovane, quindicenne all’epoca dei fatti, avvenuti due anni fa. Innamorata, fa l’amore con il suo ragazzo, che al tempo del loro incontro era già maggiorenne. La storia finisce. E il ragazzo mette su Internet i filmati che aveva videoregistrati col telefonino. Quelle immagini diventano un tormento durato due anni, finché la ragazza non ha messo la parola fine con un gesto tragico e definitivo. Che cosa ha subìto questa quindicenne con quella pubblicazione a tradimento? Innanzitutto, una diffamazione pesante e oltraggiosa. Una ferita profonda alla sua possibilità di fidarsi dell’uomo che ama. Un’umiliazione grave di fronte alla propria famiglia, agli amici, ai vicini, ai parenti, al piccolo grande mondo che trae da questi fatti motivo per pettegolezzi, illazioni, aggressioni dirette e indirette, ricatti e abusi. Un’esposizione, di portata incalcolabile, ad altre aggressioni, violenze e ricatti, se il suo viso è riconoscibile sul web. Un sentimento annichilente di vergogna e di disperata solitudine. L’insieme di questi fatti, ben reali, contribuisce alla sindrome post-traumatica da stress, un quadro clinico caratterizzato dalla “esposizione a eventi gravi e minacciosi per l’integrità e la salute fisica o psichica personale, che hanno determinato sentimenti intensi e persistenti di paura, di impotenza e di orrore”.
Perché la pubblicazione via web di immagini intime personali senza consenso è traumatica? Perché pone di fronte ad un evento molto stressante, dalle conseguenze a cascata, imprevedibili e inevitabili. Ancor più pesante perché la capacità della giovane donna di affrontarlo è superata dalla potenza e incontrollabilità della diffamazione via Internet, più temibile data la sua giovane età. Il trauma, causato dalla pubblicazione di queste immagini, ha colpito in modo significativo la salute e la sopravvivenza della ragazza, come i fatti hanno dimostrato; l’ha resa impotente di fronte alla intensa paura e vergogna che la divulgazione ha provocato; ha sovrastato la sua capacità di far fronte alla situazione. Un quadro così pesante da concludersi in modo definitivo e irrimediabile, con un suicidio. Questa infelice ragazza merita tutta la nostra comprensione, purtroppo ora incapace di restituirle la vita perduta. E la sua famiglia ha tutto il diritto di chiedere una pur tardiva giustizia.
Quali responsabilità ha infatti il suo ex ragazzo? Molte e gravissime. Innanzitutto, pubblicando foto intime su Internet, ha violato il diritto della ragazza alla riservatezza, alla privacy. Potrebbe perciò essere imputato di reati quali ingiuria grave, per l’offesa diretta arrecata alla dignità della ragazza; di diffamazione aggravata, in quanto queste immagini, soprattutto se estrapolate dal contesto amoroso e di stretta intimità in cui i fatti si sono verificati, si associano nel pensiero comune a giudizi morali pesanti; di violenza privata e tentativo di estorsione (se la pubblicazione è stata successiva a minacce e/o richiesta di altre prestazioni o denaro che il ragazzo abbia fatto alla vittima), fino ad arrivare all’istigazione al suicidio. Reato evidente, quando l’umiliazione, l’offesa, la diffamazione, la violenza implicita nella stessa pubblicazione abbiano causato nella ragazza uno stato di depressione tale da indurla a un tentativo di suicidio prima e al suicido definitivo poi. Un quadro denso di responsabilità che non può essere minimizzato né banalizzato.
In concreto, come prevenire questi fatti drammatici? Le donne (ma anche gli uomini) dovrebbero più in generale sottrarsi a qualsiasi foto o filmato in intimità, perché l’innamorato/a di oggi può diventare il diffamatore, il violentatore o il ricattatore via web di domani. Genitori e insegnanti devono dire con chiarezza ai ragazzi che diffondere immagini private via web non è affatto un gioco “virtuale”, e può diventare un reato dagli esiti pesantissimi, in cui il “non sapevo” non basterà a limitare le conseguenze. E chiunque usi diffamatoriamente e illegalmente questo mezzo deve sapere che i reati conseguenti a questi utilizzi sono reali e perseguibili.
Internet è un mezzo potentissimo, straordinario, in positivo e in negativo. E’ “deinòs”, tremendo, come Sofocle aveva detto dell’uomo, di cui questo mezzo specularmente amplifica le caratteristiche, nel bene e nel male.

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Parole chiave:
Adolescenti e giovani - Aggressività e violenza - Internet, videogiochi e televisione - Suicidio

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© 2008 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.