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Voglia di leggerezza: nel sesso è pericolosa

Voglia di leggerezza: nel sesso è pericolosa
15/07/2019

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

«Avevo voglia di leggerezza. Era appena finita male una brutta storia, durata tre anni, che mi ha fatto tanto soffrire. In discoteca ho incontrato un tipo molto divertente, che mi ha fatto ridere tutta la sera. Sì, avevo anche bevuto un po’. Normale no? Quando uno è in compagnia e un po’ allegro. Mi sentivo bene, come da tempo non mi sentivo. Mi pareva di sognare. Che bello, non ci posso credere, pensavo. Baci, abbracci, siamo finiti a letto. Normale no? Lo fanno tutti, in una serata così. Certo, senza protezioni. Ma chi lo usa, oggi, il profilattico? Se lo chiedi ti prendono per matta e ti mandano a stendere. Poi quando uno è felice non può rovinare tutto col profilattico. Normale, no?».
Frequente, non normale. Normale (e giusto) sarebbe proteggersi. Non è normale buttare via la salute fisica e mentale per leggerezza, penso tra me, mentre continuo ad ascoltare la giovane donna.
«Comunque poi lui è sparito. Il numero di telefono che mi ha dato era sbagliato. La mia amica mi ha detto: “Cosa ti aspettavi? E’ stata un’avventura, sta’ contenta così”. Io ci sono rimasta male. Era stata una serata così bella... Dopo un mese mi è venuta un’ulceretta dura in bocca. Però non mi faceva male. Non ci ho fatto caso, dopo un mese è andata via da sola. Che era un segno pericoloso me l’ha spiegato il mio dottore, che è anche dermatologo, quando sono andata da lui, perché mi sentivo stanca, avevo un po’ di febbre, mal di gola, mal di testa, dolori ai muscoli. Pensavo fosse una brutta influenza. Però mi erano anche venute delle macchie rossastre, ruvide, sui palmi delle mani. Quando le ha viste il medico è sbiancato. “Brutta faccenda, mi ha detto. Questa è sifilide: è una malattia molto infettiva. E molto seria”. Io non sapevo neanche cosa fosse. Mi ha mandato da un professore esperto di malattie sessualmente trasmesse, che adesso mi ha in cura. Mi ha fatto fare un sacco di esami: ‘sto delinquente mi ha passato anche la clamidia e il papillomavirus, dei tipi che fanno venire i tumori. Adesso sto facendo delle iniezioni fortissime di penicillina per la sifilide, e dovrò curare tutto il resto. Sono distrutta, anche moralmente. Ho bisogno di aiuto».
E’ stata solo “sfortunata” questa ragazza? Purtroppo la parola “leggerezza”, così usata oggi quando si parla di sesso, si associa a una serie di comportamenti ad altissimo rischio. Irresponsabilità, verso se stessi e verso i/le partner che potremmo contagiare, in una catena infinita. Banalizzazione: «tanto queste malattie si curano tutte». Quasi tutte, tuttavia con un costo molto alto in salute, e con conseguenze diverse a seconda del tipo di infezione. Conseguenze per se stessi, ma anche per i partner contagiati e incolpevoli: per esempio, ignari mogli o mariti dei fedifraghi che hanno avuto un’avventura senza protezione. E per i figli: se una donna è in gravidanza, e non sa di avere la sifilide, può trasmetterla al bambino, con conseguenze pesanti. E permanenti. Negazione del pericolo: come se vedessimo sempre verdi anche i semafori gialli o rossi.
Genitori e insegnanti non parlano, o non abbastanza, di malattie sessualmente trasmesse, né con i figli, né con gli allievi. Parliamone serenamente, con precisione, senza terrorismi. Per un primo approfondimento, consiglio “wikihow” su Google, digitando il nome della malattia che si desidera conoscere. Aiutiamo i nostri ragazzi e ragazze a capire che il pericolo di contrarre malattie sessualmente trasmesse è reale.
Gli untori “divertenti” e promiscui sono aumentati. Chi è molto promiscuo contrae molte malattie, anche rare come la sifilide. Può poi trasmetterle contemporaneamente, anche la prima volta, al/la partner di una sera. Che magari non è promiscuo ed è alla prima avventura dopo anni di relazione fedele. O è addirittura ai primi rapporti. Aver bevuto, o farsi di canne, riduce ancora di più il senso del pericolo e aumenta le leggerezze pericolose. A Milano, nella sola area metropolitana, ci sono stati l’anno scorso 450 casi di HIV, con un picco nei ragazzi tra i 25 e i 29 anni. L’euforia di leggerezza estiva spiega perché ci sia un picco di diagnosi in autunno, con un’onda lunga perché è diverso il tempo di incubazione: una settimana o meno per la gonorrea, una-tre settimane per la clamidia, da 10 a 90 giorni per la sifilide primaria, 1-4 settimane o più per l’HIV, da 1-8 mesi per il papillomavirus. Le malattie sessualmente trasmesse non fanno distinzione di età, di sesso, di razza o di bellezza. Proteggersi è essenziale, a ogni età. Attenzione dunque alla leggerezza sessuale: seducente, spesso velenosa, a volte fatale.

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