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Scrivete a chi fa del bene, le vostre parole sono raggi di sole

31/01/2011

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

Siete soddisfatti? Scrivete! «Scripta manent», dicevano gli Antichi. E perché non lasciare tracce positive del bene e del buono che incontriamo in famiglia, al lavoro ma anche nelle strutture pubbliche, invece di scrivere solo per lamentarci? La meritocrazia si costruisce anche “dal basso”, premiando con il nostro apprezzamento – scritto! – le persone di qualità che incontriamo, cominciando dalla vita quotidiana.
Tutti abbiamo bisogno e piacere di sentirci riconosciuti, soprattutto quando lavoriamo con impegno e dedizione, sacrificio e fatica, rigore e passione, in un mondo che sembra dare visibilità e valore a chi usa strategie di carriera e scalata sociale che nulla hanno a che vedere con competenza, professionalità e senso etico. L’infermiera che assiste vostra madre in reparto è gentile, sollecita e con un tocco di garbo in più? Scrivetele una lettera di apprezzamento e inviatela per conoscenza anche al Primario e al Direttore del personale. Il vostro bambino iperattivo ha cambiato scuola e ha trovato una maestra che lo sa prendere, che gli ha fatto tornare il gusto di studiare, di appassionarsi alla storia o alla matematica, facendolo sentire orgoglioso di essere bravo? Ringraziatela con una lettera in copia al Preside e al Provveditore. L’impiegata del Comune mostra una velocità e una solerzia che credevamo estinte negli uffici pubblici? Scrivetele uno nota di apprezzamento, in copia al Sindaco. L’allenatore della pallavolo o del calcio è riuscito a rientusiasmare vostro figlio adolescente? Scrivetegli un biglietto grato. Il sacerdote, nell’omelia della domenica, ha detto qualcosa che vi ha toccato il cuore? Scrivetegli un ringraziamento, e per par condicio mandatelo pure al Vescovo. I vostri genitori vanno a prendere i bambini a scuola, li seguono nei compiti e ve li coccolano fino all’ora di cena? Scrivete di tanto intanto una lettera di gratitudine, di apprezzamento sincero, con tanto affetto.
Non diamo per scontato il bene che riceviamo, pretendendo tutto come dovuto, pronti semmai a lamentarci se riceviamo un po’ meno di quanto ci aspettassimo, o abbiamo finora ricevuto. Vostra moglie vi è stata vicina in un periodo professionale infernale? Scrivetele una bella lettera, intensa e affettuosa. Vostro marito vi ha aiutato in modo inatteso mentre eravate ammalata? Scrivetegli una lettera di cuore. In famiglia, educhiamo i bambini e gli adolescenti a ringraziare, anche con un piccolo dono. Basta una primula o una viola, e la mamma che vi tiene a pranzo tutte le domeniche sollevandovi dalla corvée della cucina si scioglierà dalla felicità. E ai bambini piace arrivare con un piccolo dono tra le mani.
Viviamo in un mondo in cui la penna è armata. Un plotone di sentimenti negativi arma gli arrabbiati perpetui, ma è capace di smuovere anche i più accidiosi, pronti ad attivarsi per dar voce ad astratti o concreti furori. Aggressività, insoddisfazioni, frustrazioni, rabbia, collera, invidia sono spesso i veri motori di lettere di lamentela, di aggressioni verbali e scritte che a volte, per paradosso, trovano un capro espiatorio proprio nella persona che più di altre si impegna.
Scriviamo in positivo. Fermarsi dalle corse quotidiane per scrivere una lettera o un biglietto di apprezzamento e ringraziamento fa bene a chi li scrive: perché fissa nella memoria un incontro di qualità, un momento di luce, un’emozione positiva. Perché ci fa sentire anticonformisti (chi ringrazia più, oggi?) e migliori. E fa benissimo a chi lo riceve: perché premia l’impegno e la qualità del comportamento. Perché valorizza la passione per una vita limpida ed etica, a cominciare dal modo con cui si lavora e ci si rapporta agli altri, indipendentemente dallo stipendio o dal ruolo. Perché fa sentire riconosciuti in un mondo conformista che vuole meritocrazia ma non sa (o non vuole?) riconoscere e premiare il merito, a tutti i livelli della vita e del lavoro.
Scripta manent. E queste lettere d’amore – della qualità più cristallina, che si chiama gratitudine – sono raggi di sole nella vita di ciascuno di noi. Ancora più graditi in un periodo come questo, in cui cinismo, volgarità e spazzatura morale sono dilaganti. Dove sembra che l’impegno personale e il rigore etico siano virtù da perdenti. No. Sta a noi premiare, ringraziando per iscritto, chi s’impegna e vale, cominciando nel piccolo mondo della nostra vita quotidiana. «Uno per me vale diecimila – scriveva Eraclito – se altissima è la sua eccellenza». E così sia. Ma allora riconosciamo e premiamo, almeno scrivendo, la qualità dell’essere e del fare, senza darla mai per scontata o dovuta.

Comunicazione Riflessioni di vita

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