Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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31/03/2008

Quando l'impunità provoca nuovo dolore


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


Fuori per decorrenza dei termini. E una bambina di 4 anni violentata ancora. Questa è la conseguenza della liberazione di un uomo con precedenti per pedofilia, già condannato nel 2004 per tale reato a sei anni e quattro mesi. Nel 2005 però viene scarcerato per scadenza dei termini di custodia cautelare e perché nel frattempo il suo difensore aveva presentato appello. Nonostante l’evidente pericolosità, l’unica misura cautelare adottata nei suoi confronti è stata l’obbligo di firma, ossia la banalità di passare dai carabinieri quotidianamente a certificare la presenza in città. Che senso ha l’obbligo di firma per un uomo che può ripetere la stessa aggressione (in passato aveva già abusato di tre altre bambine) e distruggere la vita di altre piccole, come in effetti ha fatto, subito dopo aver firmato? Uno schiaffo al bisogno di sicurezza dei più piccoli (che evidentemente non trova garanti in questo Stato) e una evidente derisione della “efficacia deterrente” dell’obbligo di firma.
L’uomo, di Agrigento, identificato grazie al DNA dello sperma trovato sul corpo della bambina, che lo ha poi riconosciuto, ha ammesso il reato: “E’ stato un raptus”. Il suo avvocato ha già chiesto il rito abbreviato, che in genere comporta uno sconto di pena. Ancora! Possibile che in questo Paese l’impunità diventi una (quasi) certezza per i delinquenti?
Quando poi si risente l’ennesimo slogan elettorale sulla certezza della pena, c’è da rabbrividire. Per la presa in giro che ogni cittadino che abbia ancora un’etica vera subisce da queste promesse fallaci. Per il nominalismo inefficace con cui vengono usate in ambito politico, soprattutto elettorale, le discussioni sulla giustizia. La certezza della pena era uno dei punti forti del programma elettorale sulla giustizia di quello che poi divenne il governo Prodi. Che ci ha poi regalato la legge sull’indulto, con i disastri che ha implicato. Ora lo slogan sulla giustizia certa ritorna: pensano i nostri politici che siamo tutti senza memoria? Abbiamo il codice di procedura penale forse più garantista d’Europa. Abbiamo una serie di leggi speciali (quali la legge Gozzini che prevede la possibilità di abbreviazioni di pena e permessi di uscita per criminali già condannati, e la legge per l’indulto, tra le tante) che sembrano preoccuparsi molto più della tutela di Caino che della doverosa protezione di Abele. Questa è la dolorosa verità che si impone al di là delle promesse elettorali. E perché, nello specifico, la pedofilia è un reato di fatto tollerato nel nostro Paese oltre ogni limite?
Chi viola un bambino, ne uccide l’anima e il futuro, oltre a ferirlo irrimediabilmente nel corpo. Come assassino andrebbe giudicato, senza sconti né riti abbreviati. Soprattutto, con la certezza della pena, da scontare fino all’ultimo giorno. Come giusta espiazione per un delitto e per una colpa che non hanno attenuanti.
Chi ridarà a queste bambine la serenità? Chi ridarà loro un futuro che non sia quello di un corpo violato, e dunque riabusabile, perché ormai ha perso ogni valore e ogni dignità? Nulla può cancellare il male fatto. Ma almeno, si prevengano altri delitti simili, compiuti dalla stessa persona, con pene adeguate. Altrimenti chi proteggerà altre bambine dallo stesso abuso?
Purtroppo in questa storia ci sono altri fatti che si ripetono con desolante costanza nella vita dei bambini abusati. Possibile che il passato non insegni nulla? Anche stavolta, l’uomo è un parente della madre della piccola, che sapeva della precedente condanna ma lo credeva innocente. Le parole degli adulti valgono più di quelle dei bambini, anche quando esiste già una condanna. E il dubbio, anche il solo dubbio, non basta a impedire a una madre ogni ulteriore contatto tra la persona condannata per pedofilia e la propria bambina... Le collusioni, esplicite o tacite, in famiglia sono un altro degli aspetti drammatici degli abusi sui bambini.
Non è importante, per questa società in declino, che questa bimba e altri bambini come lei vengano feriti per sempre nel corpo e nell’anima da uomini che hanno perso ogni umanità e che di fatto vengono lasciati liberi di abusare ancora, in una catena infinita di dolore.
Non è importante la responsabilità di una giustizia oltraggiosamente lenta che fa dell’impunità uno stato di fatto e del diritto alla protezione dei piccoli una promessa inefficace. Non è importante la certezza della pena.
Se per un giorno quei politici, quei giudici, quei cittadini che banalizzano la pedofilia, potessero vivere sulla loro pelle, sul loro corpo, l’angoscia di essere violentati, di sentire l’angoscia di morte, il dolore fisico tremendo, la solitudine e la disperazione di uno di questi piccoli, forse si metterebbero una mano sulla coscienza. Così, invece, solo parole e promesse elettorali, senza cura della verità e della giustizia.

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Parole chiave:
Abuso, molestie, stalking, violenza sessuale e domestica - Infanzia - Legislazione e giustizia - Pedofilia - Riflessioni di vita

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© 2008 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.