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Quando l'abuso è donna

20/11/2006

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

Un’insegnante trentatreenne, molisana, alla prima supplenza in una scuola media in provincia di Milano, è stata trovata in atteggiamento inequivocabilmente erotico, in aula, con un allievo quindicenne, pluriripetente, mentre altri quattro assistevano alla scena. Colta in flagrante, denunciata, verrà probabilmente – e giustamente – radiata dall’insegnamento.
Il quindicenne, dopo l’accaduto, è trionfante: oggetto di ammirazione, assediato dai compagni per avere tutti i dettagli, guardato con curiosità mista a desiderio dalle coetanee. La scuola è in subbuglio: anni di lavoro e di impegno del preside e degli insegnanti per “educare all’affettività” con programmi specifici, con la collaborazione degli psicologi dell’Asl, per insegnare ai ragazzi che il sesso senza sentimenti è deludente, ed ecco che, con questa supplente, tutto è finito in una storia che dietro alla superficie boccaccesca ha risvolti da codice penale.
Che cosa succede quando l’abusante è donna? E che cosa significa questo nuovo scandalo nella scuola?
Innanzitutto, si tratta di un episodio isolato: l’abuso sessuale su minori, in ambito scolastico e non, nella maggioranza dei casi scoperti e denunciati è ancor oggi effettuato da una netta maggioranza di adulti maschi (si parla del 95-98 per cento, anche in altri Paesi). Quando sono coinvolte le donne, abbiamo due tipi di comportamenti: da un lato, la donna che si “innamora” del giovane allievo (che in genere dimostra più anni di quanti abbia in realtà). Che vive, ricambiata, una storia romantica e appassionata. E che, quando viene scoperta, paga un prezzo altissimo, in termini di pubblico linciaggio (celebre è rimasto il caso dell’insegnante francese che si è suicidata dopo una lapidazione mediatica durata mesi). Dall’altro, la donna che vive invece in modo normale (”non mi sembrava di far niente di male”) un gioco erotico molto più strumentale, non affettivo, in cui la trasgressione è in sé un elemento di eccitazione. In quest’ultimo caso, la “deriva delle norme” interna (o il disturbo di personalità) è tale che la donna non sembra avere il senso della gravità di quello che sta compiendo o ha compiuto. In entrambi in casi, si tratta di adolescenti ben sviluppati, mentre è rarissimo il caso di abusi su bambini prepuberi. Tra questi estremi, ci sono alcuni comportamenti sottilmente seduttivi che tuttavia non si esplicitano in comportamenti inappropriati.
Dal punto di vista dell’adolescente maschio, il vissuto è o sembra essere diverso, rispetto a quello della femmina, in situazione analoga. Nel caso dell’innamoramento ricambiato, la rottura della relazione può essere molto traumatica anche per il ragazzo, per il quale la reciprocità di sentimenti, se sinceri da ambo le parti, può configurare una situazione emotiva di notevole complessità. Nel caso milanese, e in altri simili, la posizione dell’adolescente resta di vittima ai sensi della legislazione corrente, trattandosi di un minore per giunta abusato in un contesto che sarebbe dovuto essere educativo. Tuttavia nel vissuto del ragazzo, e dei compagni, la lettura è più da protagonista vincente, che non di vittima. Forse perché comunque viene colta una “dominanza” maschile, nella direzione del desiderio e nella gestione del gioco erotico, anche quando la asimmetria di anni e di posizione educativa farebbe ritenere il contrario.
C’è una differenza nel vissuto del corpo dell’adolescente abusato? Sì: se il giovane maschio può vivere quest’esperienza come un “plus”, con un aumento di autostima, dovuto anche all’ammirazione dei coetanei, l’opposto succede per la ragazza, il cui corpo, dopo un abuso, viene vissuto come un “oggetto degradato”, sporcato, violato per sempre. Il che dice bene quanto sia radicata l’asimmetria di vissuto e giudizio che ancora persiste nella sessualità a seconda del genere, maschile o femminile, di appartenenza.
E’ meno grave l’accaduto, date queste differenze? No. Il comportamento dell’insegnante in questione resta gravissimo. E’ indicativo del corrente degrado della scuola? No, non mi sembra. La grande maggioranza delle insegnanti ha comportamenti ineccepibili: ed è grave che un fatto isolato finisca per gettare il fango su tutta una categoria che con fatica si impegna per mantenere alta la dignità della scuola italiana, che per molte e ben altre ragioni è alla deriva. E’ indicativo della banalizzazione del sesso contemporanea? Sì: ed è proprio questo l’aspetto su cui riflettere: sta crescendo in modo esponenziale il numero di comportamenti sessuali illeciti in cui l’adulto dice “non mi sembrava di far niente di male”. In questa corruzione e dello scenario sessuale e del giudizio si crea nella coscienza collettiva una sorta di torpore, di indifferenza, o addirittura, di valorizzazione del comportamento illecito, che finisce poi per esporre davvero i più deboli e vulnerabili ad insidie difficili da arginare.

Abuso, molestie, stalking, violenza sessuale e domestica Adolescenti e giovani

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