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Lettere d'amore dai figli ai genitori

25/07/2005

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

Si parlava, la settimana scorsa, di lettere d’amore tra genitori e figli. E i figli, mi scrive qualche lettore tra il serio e il divertito, non potrebbero anche loro prendere una penna (o un computer) in mano per dire qualcosa di affettuoso a questi genitori malmenati dalla vita, dall’insoddisfazione e dalla fatica di essere all’altezza sui mille fronti del vivere quotidiano?
Sì, certo che sì. Tuttavia, siamo sinceri: i bambini, da piccoli, scrivono spontaneamente lettere d’amore ai genitori. E non solo a Natale. Perché poi non lo fanno più? Perché non li incoraggiamo, ecco perché. Perché non scriviamo anche noi delle belle lettere, o bigliettini, teneri e affettuosi, dove diciamo loro tutto il nostro amore e il nostro orgoglio e la nostra tenerezza. Perché non li sorprendiamo di tanto in tanto, fin da piccoli, con una letterina affettuosa messa sul cuscino, la sera, o sulla scrivania, al pomeriggio, con un cioccolatino. In cui scriviamo che siamo felici di averli, che li amiamo, che abbiamo colto un gesto affettuoso nei confronti della sorellina, o della nonna. In cui ci scusiamo – anche – se la stanchezza o problemi sul lavoro ci hanno reso immotivatamente irritabili e  aggressivi. I bambini respirano i nostri comportamenti, più di tutti i nostri discorsi. Imitano il nostro linguaggio, i nostri gesti, i nostri toni di voce. E ci scriveranno, e il dialogo non si perderà mai, anche nei momenti più difficili e duri, se abbiamo coltivato insieme questa straordinaria possibilità di essere vicini, anche quando siamo fisicamente lontani.  Ecco perché.
Certo, può darsi che la passione per le lettere, e il loro significato, faccia parte del mio lessico familiare. Siccome mi ha dato molta gioia, mi piace condividere questa possibilità. E mi regalerebbe un’emozione luminosa sentire – fra qualche tempo – che è un piacere ritrovato anche da alcuni lettori. Lessico familiare, dicevo. Mi ricordo ancora la felicità quando la mitica zia Anna mi regalò – e avrò avuto sei anni – la bella carta da lettere di Fabriano con le mie iniziali, perché potessi scrivere le mie letterine alle mie amiche di vacanze. E quando, ragazzina, mio padre, che pure era stato con onore ufficiale degli alpini, mi regalò un libro – una raccolta di lettere di soldati dal fronte, alle famiglie lontane – “perché puoi capire meglio che cos’è davvero la guerra, oltre i libri di storia”. Mi aprì così una finestra preziosa sul mondo di dolore e lontananza e deserto di affetti che è la guerra di trincea, e di quanto si possa esprimere l’amore e la nostalgia e il bisogno di tornare a casa, in senso reale e metaforico, attraverso una lettera, anche ai genitori lontani, oltre che alle compagne.
Lettere d’amore ai genitori, dunque. C’è un’età della vita in cui potremmo – e dovremmo – riscoprire questo piacere, noi figli. L’età della maturità, quando quel po’ di saggezza che il passare degli anni ci ha dato, dovrebbe essere riuscita a decantare le tensioni, le asprezze, le incomprensioni, i silenzi amari, che il rapporto tra figli e genitori spesso conosce. Oggi che abbiamo sempre meno tempo, e le famiglie sono smembrate, e a volte si vive in città diverse e lontane, e la telefonata è spesso veloce e sbrigativa, e non dà tempo al cuore di parlare, una lettera affettuosa, di tanto in tanto, scritta magari quando siamo in vacanza, o in viaggio, e il tempo è più lento e assaporato, può fare un’immensa compagnia. Di nuovo, che sia una lettera di cuore, di ricordi belli, di tenerezze, di emozioni dolci. Anche quando siamo lontani, o al lavoro, o presi dalle mille frenesìe, quelle lettere ai genitori anziani regaleranno una grande compagnia e un grande conforto.
Mi dirà qualche lettore: ma lei teorizza, cara, o queste lettere le scrive davvero? Sono sincera: le scrivo, da tanti anni. Mia mamma, che fa fatica a respirare per un’asma antica, ne ha un pacchetto, raccolto nel tempo. E mi dice, di tanto in tanto: “Sai, alla notte, quando faccio fatica a respirare e mi prende la malinconia, le tue lettere d’amore sono il migliore ossigeno che ho...”.

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