Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
Condividi su
stampa
24/12/2014

Influenza: ecco perché mi sono vaccinata


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


“Cara professoressa, sono molto combattuta. Ho 67 anni, l’anno scorso ho avuto una bruttissima influenza che mi ha molto debilitata. Però ho sentito che con questo vaccino sono morte tante persone. Non so che cosa fare. Mi dica la verità, e scusi se entro nel personale: lei si è vaccinata? Sa, tante volte i medici non fanno quello che predicano. E noi pazienti come facciamo a fidarci?”.
Piera T. (Monza)

top

Gentile signora, comprendo la sua preoccupazione perché gli allarmi (ingiustificati!) di questi giorni hanno creato il panico in moltissimi italiani (all’estero nessun problema!). La rassicuro subito: sì, mi sono vaccinata dieci giorni fa, al San Raffaele Resnati di Milano, dove lavoro. L’ho fatto contenta e motivata anche quest’anno, una nel milione (!) di italiani attenti e consapevoli del valore della loro salute che quest’anno già si sono vaccinati. Così come l’ho fatto l’anno scorso: per fortuna ci sono i vaccini a semplificarci la vita. Nessun effetto collaterale importante, solo un lieve rossore di circa un centimetro nella sede di iniezione al braccio durato tre giorni. Nulla più. E la soddisfazione di proteggermi bene contro un virus che potrebbe causarmi infezioni respiratorie anche gravi. La ringrazio quindi per lo spunto: per una volta, su un tema così bollente, mi permetto un racconto personale.
Perché mi sono vaccinata? Perché pratico quel che predico. Stili di vita sanissimi, ma anche vaccini quando necessari. Nel gennaio 2012, al ritorno da un congresso a Mosca, probabilmente in aereo, ho preso una forma virale che si è rapidamente complicata in polmonite. Fulmine a ciel sereno: ho sempre visitato tantissime donne (con rischio quindi di contrarre infezioni respiratorie) e fatto sport all’aperto anche d’inverno, senza mai fare un’influenza o una bronchite. Pensavo di essere geneticamente resistente a questo tipo di infezioni. Errore. Ci può sempre essere un virus che riesce a forzare le difese immunitarie. Da donna sportivissima e super atletica, nel giro di due giorni ho provato che cosa voglia dire avere una difficoltà respiratoria (“dispnea”) pazzesca, la fame d’aria, non avere nemmeno il fiato di fare una scala (il mio appartamento è su due piani), febbrone a 40, polmoni sofferenti e, di urgente necessità, antibiotici a manetta. Disastro. Una convalescenza lenta, nonostante cure di qualità, e ripresa molto faticosa, anche se sono molto tosta e con una volontà di ferro. Mai più, mi sono detta. D’ora in poi, vaccinazione subito, non appena arriva il vaccino! Detto fatto. L’anno scorso ho passato un ottimo inverno continuando a lavorare e a fare i miei amati sport all’aperto anche sottozero. Ho tutta l’intenzione di continuare così. Il vaccino è come gli occhiali. Se li uso, vedo meglio la vita che voglio fare: a colori invece che in grigio, e con tutta la mia energia per gustarmi la vita sentendomi in gran forma, anche nei miei amatissimi sport (equitazione, sci e bicicletta).
E i morti di cui si parla? Non è stato dimostrato alcun rapporto di causa-effetto, essenziale per dimostrare la responsabilità di un farmaco, tra l’attuale vaccino antinfluenzale e la morte di alcuni anziani. Averlo assunto non significa che tutti gli eventi negativi che accadono nei giorni successivi siano dovuti proprio a quello. Ci possono essere effetti dovuti a patologie intercorrenti frequenti negli anziani, a interazioni farmacologiche, a errori diagnostici. Cosa succede invece se non ci vacciniamo? Ogni anno, in Italia, da 5 a 8 milioni (!) di persone si ammalano con una sindrome simil-influenzale, più rischiosa sopra i 65 anni, in chi abbia altre malattie croniche o viva in comunità. E purtroppo, in Italia, ogni anno muoiono 8 mila persone non vaccinate per le complicanze innescate dall’influenza. Per non parlare delle importanti comorbilità, dell’aggravamento di condizioni preesistenti, degli effetti collaterali degli antibiotici necessari per combattere le complicanze di tipo batterico.
In sintesi: mi sono vaccinata perché amo la vita. E raccomando il vaccino a tutti coloro che la amano.

top

Prevenire e curare – Gli amici vaccini

I vaccini ci hanno liberato dalla difterite, dalla poliomielite, dal vaiolo, hanno ridotto la vulnerabilità a patologie insidiose e potenzialmente oncogene come il Papillomavirus. Proteggono i nostri figli. Raramente danno complicanze, certo dolorose e amarissime per chi ne sia colpito. Ma infinitamente più rare del numero di persone che morirebbero o potrebbero avere esiti gravi permanenti se non si vaccinassero. Una verità che molti fobici dei vaccini strumentalmente, o per ignoranza, dimenticano. Giusto per restare sull’influenza, basti ricordare che l’influenza spagnola, esplosa nel mondo tra l’ottobre del 1918 e l’aprile del 1919, fece circa 50 milioni di morti, cinque volte più dei morti della prima guerra mondiale. E ora che abbiamo vaccini efficaci e sicuri, perché non farli?

top

Parole chiave:
Anziani - Influenza - Vaccino antinfluenzale

stampa

© 2014 - RCS Periodici

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.