Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
Condividi su
stampa
10/10/2011

Il giardino dei bambini desiderati


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


Nel mondo c’è un giardino speciale e bellissimo, pieno di luce e colori: il giardino dei bambini desiderati. Invisibile agli sguardi, è visibilissimo agli occhi del cuore. Lo abitano i bambini prima di nascere alla vita, quando vivono già nei sogni, nei desideri, appunto, nell’immaginario di una donna e di un uomo. Possono abitarlo a lungo, questo giardino. Non hanno fretta, i bambini dei sogni, quando sono pensati da giovani adulti: sanno che arriverà il loro tempo, e intanto giocano, ridono, sorridono alla vita che verrà. La donna che ha il suo bambino dei sogni, non lo lascia al caso. Fa l’amore con gioia, proteggendosi con una contraccezione adeguata, finché non si sentirà pronta ad accogliere davvero quel bimbo nella sua vita. Quando si sente pronta, perché ha trovato l’uomo giusto con cui condividere quel sogno, la donna prepara il nido. Prima della cameretta, prima della casa, prepara il suo nido, il suo corpo: butta il fumo, lascia perdere vino e alcolici e qualsiasi altra cosa che possa rendere spinoso e pericoloso il suo nido, si mette in forma fisicamente, fa gli esami, assume acido folico. In parallelo, e da tempo, prepara il grembo psichico: quella parte della mente e del cuore in cui il bambino abita prima di essere concepito. Quando lo pensa, quando lo sogna, il suo corpo cambia, cambia la sua mente: il corpo si sintonizza sui bioritmi della quiete interiore, i muscoli si rilassano, il respiro si acquieta. Si socchiudono gli occhi, per sognare meglio, e sul volto arriva inconsapevole un sorriso. Perché sorride il cuore, e il volto mima lieto quella fantasia silenziosa, fatta di immagini luminose e di futuro. Insieme si attivano le aree cerebrali della gioia e della ricompensa.
E quando arriva il giorno del concepimento, in cui il bambino lascia il giardino dei sogni per entrare nella vita, il corpo che lo accoglie vibra di una diversa energia. Si parlano, il corpo del bimbo e il corpo della mamma: hanno un loro alfabeto, che in parte cominciamo a decifrare. Un alfabeto chimico ma, soprattutto, un alfabeto emotivo. Poco sappiamo di questa danza silenziosa, ma è un dialogo evidente ad ogni buon ostetrico/a che non si limiti alla parte strettamente fisica del suo lavoro. E quando nascono, se tutto va bene ed elementi negativi non interrompono e sfregiano questa danza, questi bambini hanno una stella in fronte. Una stella visibile a chi conosca il linguaggio dei sogni e dei desideri, delle emozioni e delle vibrazioni di luce. Una stella che li accompagnerà sempre, anche nei momenti di dolore e di disillusione, di inquieta sfiducia e feroce disincanto. Sono bambini invulnerabili? No, sono vulnerabilissimi. Il bambino dei sogni può restare per sempre in quel giardino: perché il sogno non è stato condiviso, perché è mancato il coraggio di farlo entrare nella vita. Perché la donna ha avuto paura. O l’uomo ha avuto paura. O perché eventi avversi o malattie hanno leso o amputato il grembo fisico. A volte in quel giardino ci sta troppo a lungo. Passano gli anni e intanto il grembo fisico diventa inospitale. Lo si forza allora ad accogliere ancora il bimbo dei sogni e si è felici di un orgoglio onnipotente, se il passaggio riesce. Ma il bimbo così concepito ha una sua seria malinconia, perché ogni cosa ha il suo tempo e la terra d’inverno è buona solo per i fiori di serra.
Nel mondo c’è un altro giardino, molto più grande: il giardino dei bambini concepiti per caso. Sono bambini che non hanno mai abitato un sogno, prima, mai abitato un desiderio: mai pensati prima, arrivano così, d’improvviso, silenziosi e invisibili. Gentili, a volte sono accolti e benedetti, a volte maledetti e buttati. A volte lasciati andare, con una ferita immensa dentro al cuore. Uno su due trova la strada sbarrata: non c’è spazio nel mondo per loro. A volte, i bambini concepiti per caso riescono in una loro magìa: abitano prima il corpo, e pian piano aiutano i genitori a sognare. E dove c’era stato l’errore, la disattenzione, la passione senza protezione, si apre una finestra sul giardino dei bambini desiderati. E così quella donna, quell’uomo, imparano in quei nove mesi che c’è un modo diverso di abitare il corpo, che un bambino che cresce nella pancia non è solo un esserino che scalpita e nuota e cresce, è la materia stessa di cui son fatti i sogni. I sogni che ci aiutano ad abitare il futuro. C’è una grande responsabilità nell’essere fertili e giovani: saper assaporare il tempo dell’attesa, dialogando con il bambino dei sogni, attenti a non rapire per errore un bimbo del giardino del caso. Il premio? Una felicità straordinaria, quando il tempo giusto è arrivato, nel guardare un figlio scelto nel giardino dei sogni. Se si è saggi, quel bambino sarà amato, non viziato. Crescerà sereno e forte: perché la sua fiducia nella vita, e il suo coraggio anche nelle avversità, si nutrono della luminosa certezza di essere stato desiderato e sognato, prima di essere amato.

top

Parole chiave:
Attaccamento affettivo - Gravidanza - Infanzia - Primo figlio - Rapporto mamma-bambino - Riflessioni di vita

stampa

© 2011 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.