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I doveri dimenticati

I doveri dimenticati
14/09/2020

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Diritti, diritti, diritti… La retorica sui diritti ha superato i limiti del buon senso e della decenza civile. Il dovere è stato giustiziato nelle pubbliche piazze, nella coscienza individuale e collettiva, insieme al fratello maggiore, il senso di responsabilità. E al fratello minore, l’orgoglio di impegnarsi per fare bene il proprio dovere.
Le conseguenze sono evidenti, nella vita personale, familiare, professionale di un numero crescente di italiani. La politica assistenzialista in corso premia chi coltiva il diritto di essere imboccato col biberon dei bonus per tutta la vita. E penalizza chi continua a impegnarsi, a lavorare, a faticare, a cominciare da una tassazione persecutoria. Per far ripartire l’Italia, di fronte a una recessione spaventosa di cui ancora non è ben percepita la devastante portata, non bastano i prestiti europei. E’ indispensabile che i principi del dovere e della responsabilità individuale tornino ad essere la Stella del Nord che orienta e guida i nostri comportamenti. A cominciare dalla scuola. Poter studiare non è solo un diritto. E’ un privilegio e un dovere. Dovere di impegnarsi, di studiare con attenzione e concentrazione, a telefonino spento. Dovere di apprendere ogni giorno per migliorare, per crescere, per aprire nuovi orizzonti nella mente e nuove opportunità di progetti, di lavoro e di vita: più stimolante, più intensa, più appagante. Conoscenza, cultura e competenza saranno la ricchezza del futuro. Vero: l’orizzonte attuale in cui vediamo incompetenti da paura arrivare ai vertici massimi della politica, oppure discettare come opinionisti su tutto, senza avere la minima cognizione di causa, non aiuta. Anzi, fa pensare ai più giovani che il modello vincente sia oggi diventare “influencer” a qualsiasi titolo.
Attenzione: il dovere è amico della qualità della vita se viene visto, correttamente, come un mezzo per aumentare il piacere di esprimersi al meglio, di sentire attivi, efficaci e splendenti i propri talenti. Quando il principio del dovere ci è stato insegnato e trasmesso da genitori e nonni saggi, con le parole e con il comportamento quotidiano, con amore e per amore, ci ha dato una straordinario strumento di soddisfazione anche nel lavoro, dai molti colori e dalle molte declinazioni. E’ un metodo di vita. Applicandosi al meglio in ogni cosa, che sia lo studiare o il praticare uno sport, il cucinare o il fare l’artigiano, lo scrivere o il curare, si vivono molte opportunità di gioia e di ricarica dell’energia vitale, che accendono il sorriso, sul volto e nel cuore.
Come nota personale, provo immensa gratitudine per i miei genitori e i miei nonni, per quel “prima il dovere poi il piacere”, per l’attenzione e la cura messe nei piccoli gesti quotidiani, per lo stimolo a coltivare “l’occhio per il lavoro”, per il soffermarsi ad apprezzare una cosa ben fatta, o ben detta. Mia nonna mi ascoltava ripetere le lezioni a voce alta, fin dalle elementari. Spesso andava bene, e il suo sorriso soddisfatto, di approvazione e di amore profondo, mi dava un’impennata di gioia e di felicità. Mia mamma aveva lo stesso sguardo dorato, quando facevo bene le cose. Succedeva anche di sentirmi dire: «No, questa lezione non la sai ancora bene. Torna a studiarla meglio, poi ti riascolto». Siccome sentivo che aveva ragione, e che in effetti potevo far meglio, non c’erano né musi, né irritazione, né tanto meno risposte aggressive. Tornavo ad applicarmi, senza tante storie.
Ci sono ambiti di crescita personale e professionale dove è chiaro che l’impegno individuale non è surrogabile: nessuno può allenarsi al posto nostro a suonare uno strumento o in uno sport. Diecimila ore di pratica, concentrata e impegnata, sono la soglia per arrivare all’eccellenza. Purtroppo il lockdown ha dato un’ulteriore mazzata al principio del dovere e della responsabilità. La disaffezione allo studio e al lavoro sono diventati epidemici, e molto più pericolosi del Covid. Lo smart nothing, lo pseudo lavoro da remoto, è un problema serio e crescente. Sembra colpire di più la pubblica amministrazione, meno controllata rispetto al privato, se si ascoltano le lamentele dei cittadini. E allora? E’ indispensabile una rivoluzione morale, che riporti al centro dell’agire individuale e collettivo i principi del dovere e della responsabilità. Per ritrovare l’orgoglio di far bene le cose. Per essere protagonisti della propria vita e di quella civile. Per ritrovare il piacere di dare un senso profondo alla propria esistenza. Ne saremo capaci? Io ancora ci spero, e mi impegno. E voi?

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