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Covid-19, per le donne incinte i rischi per ora sembrano bassi

Covid-19, per le donne incinte i rischi per ora sembrano bassi
15/04/2020

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

“Chi è più felice di noi? dicevo a mio marito. Sono all’ottavo mese di gravidanza del nostro primo bambino. Andava tutto benissimo. Adesso vivo un incubo, ho il terrore che questo maledetto coronavirus rovini tutto! Ho un’ansia pazzesca, io stessa non mi riconosco più. Bloccata in casa, ho paura di tutto… Non voglio più vedere nessuno. Che rischi corre il nostro bambino? Che cosa possiamo fare? E il parto?”.
Francesca C. (Cremona)
Comprendo bene il contraccolpo, gentile signora, piombata dalla felicità all’angoscia. L’ansia è comprensibile, tuttavia va contenuta per non creare più danni del virus. Le rispondo basandomi sulle indicazioni che emergono dagli studi scientifici e dall’ottimo lavoro del nostro Istituto Superiore di Sanità, con informazioni aggiornate settimanalmente, (epicentro.iss.it).
Le precauzioni che la donna in gravidanza e i suoi familiari devono tenere sono le stesse della popolazione generale: igiene frequente e accurata delle mani, attenzione a evitare il contatto con soggetti malati o sospetti, rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, secondo quanto indicato dal Ministero della Salute. Il tampone va effettuato per ora solo in presenza di sintomi o se si è entrate in contatto con soggetti infetti.
Giustamente lei chiede: una donna incinta è più a rischio di una donna che non è in gravidanza? Per le donne che si trovano al primo trimestre, non abbiamo dati, finora, su un aumentato rischio di infezioni dell’embrione e/o di malformazioni causati dal virus, Un dato rassicurante, indiretto, ci viene dall’analisi dei bambini nati in questo periodo in Cina. Lo studio su 15 donne cinesi a termine di gravidanza è stato da poco pubblicato su Lancet, una delle più autorevoli riviste scientifiche. Tutte avevano anche una polmonite (lieve) da Covid-19. I bambini nati stanno bene, con un Apgar pari a 8-9 alla nascita, e 9-10 dopo 5 minuti (l’Apgar è una sintesi di valutazione dei parametri vitali, come il voto in pagella: 10 è il massimo). Non sono stati riportati casi di aborto, di asfissia grave o mortalità perinatale. Inoltre, e queste spero la tranquillizzi molto, è stata fatta la ricerca del virus nel liquido amniotico, nel cordone ombelicale e in bocca ai neonati: tutto negativo. In questo gruppo non è stato quindi dimostrato il passaggio verticale del virus da mamma a feto attraverso la placenta, diversamente da altre infezioni virali. Il fatto che il Covid-19 non sembri attraversare la placenta può indirettamente rassicurare le donne che hanno concepito in questo periodo. Se la mamma contrae una polmonite da Covid-19, che rischi ci sono per lei e per il piccolo? La polmonite in gravidanza, da virus o batteri, è un problema serio. L’immunotolleranza, tipica della gravidanza, potrebbe essere in questo caso un fattore protettivo nei confronti della polmonite interstiziale, che è espressione invece di un eccesso di reattività del sistema immunitario. Nelle donne cinesi gravide finora studiate sono state riportate solo polmoniti lievi. Tutte, dice lo studio, sono state poi dimesse con i loro piccoli, entrambi in buona salute.
E il parto? La modalità ottimale (parto vaginale o taglio cesareo) viene valutata dai medici ostetrico-ginecologici, al momento del parto. Le mie pazienti, senza Covid-19, che hanno partorito in questo periodo con parto vaginale, sono state rassicurate anche dall’ottima assistenza ricevuta. Sono state dimesse come sempre dopo 48 ore, mamme e bimbi in piena salute.
Spero che questi dati, complessivamente favorevoli, le abbiano ridato un po’ di serenità. Giusta prudenza dunque, ma anche fiducia. Mille auguri di cuore!

Prevenire e curare – Dopo il parto, in tempo di coronavirus

- Attenzione: no al tourbillon dei parenti felici. Congratulazioni solo via social fino al ritorno alla normalità!
- Allattamento: sì, con mascherina e mani lavate.
- Papà a casa: benissimo, per un inatteso e assaporato “congedo di paternità”. Con neomamma in salute, e un figlio desiderato e sano, anche lo smart working diventa ancora più smart.

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