Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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16/02/2009

Come nasce l'amore tra mamma e bambino


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


Venticinque anni in tre: lui, lei e il bambino appena nato in Gran Bretagna. Tredici anni lui, dodici lei e qualche giorno il pargoletto. Il ragazzino, appena pubere, è uno dei nove figli che un padre scriteriato ha messo al mondo con varie madri. Lei vive in una famiglia con la sola madre e quattro altri fratelli. Entrambe le famiglie sono affidate ai servizi sociali e sostenute con contributi statali. Il piccolo vivrà per ora con la famiglia della giovanissima madre. Ma già c’è la richiesta della attribuzione corretta di paternità, perché sembra che la ragazzina, nel periodo del probabile concepimento, avesse altri tre “fidanzati”.
Con queste premesse, come sarà stata quella gravidanza? Che futuro avrà questo bambino? Un destino di emarginazione e di deriva sociale, come il resto della famiglia in cui ritroviamo tutti i fattori di rischio per un’adolescenza caratterizzata da una sessualizzazione precocissima, senza controllo e senza alcuna capacità di auto protezione. Adolescenti soli, alla deriva di se stessi in una vita smarrita, che cercano nel sesso emozioni surrogate, e un po’ di affetto che non trovano in famiglia, esponendosi a rischi concreti, multipli e incontrollati, che continueranno a peggiorare la loro situazione esistenziale e quella del bambino che verrà. Quei nove mesi, che una volta si credevano relativamente al sicuro dalle insidie fisiche ed emotive del mondo, sono in realtà un periodo critico per la salute fisica ed emotiva del feto, che si proietterà anche nella vita adulta. Sempre più ricerche evidenziano con dati solidissimi quanto l’“imprinting”, l’esperienza biologica, biochimica e biofisica, della gravidanza e i vissuti emotivi che la caratterizzano possano davvero segnare, addirittura in modo indelebile, il nostro futuro. Soprattutto se i fattori di vulnerabilità che sono stati determinati in gravidanza vengono poi potenziati da fattori ambientali, affettivi e di stili di vita. Limitiamoci oggi all’aspetto affettivo.
Quanto conta quello che succede in gravidanza nello sviluppo dell’amore tra mamma e bambino? Moltissimo, perché quei nove mesi non sono solo di gestazione fisica, ma anche, e forse soprattutto, psichica. Nelle gravidanze ottimali, il “bambino dei sogni”, il bambino desiderato, immaginato, vagheggiato, prima ancora di essere concepito, prende forma nella mente e nel cuore della mamma fin dal momento in cui il test di gravidanza è positivo, con grandi differenze, peraltro, da donna a donna, e da una gravidanza all’altra, anche nella stessa donna e nella stessa coppia.
Diverso è il caso, evidentemente, quando la gravidanza è casuale, non voluta, accettata per paura di rivelarla, come è successo agli adolescenti inglesi. Nei concepimenti accidentali, il rapporto tra mamma e bambino può essere incrinato da difficoltà, frustrazioni, crisi familiari, soprattutto se il bambino viene addirittura “incolpato” di aver costretto la mamma a cambiare la sua vita. La sindrome del bambino battuto (“shaken children”), quando il neonato o il piccolo viene scosso violentemente per farlo smettere di piangere, determinando gravissime lesioni da colpo di frusta, è molto più frequente nei bambini nati in condizioni disagiate fisiche, economiche o emotive, che spesso sono associate.
Dopo il concepimento, conta molto l’umore della mamma: se è serena e soddisfatta della propria vita di coppia, il bimbo trova un nido emotivo molto più predisposto ad accoglierlo fin dai primi giorni della gravidanza. La donna è radiosa, come se nella gravidanza avesse trovato con pienezza la propria misura. La prima ecografia, vedendo il cuoricino che batte e i primi movimenti, dà un sussulto di gioia, tanto più intenso quanto più il bambino è stato desiderato.
L’attaccamento tra mamma e bambino cresce poi nettamente quando la donna percepisce i primi movimenti del piccolo, e in proporzione al numero di movimenti. Alcune donne “dialogano” con il bimbo, gli raccontano cosa faranno dopo la nascita, lo trattano già da esserino con una propria identità, con cui condividere un futuro di gioia. Sull’atteggiamento della donna influenza molto anche il rapporto che lei stessa ha avuto con la propria madre. All’opposto, la condizione di madre giovanissima e single, in una famiglia in gravi difficoltà anche economiche, può creare uno stato di “rimozione” emotiva dello stato gravidico stesso, o comunque una sostanziale negligenza, anche nei confronti degli stili di vita, magari continuando a fumare, a bere e mangiare in modo anarchico, come se nulla fosse. Condizioni di povertà e deriva sociale possono rendere ulteriormente problematico il rapporto madre-bambino fin dall’inizio della gravidanza, anche per ragioni obiettive. Naturalmente, è essenziale anche l’andamento della gravidanza: nausee feroci certo non aiutano, così come le gravidanze patologiche. Di converso, una bella gravidanza in piena salute aiuta l’ottimismo, i pensieri positivi, e lo sviluppo di un attaccamento profondo. E conta molto lo spazio che il bambino avrà nella vita della donna. Se la priorità resta la carriera, per esempio, l’investimento affettivo è diverso rispetto alla donna che vive l’essere mamma come la massima espressione della sua femminilità. Ed è diverso ancora per una ragazzina che è lei stessa appena entrata nell’adolescenza.
Naturalmente, per lo sviluppo di un ottimo attaccamento affettivo tra mamma e bambino conta moltissimo anche il rapporto di coppia perché condiziona la motivazione ad avere il figlio e il significato che il bambino avrà in quella relazione e in quella famiglia. Quando la coppia si ama molto e vede nel figlio la concretizzazione del proprio amore, l’attaccamento tra mamma e bambino si arricchisce di una variabile fondamentale: la presenza di un padre affettuoso già prima della nascita. Un padre protettivo verso la compagna, che dialoga e sogna con lei. Il grembo psichico di lei cresce meglio in un’attesa assaporata e condivisa. Ben diversa è la situazione se la coppia non è nemmeno tale, come succede nei flirt precocissimi, che una volta erano solo e giustamente platonici. Ora, con il rapporto completo, molti giovanissimi si trovano veramente a entrare in una fase della vita in teoria adulta, avendo bruciato tutte le tappe precedenti, essendo ancora di fatto, per maturità, dei bambini mal cresciuti.
Delicata, per ragioni del tutto diverse, è anche la situazione di chi è in crisi e concepisce “per migliorare la situazione”. Il bambino nasce allora con un’ipoteca pesante sul proprio futuro, molto condizionata da come evolverà la crisi di coppia, che non sempre un nuovo bimbo può riuscire a sanare, anzi. Anche perché non è quello il suo ruolo. E molto conta anche la maturità dell’uomo, la sua disponibilità a cambiare comunque la propria vita dopo la nascita del bambino, ad accettare bene il delicato passaggio da coppia a famiglia. Un uomo giovanissimo, oppure immaturo o narciso può invece vivere bene il desiderio di figlio, ma entrare poi in competizione con il bambino stesso, che può vivere come un estraneo o addirittura un usurpatore di attenzioni e di amore... fin dall’inizio della gravidanza.
Non ultimo, anche il risultato di esami come la villocentesi, amniocentesi o ecografie, può interferire nel rapporto mamma e bambino, così come la comparsa di eventuali patologie durante la gravidanza. E’ questo un nuovo filone di ricerca di estremo interesse, che potrà aiutarci a comprendere di più il rapporto tra la mamma e bambino già durante la gravidanza e, in positivo, indicarci come ridurre l’effetto negativo di quei fattori intercorrenti che potrebbero pregiudicarlo.
Le donne attualmente in gravidanza che volessero partecipare allo studio che sto conducendo su questo prezioso tema possono compilare i questionari online su www.fondazionegraziottin.org. Per tutte le donne che hanno la fortuna e il merito di aver scelto consapevolmente quando diventare mamme, un consiglio che molte già praticano spontaneamente: vivere il tempo della gravidanza come un tempo prezioso di attesa, in cui costruire le basi di un rapporto d’amore profondo e di grande soddisfazione, condividendo sogni, aspettative e desideri con il partner, ma anche con la propria mamma o un’amica. Tenendosi un tempo dedicato nella giornata, per dialogare emotivamente con il piccolo già durante la gravidanza: per esempio, rilassandosi sul divano ascoltando una musica amata, o passeggiando all’aperto nelle belle giornate, anche mezz’ora nella pausa pranzo, ora che la primavera è in arrivo. Il “benvenuto”, al bimbo che verrà, vien detto ogni giorno, già durante la gravidanza, attraverso le miriadi di segnali biochimici e biofisici che dalla mamma passano al piccolo e che solo ora cominciamo a decifrare.
Scegliere quando e con chi diventare madri non è solo un gesto maturo, ma un segno di responsabilità e di amore verso il bambino che nascerà. Il miglior “benvenuto”.

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Parole chiave:
Adolescenti e giovani - Attaccamento affettivo - Gravidanza - Rapporto di coppia - Rapporto mamma-bambino - Riflessioni di vita

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© 2009 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.