Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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09/11/2009

Che cosa ispira le nostre azioni


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


Che cosa ispira le nostre azioni? I miei amati Greci avrebbero detto: la ricerca del bello e del buono, quel “kalòs kaì agathós”, vista come sintesi di un comportamento eticamente orientato e di bellezza. Non tanto, o non solo, quest’ultima, come forma elegante del corpo, ma come espressione che illumina chi fa della ricerca del bene il motivo conduttore della propria vita.
Nelle società ad alto reddito, uscite dall’urgenza del bisogno di sopravvivere, oggi è la ricerca del piacere il motore primo dell’esistenza. Un piacere composito, certamente. Fisico, innanzitutto, con un’esasperazione della ricerca del piacere sessuale in tutte le sue forme, lecite e trasgressive. Con una vertigine compensatoria nell’appetito per il cibo, come risposta alle frustrazioni dell’esistere, che porta ad un’epidemia di obesità. Un piacere emotivo, con un’esasperazione del bisogno di novità, particolarmente accentuata in quella parte della popolazione geneticamente più orientata al “novelty-seeking”, a cercare continuamente nuovi stimoli e nuove sensazioni. E se il quotidiano non basta, ecco l’esasperazione chimica del bisogno di emozioni più forti, attraverso la cocaina e altre droghe eccitanti. Un piacere affettivo, attraverso una pluralità di relazioni, che credono di guadagnare nel numero e nell’indiscriminatezza della promiscuità quello che hanno già perduto in profondità, in significato, in esclusività, in poesia dell’unicità. Un piacere professionale, dove la gratificazione viene sempre meno cercata nella competenza e nell’orgoglio di fare bene il proprio lavoro, e sempre più perseguito nella direzione del potere, indipendentemente dal merito. Un piacere sociale, che si nutre di relazioni potenti e di una visibilità comunque acquisita, che anzi oggi sembra premiare le identità negative, le grandi prostituzioni di sé, i tradimenti della fiducia comunque accordata, le violazioni della riservatezza, le protervie del potere che, in quanto tale, crede di potersi arrogare qualsiasi diritto e qualsiasi libertà, a destra come a sinistra, in spregio sostanziale della fiducia degli elettori e di quei valori di eccellenza e di etica tanto strumentalmente usati nella campagne elettorali.
E’ davvero così trionfale, questa ricerca del piacere in tutte le sue forme, come i media contemporanei sembrano suggerire? Non proprio. Piccole e grandi insidie, trappole e trabocchetti, tunnel e baratri inattesi attendono al varco chi persegua il piacere senza interrogarsi sul senso delle proprie trasgressioni, sulla responsabilità che implicano, sulle conseguenze, anche devastanti, che possono avere per se stessi, per la propria famiglia, per le persone con cui si era stabilito un rapporto di fiducia e perfino di rappresentanza.
Uno dei fattori di distorsione del giudizio più sottovalutati, e che si sta diffondendo in modo epidemico, è l’uso della cocaina. Questa droga amplifica il desiderio nella sua accezione appetitiva più ampia in quanto agisce sulla via dopaminergica, che nel nostro cervello media tutti i comportamenti di conquista (ad-petere). Aumenta le sensazioni di piacere sessuale, proprio perché incrementa il numero di cellule nervose che vengono attivate, per esempio, nel momento dell’orgasmo (il cosiddetto “firing” cerebrale, ossia un accendersi amplificato di molti più neuroni). Ma facilita anche il senso di onnipotenza, l’esasperazione narcisistica, quell’“Io posso” che può far perdere il senso del limite e dell’opportunità, il senso del pericolo e dell’autoprotezione, il senso della decenza e dell’oltraggio che il proprio comportamento può causare. Quanti incidenti automobilistici avvengono sotto l’effetto di droghe eccitanti o di alcol, nel week-end e non solo? Quante malattie vengono sessualmente trasmesse “perché io sono più forte del virus, perché a me non succede”? Quante devastazioni sentimentali e familiari? Esponendo la persona a piccoli e grandi rischi, fino a catastrofi irreparabili (al di là del concretissimo rischio di infarti cardiaci o di emorragie cerebrali, che costituiscono il maggior rischio biologico della cocaina, indipendentemente dal dosaggio, dalla via di somministrazione e della frequenza d’uso). Molti diranno: “Io la uso, mi diverto e a me non succede niente di negativo. Mi diverto e basta”. E’ proprio su quel “a me non succede niente di negativo” che si insidia il demone della distorsione del giudizio che può rivelarsi su vari fronti autodistruttiva fino ad essere suicida, per gli affetti e la professione, per l’immagine di sé, se non per la vita.
“Lo fanno tutti” è l’altra affermazione auto-assolutoria: non proprio. Esiste per fortuna una parte sana della nostra popolazione – oggi meno visibile e, apparentemente, di minore “successo” – che non si droga, che non cerca il piacere in modo esasperato, che mantiene un baricentro etico, che coltiva qualità di affetti e di motivazioni, che sa interrogarsi sul senso dei propri errori e rimettersi in discussione, che lavora con l’orgoglio di fare bene e di migliorarsi sempre per il gusto di un’eccellenza sostanziale e formale, per una ricerca di bellezza profonda nel proprio esistere che non vuole farsi inquinare dal pantano e dalla corruzione contemporanea. Persone che collocano la ricerca del piacere in un modo più sobrio di esistere, più attento alle piccole cose, alla qualità delle emozioni, a un rapporto più vibrante e silenzioso con sé, con gli altri e con il mondo. Persone che non si riconoscono nelle modalità di leadership contemporanea e men che meno nell’etica che nei comportamenti personali le caratterizza. Persone che cercano bellezza di ispirazione e di azione, chiarezza di comportamenti, limpidezza di pensiero e di energia.
Si parlava di tempo-kairós, la scorsa settimana: c’è una ricerca sana del piacere di esistere e dare un senso alla propria vita che può essere profondamente espressiva e gratificante, invece che autodistruttiva. Una ricerca che non scinde il piacere dall’amore, che sa vibrare per emozioni antiche di tenerezza, amicizia, generosità, fiducia e nostalgia. Che sa condividere, invece di predare, o pagare per avere del piacere in più. Che sa accarezzare l’anima. Che vibra su un’altra lunghezza d’onda, lontana dai piaceri oscuri e fuggitivi, in un mondo più intimo dove sanno abitare con discrezione la bellezza e la gioia.

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Parole chiave:
Autorealizzazione - Cocaina - Riflessioni di vita

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© 2009 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.