Quanto sei soddisfatto della tua vita? Sono più gli aspetti che ti appagano o quelli che vorresti cambiare? Ti piace l’idea stessa di poter cambiare, e ti entusiasma metterti alla prova per farlo, o “ormai” è la tua parola chiave più frequente? Oppure hai già trovato la tua misura, dove energia e armonia, impegno e gusto di vivere, serenità e gioia abitano la tua vita con piacevole efficacia? Ti senti arrivato/a, e stai assaporando questa stagione luminosa, o sei alla ricerca di altro? O, ancora, ti senti rassegnato nella palude dell’inquieta inerzia, o agitato dai venti dell’invidia tossica?
Sul fronte soddisfazione, alcune differenze cardinali rispetto al passato mi sembra meritino qualche riflessione. Il primo grande bivio contemporaneo, sconosciuto nel passato, è tra impegnarsi o divertirsi. La scelta di massimizzare il divertimento, minimizzando l’impegno su altri fronti, seduce e incanta un numero crescente di giovani e meno giovani. Il corollario è la ricerca di denaro facile, che consenta maggiori disponibilità economiche e più spazi e modi di divertimento, riducendo drasticamente il tempo per il lavoro, lo studio, la preparazione, l’allenamento a una vita in cui sentirsi protagonisti del proprio destino. E’ invece in netta riduzione il numero di bambini e adolescenti orientati all’impegno come metodo nella ricerca di sé per una vita su misura, che potenzi il gusto di esistere con soddisfazione progettuale e che vada oltre il divertimento effimero. Quale strada un figlio scelga è spesso intuibile dal comportamento dei genitori, sempre più orientati al divertimento e all’effimero, e dal clima scolastico, che vede nella noia profonda il killer più insidioso ed efficace del desiderio di impegno. Gli sportivi e i professionisti, i commercianti e gli imprenditori, uomini e donne, che riescano a raggiungere un buon livello nel loro campo possono assaporare buoni o ottimi livelli di soddisfazione, ancor più alti se accesi da una vita affettiva appagante nell’amicizia, nella famiglia e nell’amore.
Il secondo bivio, ancora più recente, riguarda la frattura tra vita reale e virtuale. Le promesse social di soddisfazione e felicità sono sirene a cui è difficile resistere in assenza di vocazioni forti e di genitori presenti, solidi e affettuosi, stimolanti ed etici. Oggi vivere con soddisfazione è un’impresa. Trovare la propria misura e la propria “musica” richiede principio di realtà, impegno quotidiano, visione, riflessione, sana autocritica, e una misteriosa dose di fortuna. «Duce virtute, comite fortuna», dicevano gli Antichi: fai la tua parte perseguendo la “virtus”, ossia coraggio, forza, valore guerriero in senso reale e metaforico, ed eccellenza etica, e la fortuna ti accompagnerà. Quanti mettono in campo queste qualità e le allenate capacità che le sottendono?
Certo, per mantenere un alto profilo di soddisfazione alcuni fattori sono necessari, ma non sufficienti. Tra i prerequisiti, aiuta essere in buona salute e impegnarsi per mantenerla ottimale, soprattutto quando gli anni avanzano. E aver vissuto relazioni di amore, affetto, fiducia profonda e sintonia di sguardo sulla vita con almeno un familiare, la madre per prima. E’ la “base sicura” emotiva, quella fiducia profonda nella vita e nel meritare di essere amati, che dà poi l’energia, la calma e la limpidezza interiore per trovare il coraggio di rispondere fino in fondo alla domanda «chi sono?».
La prima misura di soddisfazione, a ogni età, è la sintonia tra il “chi sono”, come identità avvertita nel quotidiano, e il “chi e come vorrei essere”. E qui scatta la terza grande differenza rispetto al passato: il tipo di modello che ispira l’ideale dell’Io. In passato ognuno aveva riferimenti e paradigmi molto legati alla famiglia e all’ambiente di nascita, economico, culturale e religioso. Oggi il modello è molto variegato. Si apre su orizzonti virtuali impensabili, con possibilità fantasmagoriche e con una seduzione potente e pericolosa. Nel virtuale sembra che successo e ricchezza, divertimento e soddisfazione siano facili da raggiungere e accelerati dalla visibilità mediatica, senza impegno personale, studio, sacrificio. Sembrano premianti strategie strumentali, interessi politici, prostituzioni e connivenze. La realtà tuttavia non fa sconti, anzi esaspera la frattura tra l’ideale e la verità della vita quotidiana. Crescono allora l’invidia sociale, l’avidità, l’aggressività, la brutalità e la ferocia anche, nelle relazioni interpersonali e perfino con sconosciuti. E se riscoprissimo l’esame di coscienza, anche laico? Quell’antico e riflessivo compagno di viaggio per migliorare la propria vita reale, anche sul fronte della soddisfazione esistenziale.
Sul fronte soddisfazione, alcune differenze cardinali rispetto al passato mi sembra meritino qualche riflessione. Il primo grande bivio contemporaneo, sconosciuto nel passato, è tra impegnarsi o divertirsi. La scelta di massimizzare il divertimento, minimizzando l’impegno su altri fronti, seduce e incanta un numero crescente di giovani e meno giovani. Il corollario è la ricerca di denaro facile, che consenta maggiori disponibilità economiche e più spazi e modi di divertimento, riducendo drasticamente il tempo per il lavoro, lo studio, la preparazione, l’allenamento a una vita in cui sentirsi protagonisti del proprio destino. E’ invece in netta riduzione il numero di bambini e adolescenti orientati all’impegno come metodo nella ricerca di sé per una vita su misura, che potenzi il gusto di esistere con soddisfazione progettuale e che vada oltre il divertimento effimero. Quale strada un figlio scelga è spesso intuibile dal comportamento dei genitori, sempre più orientati al divertimento e all’effimero, e dal clima scolastico, che vede nella noia profonda il killer più insidioso ed efficace del desiderio di impegno. Gli sportivi e i professionisti, i commercianti e gli imprenditori, uomini e donne, che riescano a raggiungere un buon livello nel loro campo possono assaporare buoni o ottimi livelli di soddisfazione, ancor più alti se accesi da una vita affettiva appagante nell’amicizia, nella famiglia e nell’amore.
Il secondo bivio, ancora più recente, riguarda la frattura tra vita reale e virtuale. Le promesse social di soddisfazione e felicità sono sirene a cui è difficile resistere in assenza di vocazioni forti e di genitori presenti, solidi e affettuosi, stimolanti ed etici. Oggi vivere con soddisfazione è un’impresa. Trovare la propria misura e la propria “musica” richiede principio di realtà, impegno quotidiano, visione, riflessione, sana autocritica, e una misteriosa dose di fortuna. «Duce virtute, comite fortuna», dicevano gli Antichi: fai la tua parte perseguendo la “virtus”, ossia coraggio, forza, valore guerriero in senso reale e metaforico, ed eccellenza etica, e la fortuna ti accompagnerà. Quanti mettono in campo queste qualità e le allenate capacità che le sottendono?
Certo, per mantenere un alto profilo di soddisfazione alcuni fattori sono necessari, ma non sufficienti. Tra i prerequisiti, aiuta essere in buona salute e impegnarsi per mantenerla ottimale, soprattutto quando gli anni avanzano. E aver vissuto relazioni di amore, affetto, fiducia profonda e sintonia di sguardo sulla vita con almeno un familiare, la madre per prima. E’ la “base sicura” emotiva, quella fiducia profonda nella vita e nel meritare di essere amati, che dà poi l’energia, la calma e la limpidezza interiore per trovare il coraggio di rispondere fino in fondo alla domanda «chi sono?».
La prima misura di soddisfazione, a ogni età, è la sintonia tra il “chi sono”, come identità avvertita nel quotidiano, e il “chi e come vorrei essere”. E qui scatta la terza grande differenza rispetto al passato: il tipo di modello che ispira l’ideale dell’Io. In passato ognuno aveva riferimenti e paradigmi molto legati alla famiglia e all’ambiente di nascita, economico, culturale e religioso. Oggi il modello è molto variegato. Si apre su orizzonti virtuali impensabili, con possibilità fantasmagoriche e con una seduzione potente e pericolosa. Nel virtuale sembra che successo e ricchezza, divertimento e soddisfazione siano facili da raggiungere e accelerati dalla visibilità mediatica, senza impegno personale, studio, sacrificio. Sembrano premianti strategie strumentali, interessi politici, prostituzioni e connivenze. La realtà tuttavia non fa sconti, anzi esaspera la frattura tra l’ideale e la verità della vita quotidiana. Crescono allora l’invidia sociale, l’avidità, l’aggressività, la brutalità e la ferocia anche, nelle relazioni interpersonali e perfino con sconosciuti. E se riscoprissimo l’esame di coscienza, anche laico? Quell’antico e riflessivo compagno di viaggio per migliorare la propria vita reale, anche sul fronte della soddisfazione esistenziale.