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Amicizie: chi scegliere, chi evitare

10/12/2012

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

«Tre amicizie sono vantaggiose e tre sono dannose. Le amicizie con gli onesti, con i sinceri, con chi ha molta esperienza, sono vantaggiose. Sono dannose le amicizie con gli adulatori, con gli accomodanti, con le sirene». Così scrive Confucio, nei Dialoghi. Perché il filosofo cinese, tra le caratteristiche delle amicizie, nel bene e nel male, sceglie proprio queste? Certo, un vero amico è onesto e sincero: giustamente Confucio pone l’onestà in posizione primaria e assoluta, perché costituisce la irrinunciabile base sicura su cui costruire un rapporto fiduciario di qualità. Onestà come paradigma della persona, nella sua intrinseca attitudine verso la vita. La sincerità arriva seconda: se ti sono amico, in piena onestà di sentimenti e di intenti, sono sincero con te. Il che non significa dire brutalmente la verità, che d’impulso può ferire a morte, ma dire il vero con parole e modi costruttivi. Così da incoraggiare l’amico a rileggere se stesso, persone e situazioni in un modo diverso, evolutivo: che lo stimolino e lo aiutino nella crescita personale, professionale e affettiva. Terza viene l’esperienza, grande modulatore dello sguardo sulla vita, specie se unita ad onestà e sincerità: con questo trio si può restare innamorati della vita, appassionati nel lavoro, nello sport, nell’amicizia, appunto, e nella famiglia. Con quel piccolo, saggio disincanto che ci aiuta a tenere la distanza di sicurezza, a fidarci con prudenza, a scegliere meglio amicizie, collaboratori, percorsi e progetti.
Sottile, e di grande attualità, anche politica, è il trio che Confucio seleziona per definire le amicizie svantaggiose o francamente dannose. Primi della lista, gli adulatori: corruttori per definizione del giudizio di sé, tanto più potenti quanto più è grande il bisogno di conferme, di approvazione, di consenso, di dedizione, di affetto, quanto più forte è il narcisismo. L’adulatore può ridurci in schiavitù emotiva, facendoci credere di essere dei principi o delle principesse. Ci manipola in modo strumentale, tanto più quanto più forte è il suo ascendente, complementare alla nostra debolezza interiore, gemella perniciosa della vulnerabilità morale. Secondi, gli accomodanti: categoria insidiosissima, il cui pericolo è proporzionale all’apparente innocuità. L’accomodante lascia perdere, non vuole vedere né sentire, non si impegna: apparentemente, si e ci racconta, per “mettere pace”. In realtà, la visione confuciana mette l’accento sul lato oscuro di questo comportamento, che spesso si realizza zittendo onestà e sincerità, fino a creare pericolose collusioni con l’omertà e la complicità passiva. Seduttivissimi terzi, le sirene: qui Confucio si supera. Nelle sirene, e nel loro canto mortifero, sintetizza la potenza delle illusioni. Chi può resistere a un amico che rende credibili e meritevoli di ascolto e seguito le nostre illusioni? Perfino un uomo astutissimo come Ulisse, ben consapevole dei propri limiti, si fa legare dai marinai all’albero della nave: per potere sì consentirsi il piacere sublime di ascoltare il loro canto sinuoso e pervasivo, ma proteggendosi al contempo in modo pragmatico, e simbolicamente suggestivo, anche da se stesso e dal rischio di seguirle, morendo. Un amico vestito da sirena può portarci alla morte, sorridendo e danzando: quando, ragazzi, ci propone alcol o droghe, o sesso rischioso e promiscuo, o soldi facili. Quando ci mostra strade facilissime per avere carriera e potere… purché si lascino da parte onestà e sincerità, purché ci accetti anche di tradire se stessi piano piano, fino a non accorgersene più.
Se ci si guarda intorno, specialmente nel mondo politico, adulatori, accomodanti e sirene hanno il posto d’onore attorno a politici di spicco di ieri e di oggi: sembrano quasi essenziali alla scalata al potere contemporanea.
Aveva torto Confucio? Sì, sembra, nel breve termine. Aveva ragione, assolutamente, nel lungo termine: perché adulatori, accomodanti e sirene, che all’inizio esaltano l’io e l’autostima, nel lungo termine avvelenano il giudizio intero, su di sé e il mondo. E silenziosamente uccidono, portando al suicidio, politico e non, con le mani pulite.

Amicizia Riflessioni di vita

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