Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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04/08/2008

Addio privacy


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


Ventiquattro anni, studentessa universitaria, famiglia normale, vita normale. Diagnosi pesante: “Sifilide”. Com’è possibile? “Il mio partner era un po’ promiscuo”. La sifilide è una malattia sessualmente trasmessa che credevamo di aver debellato con l’uso della penicillina, attivissima ed efficace contro la Spirocheta, il germe che la causa. Oggi la sifilide è ricomparsa ed è in netta crescita, ma in numeri assoluti, in termini di nuovi casi, è ancora poco diffusa. Per contrarla bisogna essere o molto sfortunati o molto, e indiscriminatamente, promiscui. “Sì, in effetti il mio ragazzo era anche un po’ bisessuale”. La ragazza parla di questi fatti pesanti come se stesse raccontando, con un po’ di noia, una storia banale. Come se fosse spettatrice di un film irrilevante. “Come è stata diagnosticata?”. “Purtroppo un’amica di mia mamma è medico. Io avevo delle papule rosse alle mani e non sapevo cosa fossero. Mia mamma, un pomeriggio di domenica in cui la sua amica è venuta a trovarci, le ha chiesto un parere. Questa è sbiancata e ha detto secco, lì, su due piedi: “Madonna mia: sifilide!”. Addio privacy!”.
“Le hanno fatto altri esami, dopo?” “Sì, per l’AIDS: negativi, per fortuna. E la Chlamydia: avevo preso anche quella, ma l’ho curata”. “E per le altre malattie a trasmissione sessuale, gonorrea, papilloma virus?”. “No, nient’altro. Comunque adesso sono guarita. Non gliel’avrei neanche detto. Per me è acqua passata. Può capitare, no?”.
Sì, certo, tutto può capitare. Tuttavia questa storia merita qualche riflessione condivisa. Innanzitutto, per la banalizzazione di un problema serio: il tradimento. Un partner che tradisce, e molto, con uomini e donne, senza usare nessuna protezione, percepito come fatto “normale” o quasi. Forse perché consentito all’altro come a se stessi: ma il problema resta!
Secondo, un partner che trasmette una malattia grave alla ragazza che frequenta in coppia fissa da due anni. Eppure lei ne parla con distacco: “Oggi tutti tradiscono, può succedere, non è il caso di farne una tragedia. Beh, certo, ci può essere anche il rischio di prendersi qualcosa. Ma tanto poi si cura... Che problema c’è?”. Sì, (quasi) tutte le malattie sessualmente trasmesse si curano, nel senso che raramente sono fatali. Lo sono in una minoranza di casi di AIDS o di Papillomavirus, quando quest’ultimo causa un carcinoma del collo dell’utero molto aggressivo e/o diagnosticato tardi. Tuttavia, il prezzo in salute può comunque essere alto: infezioni genitali di utero e tube, dolore pelvico cronico, sterilità, ma anche artriti, epatiti, congiuntiviti, per la Chlamydia; oppure lesioni precancerose fino al cancro invasivo per il Papillomavirus; lesioni cerebrali nella sifilide non diagnosticata in tempo; oppure depressione immunitaria, linfomi o sarcomi, nell’AIDS. A seconda della malattia, in termini di salute, non c’è da scherzare, né da banalizzare. Eppure, il messaggio che “tutto è curabile” contribuisce a un’irresponsabile superficialità di comportamento.
Terzo, per il racconto senza emozioni. Come se ci fosse una frattura tra la gravità di quello che è successo, ed è stato subìto, e l’intensità della risposta emotiva che esperienze così pesanti dovrebbero evocare. Oppure come se ci fosse stata una sorta di pietrificazione emotiva, per difendersi da un dolore interiore, da una crisi di sfiducia affettiva o da una collera altrimenti difficili da gestire e governare. Di certo c’è una frattura generazionale: una malattia percepita come grave e inquietante dalle persone di cinquant’anni o più, è vissuta dai più giovani come un nome strano, una seccatura che ti obbliga a prendere antibiotici in dosi massicce, e nulla più. Si potrebbe dire, una malattia percepita come virtuale, fuori dalla realtà della vita.
Quarto, per la totale distorsione del concetto di privacy: per questa ragazza l’unica cosa seria di tutta la questione non era l’aver contratto la malattia a causa di un partner untore e inaffidabile, ma che la cosa fosse stata risaputa in famiglia. Il che la dice lunga sul cambiamento di priorità in atto per le generazioni più giovani.
Quinto, la non percezione del danno subìto. Un/a partner, che dimostratamente abbia trasmesso una malattia sessuale impegnativa, può essere denunciato per aver causato lesioni personali gravi o gravissime, con richiesta di risarcimento. Aspetto anche questo sottovalutato nella generale banalizzazione della promiscuità oggi in atto.
Possiamo apprendere qualcosa, da questa storia paradigmatica? Sì: dobbiamo parlare di più e meglio delle diverse malattie sessualmente trasmesse, soprattutto con i giovani, figli o allievi che siano, senza banalizzare. Parlare di autoprotezione con profilattico in ogni tipo di rapporto, anche nei rapporti anali in cui le donne tendono a farlo usare molto meno degli omosessuali. Non banalizzare il tradimento: c’è una responsabilità verso il partner stabile anche nel tradire. Almeno non si portino a casa malattia d’ogni tipo! Stare all’erta, anche nella coppia cosiddetta stabile. E nel dubbio fare gli esami più importanti per escludere il contagio: sapendo che si possono contrarre più malattie, anche da un unico partner “un po’ promiscuo”. Non solo: la diagnosi è spesso tardiva. Nella donna, per esempio, l’ulcera dura causata dalla spirocheta nel luogo d’entrata nell’organismo (il “sifiloma”, che compare nello stadio primario della sifilide) si localizza al collo dell’utero, alle tonsille, o alla mucosa anale: in sedi dunque poco visibili. Da lì, la spirocheta si diffonde a tutto l’organismo, cervello e cute inclusi, e dà luogo alla sifilide secondaria, di cui le papule alle mani sono un segno caratteristico. Se anche queste non vengono diagnosticate correttamente, a distanza di anni si avranno i segni della malattia neurologica grave, con demenza e paralisi progressiva, tipica della sifilide terziaria. Davvero, non c’è da scherzare. Infine, d’estate, o il fine settimana in discoteca, attenzione all’alcol e alle droghe che abbassano la soglia di controllo e di autoprotezione, e aumentano l’impulsività, anche sessuale, travestendola da passione.
Sì, quasi tutto si può curare, ma il prezzo in salute da pagare ad una sessualità irresponsabile sta diventando intollerabilmente alto. Anzi, micidiale.

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Parole chiave:
Adolescenti e giovani - Educazione sessuale e contraccettiva - Malattie sessualmente trasmesse - Riflessioni di vita - Sifilide

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© 2008 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.