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26/08/2007

Chlamydia: che cos'è, come si cura


Intervista alla Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

A cura di: Angela Pederiva
Sintesi dell'intervista e punti chiave


Chlamydia: che cos'è, come si cura
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Sintesi dell'intervista e punti chiave

Si chiama Chlamydia Tracomatis, è un batterio “intracellulare” e può causare infertilità. Colpisce uomini e donne, attraverso i rapporti sessuali non protetti. Ma le donne sono molto più vulnerabili, poiché il germe resta a lungo in vagina e ha più tempo per diffondere l’infezione: il rapporto è di 5.6 a 1. Il che significa che le donne la contraggono quasi sei volte più dell’uomo, che spesso è un “portatore sano”. In positivo, una diagnosi precoce e un’adeguata terapia antibiotica possono debellare il batterio, anche se la difesa primaria resta l’uso costante del profilattico.
Come opera esattamente la Chlamydia? E come la si riconosce? In questa intervista esaminiamo:
- i sintomi: secrezioni vaginali e dolori addominali; spesso sono poco evidenti, al punto che si parla talvolta di “infezione silenziosa”;
- il meccanismo dell’infezione: lo sperma infetta la parte superiore della vagina, e di qui il germe risale nell’utero e nelle tube, all’interno delle quali provoca i danni maggiori;
- il ruolo importantissimo svolto dalla tube nella riproduzione e il modo in cui la Chlamydia può danneggiarne il corretto funzionamento, provocando l’infertilità. Il germe può ledere l’epitelio ciliato della tuba, i cui filamenti – muovendosi ritmicamente – portano l’uovo fecondato all’interno dell’utero: se questo non avviene, si ha una gravidanza extrauterina. Oppure può infiammare la tuba sino a provocarne la completa chiusura, provocando così un’infertilità “tubarica” superabile solo con la fecondazione assistita;
- l’importanza di una diagnosi attenta ai sintomi anche di moderata entità, e il più possibile precoce, per debellare con successo l’infezione;
- il ruolo preventivo insostituibile svolto dal profilattico. Questo vale anche per le persone “a basso rischio”, ossia non dedite a rapporti promiscui, perché basta una precedente relazione con una persona malata per diffondere l’infezione, con danni seri per la salute e la fertilità.

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