Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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20/01/2012

Puerperio e intimità di coppia


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


“Gentile professoressa, ho letto con molto interesse la sua risposta a Sergio di Verona sull’opportunità dei rapporti sessuali durante la gravidanza. Vorrei farle una domanda simile, ma riguardo al puerperio: mia moglie ha partorito da poche settimane, sta bene ma dice che non prova ancora nessun desiderio di tornare a far l’amore. Io non voglio forzarla, ma questa sua posizione mi dispiace molto. Non vorrei che proprio in questo periodo così bello, la nostra intesa di coppia iniziasse a incrinarsi… Lei che cosa ne dice? Insisto, o lascio perdere? Grazie infinite”.
Renato D. (Firenze)

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Né l’una né l’altra cosa, gentile signor Renato: insistere non è certo opportuno, ma non è nemmeno il caso di lasciar perdere. Il calo del desiderio, come vedremo fra poco, è fisiologico durante il puerperio, ma può essere aggravato da una serie di fattori biologici che invece fisiologici non sono, e che quindi possono essere curati.
Il puerperio è un periodo bellissimo, come lei giustamente osserva, ma anche molto delicato per la sessualità della coppia. Il diventare genitori – che gli Anglosassoni chiamano “transition to parenthood” – può mettere a rischio la dimensione romantica ed erotica della relazione, perché quasi tutte le energie sono investite nella cura del neonato. Ma, come è importante mantenere un tempo esclusivo, per quanto ridotto, per le cose che la coppia amava e coltivava prima della gravidanza, così è opportuno affrontare tempestivamente gli eventuali problemi biologici e psicosessuali conseguenti al parto: attendere lede inutilmente la qualità della vita, e può favorire l’insorgere di un evitamento sessuale poi più difficile da recuperare.

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Perché durante il puerperio molte donne non provano desiderio?

Innanzitutto per due potenti fattori legati alla dinamica biologica del puerperio stesso:
- l’allattamento comporta alti livelli di prolattina, un ormone che inibisce il desiderio sessuale: questo meccanismo è comune a molte specie animali e tende ad assicurare, abbassando la “vivacità” sessuale della madre, il massimo accudimento dei piccoli;
- i livelli di estrogeni, molto alti durante la gestazione, crollano dopo il parto, soprattutto quando la donna allatta: ciò comporta una caduta dell’umore che influisce naturalmente anche sull’energia vitale e sul desiderio sessuale.
Per molte donne il desiderio resta bloccato sino alla fine del puerperio, da tre a sei mesi dopo il parto, o anche più se la donna allatta a lungo.

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Ci sono altri fattori che influiscono negativamente?

Il desiderio può essere ulteriormente inibito dalla secchezza vaginale – frequente quando mancano gli estrogeni – e dal dolore. Molte donne infatti, in seguito all’episiotomia (il taglio fatto sul perineo per facilitare la nascita del bambino) e alla relativa sutura (episiorrafia), lamentano dolori persistenti, che peggiorano con la penetrazione, soprattutto in tre casi:
- quando la cicatrice è infetta;
- quando la sutura non è stata fatta a regola d’arte;
- quando la cicatrizzazione è inadeguata.
Lo scarso interesse può essere dovuto anche al fatto che, durante il parto, i muscoli perivaginali sono stati eccessivamente sollecitati: questo accade, per esempio, quando il bambino è di peso elevato o il periodo espulsivo è molto lungo. Il risultato è che la muscolatura è come “sfibrata”, e durante la penetrazione la donna non sente quasi più nulla.
Spesso, infine, la donna ha un’anemia non diagnosticata da carenza di ferro, il che provoca debolezza, stanchezza e ovviamente anche un basso desiderio.

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Come si può rimediare a questi problemi?

Innanzitutto diagnosticando con precisione i fattori che causano la perdita di desiderio: solo con una corretta diagnosi differenziale si può attuare una terapia efficace, che a sua volta può investire il fronte biologico, psicologico e della relazione di coppia.
Vediamo prima di tutto i possibili aiuti sul fronte biologico:
1) gli integratori alimentari (ferro, acido folico, magnesio, olio di borragine e di enotera) permettono di reintegrare le riserve di energia dell’organismo;
2) l’arginina può specificamente aiutare il desiderio: è infatti un precursore dell’ossido nitrico, che interviene nel processo di eccitazione;
3) gli estrogeni vaginali, a basse dosi e sotto stretta prescrizione medica, possono eliminare la secchezza vaginale, senza interferire con l’allattamento;
4) un buon lubrificante può migliorare ulteriormente la ricettività vaginale;
5) i massaggi vaginali quotidiani, con olio di iperico o con un gel di aliamidi (cinque minuti per volta, due o tre volte al giorno), ammorbidiscono le cicatrici episiotomiche dolenti e retraenti;
6) la riabilitazione uroginecologica del piano perineale aiuta a recuperare pienamente l’elasticità e la sensibilità dei muscoli perivaginali, ed è anche utilissima per prevenire l’incontinenza da sforzo, una fastidiosa complicanza del parto vaginale che può comparire mesi o anni dopo il parto stesso.

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E sul fronte psichico e relazionale?

A volte bastano la comprensione, la pazienza e l’amore del partner: quindi lei può far molto per aiutare sua moglie a superare questo momento! In altri casi possono essere necessari un aiuto sessuologico qualificato e un contributo psicoterapico.

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Immaginiamo di tornare presto a far l'amore: sarà necessario ricorrere alla contraccezione?

Assolutamente sì! L’ovulazione può infatti riprendere in qualsiasi momento, anche se la donna allatta. Il profilattico, in questi casi, è l’alleato migliore, perché non interferisce con l’allattamento. In alternativa, si può ricorrere:
a) a una spirale intrauterina, da inserire in occasione del primo controllo medico dopo il parto;
b) a un contraccettivo orale a base di solo progesterone, che non interferisce con l’allattamento.

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Parole chiave:
Disturbi del desiderio - Puerperio

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© 2012 - Prof. Alessandra Graziottin

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.