Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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15/07/2011

Tempo di vacanze: come difendersi dal Papillomavirus


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


“Gentile professoressa, ho 19 anni e ho letto con molto interesse i suoi recenti articoli sul vaccino anti Papillomavirus. Però mi sono restate tante curiosità, e anche qualche dubbio. Ci sono dei segni particolari che possono allarmare sulla possibilità di un contagio? Perché alcuni ceppi possono provocare un tumore? Come si fa la diagnosi? C’è il rischio di ammalarsi anche in piscina, o in palestra? Scusi le domande forse banali, ma visto che siamo alla vigilia delle vacanze... vorrei partire bene informato! Grazie mille”.
Stefano S. (BS)

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Gentile signor Stefano, le sue domande non sono affatto banali! Anzi, sono felice di riprendere un tema così delicato proprio alle soglie dell’estate, una stagione in cui l’aumento dei rapporti non protetti, soprattutto fra i giovani e i giovanissimi, comporta un forte incremento del ricorso alla pillola del giorno dopo, e poi, da settembre in avanti, una triste impennata di malattie sessualmente trasmesse. E’ quindi fondamentale conoscere bene i rischi a cui si va incontro, e come proteggersi al meglio. Le rispondo quindi con piacere, prendendo spunto anche da altre lettere che mi sono arrivate in questi giorni.

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Quali segni possono indicare la presenza del Papillomavirus?

L’infezione può essere rivelata dalla presenza di condilomi sui genitali: noti anche come “verruche veneree”, sono provocati dai ceppi 6 e 11 del virus. Spesso però l’uomo non ha segni evidenti, e questo – se non usa il profilattico – lo rende ancora più pericoloso per le ragazze che frequenta. Nella donna un segno più tardivo, di lesione pretumorale già avanzata o di neoplasia, è la perdita di sangue spontanea o dopo un rapporto sessuale (“spotting”).

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Anche la donna può infettare l'uomo?

Certamente sì. Tuttavia la probabilità che sia lei trasmettere un’infezione è molto è più bassa: 20-30% per ogni rapporto, contro il 70-80% quando il portatore è lui.

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Perché questa differenza così netta?

La ragione è le secrezioni maschili restano a lungo in vagina, dopo la fine del rapporto. Se contengono germi pericolosi, hanno maggiore probabilità di trasmetterli per la persistenza del contatto con le mucose del collo dell’utero, che nella donna è la parte dell’apparato genitale più vulnerabile. Questo tempo è molto più lungo di quanto non succeda in media per le secrezioni femminili a contatto con i genitali maschili. Inoltre, nella donna, la quantità di mucosa “recettiva” è maggiore che nell’uomo.

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Qual è il metodo più sicuro per escludere che la ragazza abbia contratto un'infezione?

Il più semplice è il pap-test. Se poi si hanno secrezioni vaginali sospette, perché abbondanti, odorose, di colore strano (giallo, verdastro o nerastro), o accompagnate da prurito e bruciore, può essere utile anche un tampone vaginale: con un cotton fioc si preleva un piccola quantità di secrezione vaginale e la si “coltiva” in terreni particolari. Se c’è un’infezione in corso, i germi si moltiplicano in questo terreno di coltura e così possono essere individuati. Si tratta di un esame semplice, molto utile e per nulla doloroso.

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Perché il pap-test è così importante? Ne sento sempre parlare...

E’ importante perché ci consente la diagnosi precoce delle lesioni pretumorali e dei tumori a carico del collo dell’utero. Inoltre, ci dà informazioni utili sulle famiglie di germi presenti in vagina (“ecosistema”) e sui livelli ormonali della donna.

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Che cos'è invece il vira-pap?

E’ un test particolare e al tempo stesso molto semplice. Con una spazzolina leggera si preleva del materiale dai condilomi o dal collo dell’utero, e poi in laboratorio si ricercano le sequenze genetiche del Papillomavirus. In questo modo si possono individuare rapidamente i ceppi più frequenti e che hanno una maggiore probabilità di scatenare un tumore.

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Ma perché alcuni ceppi possono provocare il cancro?

Perché, una volta entrati nella cellula, si legano al suo codice genetico (DNA) e lo alterano: in questo modo facilitano la proliferazione di cellule fuori controllo che possono dar luogo a tumore maligno. La prima fase dell’invasione interessa i tessuti locali (si parla allora di “neoplasia localmente invasiva”); la seconda riguarda potenzialmente tutto l’organismo, e si manifesta con la diffusione delle metastasi. Il rischio di sviluppare un tumore del collo dell’utero dopo un’infezione da Papillomavirus, specialmente se da ceppi ad rischio oncogeno, è molto alto: per questo le ragazze dovrebbero sottoporsi regolarmente al pap-test e a un controllo ginecologico accurato!

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La trasformazione di una cellula sana in cellula tumorale è lenta o veloce?

In genere è molto graduale e richiede alcuni anni. In casi eccezionali, però, le forme molto aggressive, e in persone immunodepresse, possono progredire nell’arco di mesi. Le alterazioni causate dai virus sono di vario grado: la gravità aumenta a seconda che l’alterazione cellulare interessi solo le cellule superficiali dell’epitelio vaginale, quelle intermedie o quelle più profonde, fino alla cosiddetta “membrana basale”. Questa membrana è la struttura che separa gli epiteli dai tessuti vascolari e connettivali sottostanti: quando viene superata il tumore diventa invasivo.

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L'infezione interessa solo il collo dell'utero?

Purtroppo no. Può colpire anche le cellule della vagina, della vulva e della mucosa anale. Attenzione: se si sono avuti rapporti anali a rischio, è bene segnalarlo spontaneamente perché spesso i medici, per pudore o delicatezza verso la donna, non lo chiedono durante l’anamnesi.

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Come si fa la diagnosi?

Oltre che con il pap-test, ed eventualmente il vira-pap, normalmente si effettuano;
- la biopsia mirata: si effettua un piccolissimo prelievo di tessuto sulle aree ritenute infette, e il tessuto così prelevato viene poi analizzato con un esame istologico, per scoprire la presenza e l’eventuale gravità di alterazioni cellulari pretumorali o tumorali;
- la colposcopia: si colora la mucosa del collo dell’utero con particolari sostanze e la si osserva al microscopio, ingrandendo l’immagine di molte volte;
- la vulvoscopia, con cui si osserva con diversi ingrandimenti la cute dei genitali esterni.
Nel caso in cui l’infezione da Papillomavirus sia localizzata in sedi particolari, come la bocca o l’ano, sono necessari altri esami specialistici. La cosa importante è ricordare che anche l’uomo dovrebbe essere valutato in tutte le possibili sedi di infezione, e non solo la donna!

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Come si può curare l'infezione?

Con diverse terapie, a seconda del tipo e della sede delle lesioni causate dal Papillomavirus. E’ il medico specialista che, sulla base della diagnosi, indica la cura più adatta al singolo caso.

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La vita sessuale può essere condizionata da un'esperienza come questa?

Il rischio c’è, soprattutto se si vive l’infezione come una colpa, una vergogna, oppure – nonostante la guarigione – si ha paura di essere nuovamente contagiati o di trasmettere il virus a un altro partner. Tutto questo, alla lunga, può condizionare pesantemente la capacità di vivere l’intimità. Parlare apertamente al proprio medico delle proprie paure è utile per rasserenarsi anche sul fronte sessuale.

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Il Papillomavirus si può prendere in palestra, piscina o bagno pubblico?

A volte sì. Il Papillomavirus può essere contratto anche dai cosiddetti “fomiti”, oggetti contaminati che diventano così un mezzo di trasmissione della malattia. Questo è vero per i ceppi di interesse cutaneo, ossia che possono infettare la pelle, per esempio, delle mani e dei piedi. Questi ceppi in genere sono il 6 e l’11, che come abbiamo visto provocano i condilomi. Dalle mani è poi possibile trasmettere l’infezione alla vulva, alla vagina o alla regione perianale attraverso il petting.
Anche altre malattie sessuali, come la gonorrea, possono essere trasmesse attraverso i fomiti, ad esempio gli asciugamani infetti. Per questo è bene che – soprattutto al mare e in piscina – ciascuno abbia la propria biancheria, magari di colore diverso, specialmente quando si condivide con altre persone la casa delle vacanze o la camera d’albergo.

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Qual è la migliore prevenzione per evitare le infezioni da Papillomavirus?

Quella raccomandata per tutte le malattie sessualmente trasmesse: usare il profilattico sempre, in ogni tipo di rapporto, fin dall’inizio del rapporto.

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La pillola non basta a proteggere la ragazza?

Assolutamente no! La pillola contraccettiva previene i concepimenti indesiderati, perché blocca l’ovulazione. Ma per la prevenzione delle malattie è necessario l’uso regolare e accurato del profilattico.

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La sicurezza del profilattico dipende anche da come lo si usa?

Sì. Prima di tutto, come dicevo, va usato fin dall’inizio del rapporto, e non solo nel finale. Poi ci sono alcune norme “tecniche” che è bene seguire: fare attenzione a non lacerarlo con le unghie; non usare lubrificanti o oli, che possono farlo scivolare o ridurne l’integrità; non esporlo al calore prolungato. Per maggiori dettagli al riguardo, le consiglio di leggere l’articolo “Profilattico: la sua efficacia dipende dalla correttezza d'uso”, pubblicato in questa rubrica qualche tempo fa. Buone vacanze!

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Parole chiave:
Malattie sessualmente trasmesse - Papillomavirus

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© 2011 - Prof. Alessandra Graziottin

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.