Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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28/04/2008

Dove sono i genitori?


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


“Non sapevo! Non immaginavo che esistessero malattie così”. Impiegata, residente in una grande città del Nord, la signora resta turbata e inorridita al sapere che la figlia diciassettenne ha una condilomatosi massiva genitale. Un’infezione da papillomavirus che ha provocato la comparsa di moltissime “verruche veneree”, che richiederanno uno o più interventi laser. Con un rischio non trascurabile di recidive. “Ma neanche io sapevo che esistevano malattie così!” sostiene arrabbiatissima la figlia, come se l’infezione fosse colpa del medico che la diagnostica. “Perché proprio a me, che ho avuto solo due ragazzi?”.
Come questa signora, centinaia di madri (e padri) “non sanno”. E non educano i loro figli, maschi e femmine, all’unica forma di protezione blindata attualmente disponibile contro le malattie sessuali: l’uso del profilattico sempre, fin dall’inizio del rapporto, in ogni tipo di rapporto, e finché non si vorranno figli. Punto.
“Sono stata con un solo ragazzo e ho avuto tutto questo?”. “E’ un ragazzo d’oro, come può avermi passato una malattia?”. “Lo conosco bene, mi fidavo. Davvero quest’infezione alle tube che ho preso può ridurmi la fertilità?”. “Ho avuto pochi rapporti, e già ho una malattia?”.
Sì, purtroppo sì. Con l’attuale diffusione delle malattie sessualmente trasmesse, si può contrarre una malattia fin dal primo rapporto, se il partner, anche giovanissimo, è portatore sano o affetto (e spesso non lo sa). La promiscuità è ormai diffusissima tra i giovani. Non è più possibile fare gli struzzi: “Tanto a mio figlio non capiterà”. “E’ una brava ragazza, ha la testa sulle spalle” . La ragazza può essere bravissima, gentile, ben educata e deliziosa. Ma se non fa usare il profilattico, perché è timida, o innamorata, o perché teme il giudizio negativo del ragazzo, o perché le sembra di rovinare l’atmosfera romantica, può contrarre ugualmente una malattia. E il ragazzo può essere bravissimo, ma se ha avuto rapporti non protetti con una ragazza portatrice o affetta, diventerà a sua volta un propagatore, spesso inconsapevole e quindi ancora più pericoloso, di una o più malattie. Il virus, o il batterio, non guarda in faccia nessuno, né l’età, né la bravura.
Questo è triste, è deprimente, siamo tutti d’accordo. Ma il rischio esiste, cresce in modo esponenziale tra i giovani (con un aumento fino a dieci volte di alcune malattie sessualmente trasmesse, negli ultimi 15 anni) e non accenna a diminuire.
Noi adulti, noi genitori, noi insegnanti, noi medici, abbiamo tutti una grande responsabilità. Più di tutti i genitori, a cui compete in primis la responsabilità educativa. Ma dove sono i genitori? Troppi padri ancora si aspettano che i figli imparino da soli, come hanno fatto loro. Purtroppo il mondo è cambiato, molti rischi di oggi allora non c’erano, le droghe non c’erano o quasi, l’alcool era usato molto meno, l’età del primo rapporto era molto più alta, quando c’era un’altra maturità, e le ragazze erano molto più educate all’autoprotezione da un’educazione severa e restrittiva. Oggi siamo infinitamente più liberi, sessualmente e non, ma se non educhiamo a usare bene questa libertà, quest’opportunità diventerà (e per molti è già diventata) causa di malattia, di dolore, di conseguenze negative per la salute, la fertilità, e lo stesso equilibrio psicofisico, a medio e lungo termine.
Ecco perché tutti i genitori devono parlare con chiarezza ai loro figli, senza falsi pudori, senza timori, senza pensare “è ancora troppo giovane”. Devono parlare di sentimenti, di emozioni, di innamoramento e di amore, ma anche di rischi. Anche ai giovanissimi, che spesso hanno rapporti molto prima che i genitori ne abbiano percezione. Fino a scoprirlo tardi, come succede, perché un problema importante, la paura di un concepimento indesiderato, una malattia sessuale, un abuso, un incidente sotto l’effetto di alcool o stupefacenti, fa scoprire loro una vita segreta dei figli adolescenti che non sospettavano. Oppure perché il ragazzino o la ragazzina chiede aiuto dopo che il problema si è già verificato. Devono educare i figli all’autoprotezione, e non solo dalle malattie sessuali, ma anche da quei comportamenti che aumentano il rischio di avere rapporti non protetti. L’uso di alcolici, in nettissimo aumento nelle ragazze (con un trend di incremento maggiore rispetto ai maschi!): l’essere “allegre”, o francamente ubriache, disinibisce e aumenta la probabilità di rapporti non protetti e di promiscuità: quindi di malattie e di concepimenti indesiderati. La stessa vulnerabilità aumenta con le droghe eccitanti, di cui è stato documentato in modo incontrovertibile il picco d’uso del sabato, esaminando le concentrazioni dei cataboliti delle droghe nelle fogne, per esempio, di Milano, come ha fatto un’equipe dell’Istituto Mario Negri, diretto dal Professor Silvio Garattini, con una ricerca che, anche per il metodo scientifico d’avanguardia, ha avuto un’eco mondiale. Un dato che ha dimostrato un uso di droghe nettamente superiore alle stime. Come se non bastasse, nel 2007 si sono consumate in Italia 364.000 pillole del giorno dopo: più della metà usate da ragazze tra i 14 e i 20 anni, con un incremento del 59.5% rispetto al 2001, anno di prima commercializzazione di questo prodotto. Ricordo questo dato, perché da solo ci dice l’entità del rischio e della vulnerabilità reale delle nostre ragazze a rapporti non protetti, sia sul fronte della contraccezione, sia su quello delle malattie. Se si pensa che questa richiesta è limitata alla fase ovulatoria, ossia a quello che è percepito come il “periodo a rischio” del ciclo, che poche ragazze la conoscono e la richiedono, che poche trovano in tempo un medico che la prescriva, è evidente come questo dato sia solo la punta dell’iceberg di un problema nettamente sottostimato.
In sintesi, gentili lettrici e lettori, parlate con i vostri figli. Parlate chiaro, parlate presto. E sorvegliateli. Uso una parola antica, caduta in disuso. Ma i pericoli sono reali e non possiamo pensare che un adolescente, solo perché ha 14, 16 o 18 anni, sia in grado di ”autogestirsi bene”, come ci piace pensare. L’insicurezza, il bisogno di essere accettati dal gruppo, la paura di essere emarginati, il bisogno di avere un’identità forte, il nostro colpevole silenzio educativo, possono portare anche i ragazzi più innocenti a fare degli errori madornali. Pericolosi per sé e per gli altri. Basti pensare, tra l’altro, ai disastri alla guida, sotto l’effetto di alcool o droghe.
E allora guardateli negli occhi. Ascoltateli. Ma controllate anche l’ora in cui rientrano a casa il venerdì o il sabato, e, soprattutto, le condizioni fisiche e mentali in cui rientrano. Non abbiate paura di dare regole chiare e farle rispettare. E’ meglio una discussione intensa oggi, e un “no” detto con fermezza e fatto rispettare, che un dramma domani.

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Parole chiave:
Adolescenti e giovani - Educazione sessuale e contraccettiva - Malattie sessualmente trasmesse

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© 2008 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.