Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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01/02/2006

Guerra all'infezione silenziosa


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

La Chlamydia è responsabile di una delle più frequenti malattie trasmesse con i rapporti sessuali. L'infiammazione che causa può portare persino alla sterilità. Ecco perché la prevenzione è cruciale.

“Ho 18 anni. Da un po’ di tempo avevo perdite strane e dolori addominali. Ho fatto la prima visita ginecologica e mi sono spaventata. La dottoressa mi ha detto che potevo aver contratto una malattia con i rapporti e che questo può causare anche sterilità! Come è possibile? Mi ha fatto fare un esame che si chiama tampone cervicale e purtroppo mi ha detto che in effetti ho avuto un’infezione da un germe col nome difficile, spero di copiarglielo giusto, che si chiama Chlamydia. Mi ha dato una forte cura antibiotica però non mi ha spiegato bene questa questione della sterilità. Io vorrei avere dei bambini in futuro. Perché l’infezione danneggia le tube? Ho guardato su Internet ma non ho capito tanto. Che rischi ci sono? Me lo spiega in modo semplice, per favore?”
Maria Rosaria (Salerno)

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Volentieri, Maria Rosaria. Anche perché è un problema che interessa un numero crescente di giovani donne. Sì, hai scritto giusto. Il germe si chiama proprio Chlamydia Trachomatis, per la precisione. L’infezione da Chlamydia è molto insidiosa, proprio perché è clinicamente “silente” nella maggior parte delle infezioni appena contratte. Solo nel 25 per cento dei casi infatti dà sintomi vaghi, come quelli che tu hai notato. La tua ginecologa ha fatto bene a pensare a quest’infezione, perché con la cura antibiotica immediata si può ridurre drasticamente il rischio che l’infezione attacchi le tube, diventi cronica e causi sterilità.

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Cosa sono le tube?

Si tratta di due organi silenziosissimi, posti a lato dell’utero. Ci accorgiamo della loro esistenza solo quando… si chiudono. Si tratta di due organi simmetrici, a forma di tromba, da cui deriva il nome, tube, o salpingi (nome che in greco significa tuba). L’estremità sottile si inserisce ai due lati dell’utero. L’estremità larga, che si sfrangia in tante “dita” (“fimbrie”), si posa delicatamente a ridosso dell’ovaio. Si può immaginarla proprio come le dita di una mano pronte a raccogliere l’ovocita, ossia la cellula riproduttiva femminile, al momento dell’ovulazione.

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Perché le tube sono importanti per la fertilità?

Quando c’è l’ovulazione, le fimbrie aspirano l’ovocita e lo portano al proprio interno, evitando che “cada” nel peritoneo. L’incontro fatale tra gli spermatozoi – le cellule riproduttive maschili – e l’ovocita, da cui dipende il concepimento, non avviene in utero, come molti pensano, bensì proprio nel terzo esterno della tuba, ossia dal lato delle fimbrie.
Compiuto il primo atto del concepimento, la tuba ha un altro compito: trasportare l’uovo fecondato fino all’interno dell’utero. Un viaggio che richiede circa tre giorni. La tuba utilizza due modalità, entrambe indispensabili. La prima è costituita dai movimenti della muscolatura liscia che costituisce la parete della tuba stessa. Contraendosi sinuosamente, favorisce la propulsione dell’uovo fecondato. La parte più delicata del trasporto, tuttavia, è affidata all’epitelio ciliato che riveste la tuba.

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Perché la difficoltà nel trasporto dell'uovo fecondato può causare l'infertilità?

Facciamo un passetto indietro. La parete interna della tuba è rivestita di due tipi di cellule specializzate. Il primo produce un liquido ricco di sostanze nutritive e protettive per l’uovo fecondato, che nel frattempo ha già iniziato le prime moltiplicazioni cellulari, assumendo l’aspetto di una piccola mora (“morula”, in latino). Il secondo è costituito di cellule ciliate. Possiamo immaginarle come tante minuscole mani,  di cui il palmo è il corpo cellulare, le dita sono le ciglia. Muovendosi ritmicamente nella stessa direzione (sono infatti azionate da filamenti che partono dal corpo cellulare), le ciglia costituiscono una sorta di affettuoso “tapis roulant” che gentilmente trasporta la piccola mora di cellule, che è la nuova vita, fino in utero. Lì resterà altri tre giorni, sospesa nei liquidi prodotti dall’endometrio, la parete interna dell’utero che si sfalda ad ogni mestruazione e che in gravidanza consente l’annidamente dell’uovo fecondato. In questi secondi tre giorni, la morula comincia le prime differenziazioni tra la parte che diventerà la placenta e quella che diventerà l’embrione. La parte placentare comincia a radicarsi nell’endometrio: la gravidanza in utero inizia all’incirca sette giorni dopo il concepimento.

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Perché quest'infezione può danneggiare le tube?

E’ chiaro quindi perché le tube siano essenziali per la fertilità naturale. Per alterarne la funzione è sufficiente che siano lese le cellule ciliate. In tal caso la tuba resta aperta, la fecondazione è possibile, ma l’uovo fecondato si annida dove si trova, ossia nella tuba. E questo causa la gravidanza “extrauterina”. Se l’infiammazione è più grave, la tuba si occlude, non consente più la risalita degli spermatozoi e si parla allora di “sterilità tubarica”. Sono questi i danni causati da germi come la Chlamydia. La prevenzione resta però la via più saggia. Tutto chiaro, ora, gentile Maria Rosaria?

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Approfondimento - L'infezione da Chlamydia: così silenziosa, così dannosa

La Chlamydia Trachomatis è un batterio che colpisce l’apparato sessuale femminile e maschile.
- I sintomi più tipici sono le secrezioni vaginali abbondanti e i dolori addominali; più rari sono il sanguinamento dopo il rapporto o i bruciori urinari.
- Per la diagnosi, siccome la Chlamidia richiede un terreno di coltura particolare, occorre fare un tampone endocervicale specifico e/o la ricerca, nel sangue, degli anticorpi antichlamydia.
- Le donne sono molto più vulnerabili: il rapporto tra uomini e donne colpiti è di 1:5,6. Il che significa che, come malattia, è quasi sei volte più frequente nelle donne rispetto agli uomini.
- E’ responsabile di una delle infezioni sessualmente trasmesse più frequenti. Negli ultimi dieci anni è aumentata da 6 a 10 volte nei Paesi del mondo “ad alto reddito”, per la crescente promiscuità sessuale.
- Questo germe causa una risposta immunitaria distruttiva nei confronti dei tessuti genitali infettati, ed è particolarmente lesiva nei confronti delle tube.
- Quando la infezione è intensa, può estendersi dalle tube al piccolo bacino, causando la cosiddetta “malattia infiammatoria pelvica”, nota tra i medici come “PID”, acronimo dell’inglese “Pelvic Inflammatory Disease”. Quest’infiammazione estesa colpisce circa il 40 per cento delle donne con infezione tubarica da Chlamydia.
- La PID è responsabile di dolori addominali cronici e di dolore alla penetrazione profonda. Causa inoltre infertilità da danno tubarico (“infertilità tubarica”) nel 20 per cento circa dei casi che hanno sviluppato la malattia pelvica.
- La diagnosi precoce, con una adeguata terapia antibiotica, consente di debellare il germe e prevenire le complicanze, in modo tanto più efficace quanto più è tempestiva.
- Per prevenire l’infezione, è indispensabile l’uso corretto e regolare del profilattico, fin dall’inizio del rapporto.

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Parole chiave:
Clamidia - Fertilità e infertilità - Malattia infiammatoria pelvica (PID)

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.