Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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06/08/2018

Viagra in gravidanza e undici bambini morti: la verità oltre il sensazionalismo


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano


Il titolo è agghiacciante: «Olanda: 11 bambini morti. Le madri incinte avevano preso Viagra» (Corriere della Sera online, martedì 24 luglio). «Le donne erano affette da “insufficienza placentare” e stavano partecipando a una sperimentazione clinica. I piccoli morti per gravi problemi polmonari», recita poi il sottotitolo.
Il primo pensiero è che quelle madri dovevano essere o scriteriate o pazze, e i medici sperimentatori dei killer in camice bianco. Il testo poi attenua il senso di angoscia scatenato da titolo e sottotitolo ma non dà il senso vero di una tragedia che va ben oltre il Viagra. Qual è la verità? Merita considerare questa storia amara come paradigma di quanto si debba sempre leggere le notizie cercando un approfondimento, prima di partire con giudizi più o meno aggressivi.
Il fatto: l’“insufficienza placentare” è una seria patologia della gravidanza, tanto più grave quanto più precocemente compare. In condizioni normali, la placenta, come il feto, è maschile o femminile (quest’ultima funziona molto meglio) ed è un organo essenziale per la continuazione della gravidanza e la crescita del bambino. Funziona infatti da polmone per l’ossigenazione del piccolo, da stazione di transito di tutte le sostanze nutritive che dalla mamma passano al bambino, e da depuratore, eliminando le scorie. In più è una potente ghiandola endocrina: produce infatti ormoni preziosi, tra cui l’ormone lattogeno placentare (HPL) con azione insulino-simile, essenziale per l’ottimale crescita del feto. L’insufficienza placentare causa un grave ritardo di crescita del piccolo, che alla nascita ha un peso nettamente inferiore a quello adeguato per l’età gestazionale (“small for date babies”, bambini piccoli per la data). Causa parto prematuro, più grave dato che il bimbo è già molto sofferente, piccolo e con crescita patologica. Causa ritardo di maturazione polmonare: questo riduce la probabilità che il bambino alla nascita respiri in modo autonomo, aumenta la necessità di cure intensive prolungate in rianimazione e il rischio di deficit cerebrali irreversibili e persistenti dopo la nascita.
Il punto critico: per l’insufficienza placentare non ci sono cure, almeno fino ad ora. Da qui l’idea dei ricercatori olandesi: se la placenta, organo vascolare per definizione, invecchia precocemente perché i suoi vasi sanguigni si contraggono e collassano, perché non usare un farmaco come il sildenafil (in commercio noto come Viagra) che inizialmente era stato studiato per curare l’ipertensione polmonare (grave patologia vascolare) nei bambini e negli adulti? Dal punto di vista fisiopatologico, l’idea era corretta. I medici stavano cercando una pionieristica strada terapeutica per l’insufficienza placentare, usando un principio attivo che nelle patologie vascolari, e su milioni di individui, ha mostrato grande sicurezza d’uso, quindi innocuità, oltre che efficacia. Le mamme hanno aderito alla sperimentazione, perché in una strada senza uscita. Le loro gravidanze erano già ad alto rischio, con grave insufficienza placentare e severi ritardi di crescita dei feti, con alta probabilità di prematurità elevata, con bimbi ad alto rischio cerebrale. Accettare di partecipare alla sperimentazione è stato per loro l’unico modo attivo di cercare di salvare i loro bambini, e/o di farli nascere a un’età gestazionale più appropriata, con maggiore probabilità di sopravvivenza e minori danni neurologici. Una scelta comunque drammatica.
La commissione d’inchiesta, che in fase preliminare ha escluso errori di conduzione nello studio, sta ora valutando il perché di quelle morti. E’ o no un “post hoc, propter hoc”, come dicevano gli antichi? Ossia esiste una precisa causalità o c’è solo un nesso temporale (è successo mentre prendevo quel farmaco, o mentre facevo quella cosa, ma non c’è correlazione tra i due eventi)? Nell’attesa, resta il fatto vero: non erano madri impazzite, erano madri disperate che cercavano un aiuto in una situazione già gravissima per il loro bambino. E che a volte può dare seri problemi di salute anche alle mamme. I medici sono perinatologi dedicati, che a loro volta cercavano una terapia efficace per l’insufficienza placentare che per ora non ha cure. Un dramma condiviso. Per noi lettori vale il monito di andare a fondo delle notizie che ci colpiscono, per farci un giudizio di merito più accurato ed equilibrato. Il sensazionalismo fa male a tutti.

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Parole chiave:
Comunicazione - Farmaci vasoattivi - Gravidanza - Morte e mortalità - Placenta e anomalie della placenta - Riflessioni di vita - Rischi pediatrici - Rischio ostetrico

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.