Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
Condividi su
stampa
15/08/2005

Un albero per ogni figlio che nasce


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


Ci sono molti modi per festeggiare la nascita di un figlio. Nella mia famiglia, si piantava un albero, che diventava un amico speciale. Quando nacque mio padre, mio nonno piantò un noce. Per i suoi figli, mio padre decise per i ciliegi. Che ora sono alti e leggeri, nuvole di fiori bianchi, attorno a casa, ogni primavera. Forse anche per questa affinità antica, o per l’amore e la passione affettuosa con cui l’albero e  io siamo stati seguiti, i ciliegi in fiore, in qualsiasi parte del mondo mi trovi, mi regalano una felicità profonda. E nei momenti difficili, immagino il “mio” albero in fiore, che mi dà forza, e mio padre che mi sorride, con l’amore immenso e l’incoraggiamento costante che aveva per me. M’è tornata in mente, questa tradizione poetica e antica, leggendo con amarezza, per l’ennesima estate, di incendi e distruzioni di migliaia di ettari di bosco e di macchia mediterranea. E penso che sarebbe bello e saggio, e foriero di speranza, se tornassimo a piantare alberi, per festeggiare la nascita dei nostri figli.
Già, diranno i lettori, l’idea è anche suggestiva, ma se una famiglia sta in appartamento, dove lo pianta, l’albero? Sceglie un bonsai per la terrazza? O si limita a un geranio o a un cactus? Giusto. E tuttavia, visto il grande bisogno di verde che ogni città, piccola o grande, ha, si potrebbe fare una scelta diversa. Pubblica. Ogni comune dovrebbe scegliere un’ampia area, da trasformare in parco. Un decisione amministrativa. E lì, con un minimo di progetto, le famiglie che lo desiderano potranno piantare l’albero con il nome del figlio. Ma anche un gruppetto di alberi, un boschetto, se il terreno lo consente, o se incendi precedenti hanno reso deserte zone prima verdissime. I bambini potrebbero giocarci, e imparare l’arte antica di coltivare con amore l’albero ma anche altri fiori. Il contatto con la terra, e con il fare giocando, fa risuonare antichissime vibrazioni dentro il nostro corpo e la nostra anima. I bambini ne hanno un bisogno immenso, soprattutto quando vivono in appartamento, e la loro vita trascorre da una scatola all’altra, più o meno grande: la loro cameretta, la casa, l’auto o il pulmino, l’aula di scuola. Giocare con la terra, e imparare ad ascoltare la voce dell’erba che cresce, e la poesia degli alberi, hanno un grande potere calmante. Acquietano: parola straordinaria, perché dice contemporaneamente il placarsi dell’ansia, dell’aggressività, dell’irritabilità, dell’incapacità di concentrazione, che oggi infettano i bambini, soprattutto maschi, e soprattutto in ambiente urbano, per ritrovare la capacità e il gusto di soffermarsi sulle cose, di sentire la gioia di fare con le proprie mani, di capire, di progettare, di appassionarsi, sentendosi appagati emotivamente e fisicamente. Il fatto che l’albero sia “il suo”, può dare al bambino una motivazione diversa, anche nel seguirlo nelle diverse stagioni. E nell’apprendere di più, sul mondo verde e il rispetto che merita, di uno sguardo distratto ad un libro o a un documentario.
Fanta-urbanistica? Non proprio. Mentre ripensavo ai ciliegi di mio padre, conversando con amici, ho scoperto che qualche sindaco lungimirante ha già da tempo tradotto quest’idea in realtà. A Rosta, piccolo comune della Val Susa, in Piemonte, il sindaco Paolo De Nigris ha già realizzato il progetto di un parco in cui ogni famiglia possa piantare un albero dedicato al proprio bambino, e curarlo. Appena fuori paese, vicino a uno stagno dove c’è un grande prato, al limitare di magnifici boschi, c’è il boschetto con gli alberi dei bambini. Molti sono curati e rigogliosi, altri sono stati abbandonati. Specchio di altre trascuratezze e altre solitudini.
Perché non far diventare un’eccezione poetica una regola, che ci aiuti a vivere un po’ meglio? E, soprattutto, che dia, ancora una volta, un piccolo segnale positivo, che contrasti il cinismo con cui ogni giorno viene uccisa la vita verde che nutre il nostro mondo di ossigeno e di bellezza. Io credo alla forza dei piccoli segni. Non solo per l’albero che viene piantato, ma per il suo significato, per il messaggio che contiene, per l’augurio che rappresenta per ogni bambino. Avere un albero per amico gemello significa augurare a un figlio di essere capace di fermarsi per ascoltare il vento, di raccogliere una cartaccia per terra, invece di gettarla, di essere capace di stupirsi per un fiore che sboccia o una farfalla che danza. Piantare un albero per tenere saldo il contatto con la terra è il primo, vero dono di saggezza con cui dire “benvenuto” al proprio bambino.

top

Parole chiave:
Ambiente, natura e animali - Riflessioni di vita

stampa

© 2005 - Sviluppo Quotidiani

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.