Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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14/06/2005

Sesso violento e aggressività


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


Le scrivo in un momento in cui mi sento a pezzi: a 47 anni sono stata lasciata, brutalmente, dal compagno con cui stavo da circa cinque anni, dopo una scenataccia in cui mi ha pesantemente insultata, accusandomi di colpe che mi hanno lasciata esterrefatta. Era anche un po’ bevuto, ma non ho ancora capito se l’alcool gli ha dato il coraggio di dire quello che davvero pensava (il che mi ferirebbe ancora di più) o gli ha fatto dire cose che in realtà non pensava fino in fondo. La sostanza dell’accusa: che io gli avrei fatto pesare il mio successo professionale, la differenza economica (mentre ho sempre cercato di essere generosa con lievità, proprio per non imbarazzarlo), il mio ruolo brillante. Ho un’avviatissimo studio di architettura, sono molto stimata nel mio lavoro e guadagno molto bene, ma non pensavo che tutto questo potesse scatenare questa furia. Lui è manager in una media azienda e, anche sa ha un buon stipendio, i due redditi non erano paragonabili. Nel sesso, era aggressivo, a volte molto, e io pensavo che fosse il suo modo di essere. Però vista l’ottima intesa fisica – che ci aveva regalato una passione straordinaria, con una grande soddisfazione fisica reciproca – non ci ho fatto caso. O invece quell’aggressività era da collegare a questa sua aggressività di fondo, prima tenuta a bada ed espressa solo sessualmente, e adesso esplosa totalmente? Dove ho sbagliato?
Marilù

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Consideriamo tutte le possibilità. E se non avesse sbagliato affatto? Perché dovrebbe anche mettersi in croce, dopo essere stata trattata così? Se per quest’uomo la differenza economica e il conseguente status sociale sono un problema, la difficoltà resta, comunque lei si muova. Per alcuni uomini è tragica anche la differenza minima di reddito (ho visto coppie separarsi su un nucleo duro di crisi coniugale costituito dal fatto che lei guadagnasse 50 euro al mese più di lui), perché sulla differenza di potere economico in genere si fonda il diverso peso decisionale, per esempio negli acquisti e, più in generale, il diverso potere nella relazione. Il problema può diventare drammatico quando la differenza diventa importante: per esempio, come dividere le spese, incluse le vacanze? Lui può trovarsi realmente umiliato se non riesce a reggere il passo. Una saggia mediazione è di fare, se conviventi o coniugati, una cassa comune percentuale, indipendentemente dal fatto che sia lei o lui a guadagnare di più. In concreto, entrambi versano il 30 o il 40 o il 70% del reddito nella cassa comune, con una percentuale valutata secondo quel che serve e il livello di guadagno. Chiaro: chi guadagna di più ci mette molto di più, ma questo è anche l’unico modo per non lasciare a zero il partner economicamente più debole. Questo consente di rendere meno pesante la differenza, che altrimenti sul medio-lungo termine può diventare insopportabile. Soprattutto se l’uomo vede nel minor guadagno personale la conferma di un minor valore professionale e sociale: un sentimento che può esasperare sentimenti di inferiorità che alla fine non riesce più a gestire. Certo, questo è un problema di lui, ma resta il fatto che spesso, proprio per questi sentimenti di inadeguatezza, esasperati da un contesto sociale che valuta il reddito come metro di misura di tutte le cose, emerge nell’uomo un’aggressività violenta e alla fine distruttiva anche per il sentimento e la relazione.
Oppure, lei potrebbe davvero aver fatto un errore grave: aver identificato se stessa con il suo ruolo, anche in casa. E’ questo uno degli errori che più frequentemente vedo fare alle donne affermate, come se, lasciando il ruolo fuori della porta di casa, temessero di perdere la loro stessa identità. No, non è così. Si può essere dei bull-dozer sul lavoro, o semplicemente delle professioniste molto stimate, ma è importante che entrando in casa ci si tolga l’armatura (o la toga, il tailleur maschile, l’uniforme o il camice…) e ci si confronti da persona a persona. Questo alleggerisce enormemente la relazione, e la rende anche più vera e appagante.
Infine, sì, è possibile che la maggiore aggressività, nell’intimità, fosse anche accesa dal furore che saliva in ambito extrasessuale e che venisse in qualche modo sublimata nell’eros che, a quanto mi dice, è stato appagante per entrambi.
E allora: nessuna  asimmetria è esente da rischi, men che meno quella economica, se la partner forte è lei. Millenni di matrimoni con una donna senza reddito e in condizione di dipendenza totale hanno creato stereotipi durissimi a morire. L’unica attenzione è non esasperarli, come dicevo, assimilando il ruolo alla persona. Per il resto, poi, bisogna vivere leggeri, senza però nemmeno distruggersi se è lui che – per problemi suoi – non regge il confronto con una donna realizzata.

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Parole chiave:
Aggressività e violenza - Autorealizzazione - Rapporto di coppia

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.