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Se papà ti dimentica: storia di un dolore, di una ribellione e di una malattia sconfitta

Se papà ti dimentica: storia di un dolore, di una ribellione e di una malattia sconfitta
27/07/2021

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Per gentile concessione di D La Repubblica
«Mio papà si è dimenticato di me. E’ scomparso dalla mia vita. E io dalla sua. Avevo sette anni quando mia mamma è morta. “E’ volata in cielo”, ha detto mia nonna materna. Era venuta per i funerali, abitava lontano. Poi non l’ho più vista. Ero figlia unica. Mio papà mi ha portato da sua madre, una donna fredda, che non mi voleva bene. Per lei ero un peso, mi sopportava. Mi dava da mangiare, controllava che andassi a scuola e fossi in ordine. Una carezza non me la ricordo. L’ultimo abbraccio vero è stato di mia mamma, poi basta. Quando mia nonna era “stufa di avermi tra i piedi”, mi mandava da una sua sorella, o da una cugina. Per anni ho avuto la sensazione di essere un peso, di essere sopportata, anche se cercavo di non disturbare, di essere invisibile. Mia nonna non andava d’accordo neanche con mio padre. Si lamentava che non le dava un soldo per mantenermi e che io ero solo un peso sulle sue spalle. “Quel disgraziato pensa solo a divertirsi… Se non ci fossi io, saresti in orfanatrofio, o per strada!”, diceva. Mio padre si è poi risposato, aveva due figli. Da me non è più tornato».
«Quanto dolore… Come è riuscita ad andare avanti?».
«Sono stata docile finché non mi sono sviluppata. Poi sono diventata una ribelle, nervosa e aggressiva. Rispondevo male. E a mia nonna peggio...».
«In che cosa posso aiutarla?».
«Ho 46 anni e il ciclo molto irregolare. Sono ancora più nervosa. Penso che gli ormoni siano impazziti. Vorrei una cura per stare meglio. Certi giorni ho una tensione tremenda, mi monta la collera come quando ero ragazza. Ho bisogno del suo aiuto, perché non posso perdere il lavoro che ho. Vivo sola, è dura…».
«Perché ha deciso di venire da me?».
«Ho guardato i suoi video. Mi ha colpito il sorriso, quando parla, e gli occhi. C’è gioia nei suoi occhi. Mi ha fatto venire nostalgia del sorriso di mia mamma. E’ strana la vita, no? Le prime volte che li guardavo piangevo sempre. Mi sono resa conto che da piccola, dopo che è mancata mia mamma, non ho mai pianto. Tutto congelato dentro. Lei mi ha aperto la porta delle lacrime, senza conoscermi. Con le lacrime sono tornati i ricordi belli, quando mia mamma mi prendeva in braccio e rideva. Sono tornata a sognare mia mamma. Ho sentito che lei poteva aiutarmi, non solo per il nervoso del ciclo. Ho un altro problema, ma mi vergogno…».
La signora, straniera, da anni in Italia, mi scruta incerta. Non sa se fidarsi fino in fondo.
«Mi dica…».
«E’ un problema vecchio: ho paura che mi sia tornato… Quando ero ragazza, ero molto corteggiata. Il primo rapporto l’ho avuto a 14 anni. Mi piaceva sentire che esistevo, che gli altri mi vedevano, mi desideravano. Finché mi sono innamorata di un ragazzo più grande. Non ho mai capito che lavoro facesse, lui diceva che commerciava auto. Siamo andati a convivere, non avevo neanche 16 anni. O meglio sono andata a casa sua e sono rimasta lì. Avevo litigato con mia nonna, di fatto sono scappata. La felicità è durata poco. Un giorno mi sono trovata con delle macchie rosse sul palmo delle mani e sulle braccia. Sono andata dal medico: quando mi ha vista è diventato serio e duro: “Così piccola fai già la prostituta?!” mi ha detto. “Guarda che questa è una faccenda brutta! Hai la sifilide!”. Mi sono messa a piangere, più per il modo con cui mi stava trattando. Non sapevo neanche cosa fosse, la sifilide. Mi ha dato da fare tanti mesi di penicillina. Quel delinquente l’ho lasciato. Ho trovato un lavoro di commessa. Appena ho potuto ho cambiato Paese. Sono rimasta sola, di uomini non ne ho più voluto sapere, mi hanno fatto troppo male. Pensavo di essere guarita. Sono passati trent’anni. Prima di venire da lei, ho fatto il controllo: ho ancora gli anticorpi contro la sifilide alti! Mi è preso un infarto. Ma allora questa malattia ce l’ho ancora?». Lo sguardo è disperato.
La rassicuro: «Gli anticorpi contro il Treponema Pallidum, che causa la sifilide, restano alti nel 70% circa dei pazienti guariti! Guariti!».
Lo sguardo si illumina, incredulo: «Che Dio la benedica».

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