Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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13/05/2013

Quando il desiderio di un figlio divide la coppia


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


L’Italia contende all’Irlanda il primato dell’età media più elevata alla prima gravidanza: 31 anni e tre mesi. Ed è la nazione con la percentuale più alta di prime gravidanza dopo i quarant’anni. Alla base di questa lunga attesa non c’è solo l’illusione che si possa e sia facile far figli a qualsiasi età, in base al sogno onnipotente per cui “volere è potere” – illusione dolorosissima, il cui prezzo può essere l’infertilità e il restare senza bimbi propri. E’ altrettanto forte la frattura tra le stagioni procreative “ideali” dell’uomo e della donna italiani. Questo può portare a crisi di coppia pesanti, fino alla rottura, come noto nella mia pratica ginecologica.

La natura porta a far figli presto, la cultura porta ad aspettare. Sulla questione del figlio le posizioni si polarizzano. Con lui (più spesso è lui a non volerli, per lo meno «non ora») che dice: «Non ti basta il mio amore?», «Stiamo benissimo così!» (da veri “dink”: double income, no kids, doppio reddito e niente bambini). E lei che dice: «Se non vuoi un figlio da me, è la prova che non mi ami!». In effetti l’amore adulto tende a concretizzarsi in un figlio, per ragioni biologiche, scritte nel nostro DNA e per ragioni emotive, affettive: per il desiderio di continuarsi con la persona amata in un figlio da sognare e volere insieme, a cui fare il dono straordinario della vita. Se la voglia di figlio non c’è in uno dei due, significa che paure, conflitti interiori o progetti di realizzazione individuale sono così forti da bloccarlo, temporaneamente o per sempre.

Quali sono le più frequenti ragioni di conflitto? Innanzitutto una ragione biologica, per lo sfasamento della stagione fisica della fertilità: con l’allungamento della vita media, l’uomo gode di una fertilità potenziale fino a ottant’anni e più. Alla donna rimane lo scoglio millenario della menopausa e di una fertilità molto più vulnerabile: a trent’anni l’ovaio ha perso già in media l’88% degli ovociti. Secondo, una ragione di realizzazione personale: l’adolescenza oggi finisce a trent’anni, con una dipendenza dai genitori tanto più protratta quanto più è lungo l’iter di studi. Lui si sente ancora un ragazzo, lei è già in allarme rosso! Terzo, una ragione economica: avere un figlio è molto costoso. Se il lavoro è precario, e/o uno dei due è disoccupato, è lo stesso principio di realtà a consigliare di aspettare. Purtroppo però la biologia di lei non aspetta… Quarto e fondamentale: il significato del figlio. Espressivo, luminoso, quando il figlio nasce da una ricchezza d’amore reciproco e di fiducia nella vita. Riparativo, quando al figlio si chiede di ripianare i bilanci di un’esistenza personale o di coppia vista come fallimentare.

Come mediare tra due istanze così forti e opposte? Semaforo rosso al figlio “riparativo” per salvare il matrimonio, o la relazione, o anche i propri bilanci esistenziali; no anche al figlio “strumentale”, come cambiale da esigere per farsi accudire per il resto della vita. Un figlio non dovrebbe essere né un cerotto affettivo, né un risarcimento per fallimenti personali, né un modo per ottenere un assegno di mantenimento. Semaforo giallo quando il rimandare non nasce da un no totale, ma da un’attesa che tutto sia perfetto per accoglierlo. Meglio, a volte, accettare una sana imperfezione, se il desiderio è vivo in entrambi, anche se le pedine della vita non sono (ancora) tutte al loro posto. Semaforo verde quando la stessa verifica dei livelli reali di fertilità di lei (mediante esami specifici, tra cui il dosaggio nel sangue dell’ormone antimulleriano, AMH) può far anticipare il concepimento da parte di lui, se la coppia si ama e condivide un progetto di famiglia.

Se c’è un rischio concreto di menopausa precoce, e non si può proprio avere un figlio, è saggio pensare al salvataggio degli ovociti con crioconservazione. Eticamente è impeccabile, perché sono ovociti e non embrioni.

Come comportarsi, allora? E’ indispensabile comprendere le ragioni dell’uno e dell’altra, che possono essere obiettivamente valide. Se si sceglie l’attesa, allora è saggio proteggere la fertilità. Altrimenti è giusto ripensare anche il proprio progetto di vita.

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Parole chiave:
Fertilità e infertilità - Primo figlio - Rapporto di coppia

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© 2013 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.