Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
Condividi su
stampa
06/04/2009

Perché siamo così crudeli?


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


Sette cuccioli in grembo e dodici pallini in corpo. La piccola volpe è morta così, vittima della spietata crudeltà di alcuni cacciatori, di una discutibile deroga provinciale alla legge dello Stato e dell’indifferenza di un veterinario. Un gentile signore, rientrando a casa la sera , trova la volpe ferita e sanguinante al bordo della strada. Si ferma e chiama l’ASL, che manda il veterinario di turno. Giunto sul posto dopo circa mezz’ora, il professionista si rifiuta di intervenire con due motivazioni: primo, l’animale si trova sulla via, qualche metro al di fuori del confine di Cremona. Ergo, fuori dalla sua ASL, ancorché di pochissimo, e dunque “non è di sua competenza”. Come se, mutatis mutandis, un medico dovesse curare solo i suoi assistiti e non qualsiasi vittima di incidente in qualsiasi parte della Terra egli e la vittima si trovino. Forse l’omissione di soccorso per i veterinari non esiste? Secondo, la sua ASL non è attrezzata per gli animali selvatici. E allora, che muoia la volpe con tutti i suoi cuccioli. Amen. Lui “ha la coscienza tranquilla”. L’automobilista carica allora la sfortunata bestiola sulla sua auto e la porta in una clinica veterinaria, dove un medico, stavo per dire, in realtà un veterinario di buon cuore, la opera. Troppo tardi. Anche i sette cuccioli sono morti. Si fosse intervenuti almeno un’ora prima, quattro avrebbero potuto sopravvivere.
Come è possibile che una bestiola possa essere uccisa “per divertimento” poco prima del parto? E’ possibile che sia aperta la stagione di caccia nel periodo della riproduzione? In Italia, veramente, no: la legge nazionale dice che la stagione di caccia finisce il 31 gennaio. Per ragioni misteriose, tuttavia, la provincia di Cremona, in deroga alle leggi nazionali, ha consentito di sparare fino alla fine di aprile, proprio quando le volpi danno alla luce i loro piccoli. Perché? Perché tanti dei cosiddetti umani hanno così bisogno di essere crudeli? Certo, c’è di peggio, e molto. La crudeltà della nostra specie non ha rivali in nessun altro essere del mondo animale. Una crudeltà sia verso i propri simili, sia verso altri animali. Perché abbiamo bisogno di uccidere in condizioni di così insultante disparità e spaventosa asimmetria? Che gusto c’è a sparare a un animale, per giunta in gravidanza, che può solo fuggire? Che bisogni soddisfa il gusto del sangue innocente?
“Siamo nati cacciatori, questa è la nostra natura”, dicono in molti che amano uccidere con la stessa disinvoltura tanti altri animali, dalle anatre ai fagiani, dai cervi alle lepri. Dai tempi delle caverne e del nomadismo, ci illudiamo di aver fatto molta strada. Crediamo di essere diventati “sapiens”. Siamo solo diventati più capaci di usare armi di sterminio, individuali o di massa, per gli umani e per gli animali, forti di una supremazia tecnologica che non lascia scampo alla preda, uomo o animale che sia. La brutalità, la violenza sono rimaste le stesse, sotto l’illusoria maschera di predatori più eleganti e accessoriati. Anzi, oggi siamo peggiori, perché non abbiamo più la necessità di cacciare per vivere, né per sopravvivere. Si caccia per gusto di braccare fino alla morte; di assaporare la liturgia della morte, fatta di appostamenti, di eccitazione di punta e attesa, di emozioni forti quando la preda è spappolata dal colpo fatale. Perché ci piace così tanto uccidere? Per bisogno di sentirci potenti, veri uomini, uomini DOC, o per che cos’altro? Nella crudeltà gratuita della caccia contemporanea, non possono essere accettati come alibi il bisogno di controllare il territorio, o la ripresa moltiplicazione di alcune specie, o la necessità di ridurre danni alle colture. Tutti problemi che possono essere affrontati in altri modi.
“Anche la volpe caccia. E’ una catena naturale. Dov’è il problema?” dice qualcuno. Il problema sta nella motivazione. La volpe caccia per vivere e per istinto. Noi umani non abbiamo bisogno di cacciare volpi – o altro – per vivere. E il nostro istinto di morte potrebbe e dovrebbe essere ben controllabile dalla nostra intelligenza, soprattutto emotiva. Quella che dovrebbe portarci a immedesimarci, anche per poco, con le nostre vittime, umane o animali che siano. Invece dobbiamo riconoscere che la crudeltà trasversale che ci abita, e si manifesta poi in modi diversi, è il segnale inquietante di una parte oscura che nella nostra specie resta potente e distruttiva senza bisogno di ragioni o motivazioni, né di difesa, né di sopravvivenza. Crudeli, non pensiamo per un secondo all’animale ucciso, solo per gusto di morte. Stavolta alla piccola volpe solitaria, strappata ai suoi prati, a una vita serena, al gusto antico di allevare i suoi piccoli in pace, nella quieta bellezza del mondo, lieto dove non passa l’uomo.

top

Parole chiave:
Ambiente, natura e animali - Riflessioni di vita

stampa

© 2009 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.