Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
Condividi su
stampa
05/03/2012

Malata e tradita. L'infedeltà è peggiore del cancro


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


Molti i commenti, intensi e toccanti, all’articolo su “Il baricentro che ci aiuta a vivere bene” (Il Gazzettino, 6 febbraio 2012). Mi ha scritto Luciana: «E’ peggiore un cancro o un tradimento? Io li ho avuti entrambi, aggressivi e dolorosi. Per anni ho pensato che il tradimento fosse molto peggiore del cancro. Il primo mi ha costretto a cure lunghe e dolorose. Ho visto la morte in faccia. Pensavo di non farcela, anche se dentro di me c’era tanta voglia di vivere. E la nostalgia della vita che non avevo vissuto, sempre di corsa, dietro al marito, alla famiglia, al negozio. In questa mia seconda vita vivo molto meglio di ieri: più consapevole, più calma, assaporo ogni piccola cosa con gusto, come un regalo inatteso, dopo che tutto, per me, poteva essere finito, cinque anni fa. Ora che sto abbastanza bene, sono arrivata perfino a benedire il mio cancro. Mi ha dato uno scossone tremendo, ma salutare. Prima esistevo. Oggi vivo. Il tradimento, invece, è stato atroce. La malattia, quella, ti arriva tra capo e collo. Ma il tradimento, no, quello ti lacera il cuore e l’anima. E’ perfidia pura, egoismo, soprattutto se succede quando sei più vulnerabile. Non avevo nemmeno finito l’ultimo ciclo di chemioterapia, un cocktail micidiale perché il tumore era avanzato: mi sentivo uno straccio, dimagrita, con pochi capelli, appena il fiato per respirare. Da una telefonata capisco che mio marito ha una relazione: con una donna più giovane, più bella, sana. Primo tradimento. Non bastasse, scopro che, mentre io ero malata, aveva svuotato i conti bancari in cui entrambi avevamo la firma. Se ne è andato, dopo quasi vent’anni di matrimonio, dicendo che aveva bisogno di vita e di emozioni. Sono entrata in una depressione mortale: che l’uomo che avevo amato potesse tradirmi e derubarmi, che fosse un ladro di fiducia e di amore, mentre io stavo disperata a lottare contro una malattia grave e forse fatale, all’inizio mi ha annientata. Mi hanno salvato i miei figli, e la mia dottoressa, un’oncologa che mi ha voluto bene davvero. Pian piano sono riuscita ad uscire dal tunnel, a riorganizzarmi, man mano che ho sentito che forse ce l’avrei fatta davvero, che una seconda vita sarebbe stata possibile. Oggi seguo i miei figli, lavoro, prego, faccio molto sport. Di uomini non ne voglio più sapere. Ma ho trovato un equilibrio, una serenità, una gioia di vivere pacata e intensa insieme, che non avevo mai avuto prima. Perché? Sono finalmente riuscita a trovare il senso della vita dentro di me, invece che cercarlo fuori, nei figli, nel marito, o nel lavoro. Mi ha fatto molto pensare quel suo articolo sul fatto che le donne che si disperano sono quelle che cercano il senso della vita in un’altra persona e in altre cose. E che quelle che ce la fanno lo trovano dentro di sé. Leggerlo è stata una illuminazione. E’ come se tante intuizioni si fossero improvvisamente collegate. Adesso penso che un cancro o un tradimento sono diversi sì, perché il secondo fa molto più male del primo. Ma hanno un denominatore in comune: ti obbligano a interrogarti su dove sia il tuo baricentro, come dice lei. Il mio era fuori di me. E adesso che l’ho trovato, e che è in me, ho scoperto un’altra forza, un’altra lucidità, ma anche un’allegria vera. Come quella che ti prende se sopravvivi a un naufragio. Hai perso tutto ma sei viva: puoi ricominciare. Mi scopro a canticchiare e so che sono felice. Finalmente. E mio marito? Per tutto il male che mi ha fatto, tradendomi in modo così sporco, ci penserà la vita. O il destino. Io non voglio nemmeno più farmi del male con pensieri negativi o rancore. No. Suo padre, cui lui teneva tanto, si rivolterà nella tomba a vedere come si è comportato. Io non ci penso più. Ora vivo. La volevo ringraziare perché ogni donna, anche senza arrivare a un cancro o a un tradimento, dovrebbe chiedersi ogni giorno: “Dov’è il mio baricentro?”. E impegnarsi per averlo ben assestato dentro di sé. Solo così si vive bene. Non solo perché si possono affrontare meglio i colpi del destino. Ma perché uno si sente davvero il padrone della propria vita. Il capitano della sua anima, come dice un poeta».

top

Parole chiave:
Malattia - Rapporto di coppia - Riflessioni di vita - Tradimento

stampa

© 2012 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.