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Lettere al padre: un amore più forte del conflitto e della morte

Lettere al padre: un amore più forte del conflitto e della morte
04/08/2020

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Per gentile concessione di D La Repubblica
«Sei la luce dei miei occhi, mi diceva papà con uno sguardo tenero e orgoglioso che mi accendeva il cuore. Il suo sguardo diventava dorato quando approvava con soddisfazione un mio risultato a scuola o nell’atletica: nel mezzofondo avevo raggiunto un buon livello. A lui piaceva vedere che andavo bene in uno sport dove servono “rigore, disciplina e capacità di saper soffrire fino al traguardo”. Era un cattolico convinto, tutto d’un pezzo. Per lui il matrimonio era sacro. Quando mi ero fidanzata con un compagno di liceo che lui stimava molto – “Un ragazzo d’oro!” – era felice. Mia mamma, dolce e remissiva, era mancata per una leucemia quando ero all’università. Mi sono sposata dopo la laurea. Non avevamo avuto rapporti intimi prima del matrimonio, tutti e due cattolici. Non riuscimmo ad averli nemmeno dopo. Tre anni di tentativi e frustrazioni, senza dire niente a nessuno. Il ginecologo che abbiamo consultato ha detto che soffro di vaginismo e mi ha consigliato di venire da lei».
Iniziamo la terapia, che procede bene. Giulia è acuta, sensibile, molto introspettiva, con sogni intensi e associazioni folgoranti. Un piacere seguirla. Il marito è serio, dolce, affidabile, lanciato nel lavoro. Hanno un legame profondo di affetto e sintonia di sguardo sulla vita, ma Eros non vi abita, nemmeno di sfuggita.
Una trasferta di lavoro è fatale: lei s’innamora pazzamente di un collega. In un attimo scopre il desiderio, la voglia travolgente di far l’amore, il gusto di sentirsi femmina. E’ con l’amante che fa l’amore per la prima volta, divorata dai sensi di colpa e dai conflitti: «Se mi separo da Claudio, è come se mi tagliassi una gamba. Se restassi con lui, è come se mi seppellissi viva». Chiede al marito una pausa di riflessione, senza dire niente al padre, di cui teme molto il giudizio.
Continuiamo la terapia sul fronte psicodinamico. Un sogno ci dice che il tempo per la separazione è maturo. Arriva di corsa all’appuntamento e mi racconta d’un fiato: «Sono in sala operatoria, sono senza la gamba sinistra. Il chirurgo mi deve mettere un arto nuovo. Mi mostra la gamba di plastica, come quella delle bambole. La avvicina all’inguine e mi dice: “Chiuda gli occhi signora, si concentri bene e provi a muovere le dita dei piedi”. Non ci credo, ma provo. “Apra gli occhi, ora. Guardi che meraviglia: lei sta muovendo le dita dei piedi benissimo. Anche il piede e il ginocchio. E la pelle, guardi è viva, come l’altra”. Io mi guardo, lo guardo: “Dottore, non si vede neanche più la cicatrice…”».
Anche nel momento della separazione, Claudio mostra una rara misura affettiva. «Giulia, capisco che non c’è altra scelta. Ormai appartengo al tuo passato. Ma il bene che ci siamo voluti resta. Se hai bisogno, io ci sono».
La tragedia è con il padre. Quando Giulia gli rivela la sua decisione di separarsi, l’uomo resta muto, come fulminato. Poi gli monta una collera furiosa, «come non gliel’avevo mai vista».
«Da te non me lo sarei mai aspettato! Come puoi fare una cosa simile?! Ti dico una cosa sola: pensaci ancora bene. Ma se ti separi da Claudio, se spezzi un legame sacro, per me sei morta. MORTA! E te ne vai da questa casa per sempre!».
Giulia è disperata. Col nuovo partner va bene, ma è ferita e amareggiata perché il padre non vuole più vederla, né sentirla. «Cosa posso fare? So che soffre come un cane, è molto solo. Ma io ho infranto i suoi codici, non me lo perdonerà mai…».
«Gli scriva, Giulia, quando le viene dal cuore. Solo lettere d’amore, in cui gli racconta i momenti belli che avete vissuto, le emozioni luminose. Nessun rimprovero, mi raccomando. Solo bei ricordi». Le prime lettere le rivediamo insieme.
«Lui non mi risponde!».
«Abbia fiducia, Giulia, scriva. Sono carezze. Fanno bene a tutti e due».
Anni dopo, una mattina, una telefonata: «Suo papà è morto». Nel cassetto del comodino, legate da nastri diversi, tutte le sue lettere, consumate dalla lettura. E un biglietto. «Giulia, grazie perché mi hai tenuto tanta compagnia. Perdonami, ti voglio bene. Papà».

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